I recensori di Tripadvisor:
«Un sistema che funziona»

«Ho scoperto posti e accoglienza da sogno»

Ha sempre viaggiato. Più scomodo da giovane, oggi in modo molto più confortevole, ma – grazie anche siti, social network ed esperienza – senza comunque spendere fortune (ha un’autentica collezione di scoperte “da sogno”). Su Tripadvisor è recensore “super”, con 308 contributi e 130 città visitate nel mondo, in 24 Paesi. La classifica che periodicamente il sito gli invia lo colloca tra i primi dieci recensori di Bergamo e tra i primi venti in Italia. L’organizzazione gli manda anche gli adesivi che può assegnare ai locali segnalati.
Dietro il “nick” Mariolino1974, c’è Mario Bergo, che, con la società Acg, gestisce un negozio di sigarette elettroniche a Ponteranica, integrato con articoli tecnologici legati alla telefonia. Proprio la ricerca di prodotti innovativi (come il caricabatteria wireless o il dispositivo universale per vedere le immagini del telefonino in tv) lo sta portando sempre più spesso in Oriente.
Cosa dice, da utente esperto, a chi ha dei dubbi sul funzionamento di Tripadvisor?
«Che, come tutte le cose, va utilizzato con intelligenza. Non ci si deve fidare, ad esempio, dell’eccessivo entusiasmo, ma nemmeno dei commenti estremamente negativi. Si può approfondire la ricerca andando a vedere gli altri giudizi espressi dallo stesso recensore e scoprire, magari, che è un po’ troppo critico su tutto. In genere, se nel commento vengono date descrizioni particolareggiate è più facile che siano attendibili. E poi ci sono le fotografie, che danno un’immagine oggettiva. Un’altra cosa che faccio è verificare i giudizi su altri siti, ad esempio booking.com, che ha un taglio più internazionale, e tengo d’occhio la cronologia dei giudizi. Possono esserci locali con punteggi alti, ma se gli ultimi commenti sono concordi in senso negativo significa che è cambiato qualcosa».
Qualche gestore ha ribattuto a un suo intervento?
«Un ristorante ci ha tenuto a spiegare che i prezzi dei piatti, da me giudicati un po’ troppo alti, erano dovuti alla qualità delle materie prime. Ho risposto dicendo che allora poteva migliorare il livello di qualità percepita con qualche accorgimento in più nel servizio».
Cosa cerca di far emergere nei suoi post?
«Cerco di dare dettagli più che giudizi, in modo che ciascuno possa valutare autonomamente se la struttura fa al proprio caso o meno. Ultimamente mi sto dedicando alle lounge delle diverse compagnie aeree, verificando i servizi e i confort che mettono a disposizione. Sono aspetti importanti quando si viaggia per lavoro e grazie alle recensioni si può scegliere la compagnia che fa vivere al meglio anche i momenti di attesa. Un altro mio “pallino” è dare indicazioni su come ottenere di più con sovrapprezzi contenuti. Il giorno del volo alcune compagnie, ad esempio, consentono un upgrade del proprio biglietto per viaggiare in business o first class spendendo poco di più. Anche in albergo ci si può informare sulle possibilità di ottenere camere superiori o pacchetti con svariati vantaggi. Ad esempio, al ritorno dall’ultimo viaggio di lavoro ho implementato gratuitamente il biglietto e volato in first class con Emirates, un’esperienza unica!».
Qual è il miglior giudizio che ha espresso?
«Per due hotel della catena Jumeirah a Dubai. Ho trovato livelli di serietà e cortesia inimmaginabili, a prezzi più che ragionevoli. Tante piccole attenzioni che hanno reso il soggiorno una sorpresa continua. Per capire la filosofia, basti pensare che la prima domanda del questionario di gradimento era: “Ad una sua richiesta ha mai ricevuto come risposta un no?” In effetti, non mi è mai stato detto di no. Più in generale tutto l’Oriente sta correndo a larghi passi verso standard di accoglienza altissimi».
E il voto peggiore?
«Ad un hotel di Atlanta della catena Best Western, scelto perché avevamo la necessità di stare nei pressi dell’aeroporto. Dalla pulizia alla colazione, alla manutenzione, non si salvava nulla. Probabilmente stava per essere chiuso o ristrutturato».
Che consiglio dà agli aspiranti viaggiatori via web?
«Di non lasciarsi fermare dal pensiero del “chissà quanto costa?” e di non aver paura di chiedere, spesso si possono ottenere trattamenti inaspettati. Una vecchia pubblicità metteva in guardia i turisti fai da te, oggi, grazie anche al web, significa avere a disposizione tanti plus».
Ma quanto impiega a progettare un viaggio?
«Anche un mese, ma è una passione. Qualche anno fa avevo anche pensato di aprire un’agenzia viaggi, poi ho rinunciato per via dei costi troppo alti».
Come dovrebbero considerare Tripadvisor i gestori di alberghi e ristoranti?
«Come uno strumento che permette di smascherare i furbi e di far crescere velocemente le attività migliori, al di là della classificazione canonica in “stelle”».

«È prima di tutto una community di viaggiatori»

Ha all’attivo 1.245 recensioni, in prevalenza di attrazioni, poi di ristoranti e hotel. «Viaggio molto per lavoro e non quanto vorrei per diletto – racconta a La Rassegna -. Ho girato tutto il mondo (le statistiche di Tripadvisor dicono che ne ha visitato il 57% ndr.), tranne un po’ di Africa Nera, ma mi riprometto di fare una caccia fotografica a breve, e l’Antartide». Ha intitolato “È ché l’è la mé ca ché” il suo post su Città alta e le ulteriori note di sé che ci fornisce sono: «Buongustaio, buon fotografo, (ex) sportivo e (dicunt) colto». Essendo tra i recensori più attivi e quotati preferisce mantenere il nome con cui è registrato nella community, anche per noi sarà quindi PPCI-BG. «Come tutti – ricorda – ho iniziato leggendo le recensioni dei posti che volevo visitare. Visto che funzionava, la mia dolce metà prima si è iscritta e poi mi ha convinto che con la quantità di chilometri che ho fatto e che faccio era un peccato che non cominciassi a recensire». «Tripadvisor – evidenzia – non ha rivoluzionato ma ha semplificato il mio modo di organizzare viaggi. Anche prima usavo Internet per trovare notizie, ma la cosa era meno lineare. Adesso la sgrossatura è facile, resta solo l’affinamento della ricerca».
E il sistema funziona. «Raramente – rivela – ho avuto spiacevoli sorprese e quasi sempre in locali dove un punteggio alto era dovuto al fatto che si trattasse di un posto in voga. Purtroppo, talvolta la gente si lascia influenzare dalle mode e inforca gli occhiali rosa. Bisogna quindi saper usare questo strumento per trarne il massimo vantaggio». «Recensioni “pilotate”? Capita di vederne, ma sono poche e così facilmente individuabili che ci può cascare solo chi è nuovo. Tripadvisor, inoltre, cerca di controllare e reprimere il fenomeno: le rare volte che mi è capitato di segnalare evidenti forme di pubblicità o scorrettezze ho visto scomparire i contributi “incriminati” in modo efficiente». Secondo PPCI-BG  bisogna piuttosto «stare attenti alle recensioni, genuine ma talvolta fuorvianti, degli inesperti, degli ipercritici e degli entusiasti. Nel dubbio, poi, Tripadvisor non è solo recensioni – aggiunge -. Se si sta organizzando un viaggio o un evento importante c’è lo strumento del forum dove gli utenti registrati possono chiedere spiegazioni dettagliate e ricevere pareri e consigli. Richiede un po’ di interattività ma alla fine paga».
Il recensore bergamasco si è sempre sentito libero di esprimere il proprio giudizio e non ha mai avuto problemi con i gestori degli esercizi. «Mi è successo anzi che un paio di volte (parlo di ristoranti abituati a punteggi alti), a fronte anche solo di un giudizio “nella media” si siano scusati per non aver soddisfatto il cliente – evidenzia -. Probabilmente conta anche la qualifica del recensore. In effetti, quando ero agli inizi mi è stata cancellata una recensione negativa perché “qualcuno” l’aveva segnalata come non in linea con il regolamento, dato che citava le opinioni di altri recensori. Bene, l’ho riscritta in punta di penna ma ancor più dura nei contenuti ed è ancora lì. Piuttosto, mi è successo più spesso che gestori che mi hanno strappato un giudizio alto scrivessero per ringraziare».
PPCI-BG ha ottenuto, con i suoi contributi, il titolo di Esperto Locale di Lombardia e Baviera e, tra un viaggio e l’altro, non dimentica le segnalazioni sulla sua Bergamo. «Perché amo la mia città e mi piace dare consigli a chi la vuole visitare – sottolinea -. Perché sono contento quando mi arriva un messaggio personale da uno straniero che mi ringrazia per avergli suggerito un ristorante in Città Alta “where locals go” e mi chiede cos’era quella fantastica erba croccante sui casoncelli col bacon (sic!). Perché Tripadvisor non è in primis commercio ma una community di viaggiatori che si aiutano e consigliano e chi può farlo meglio di un autoctono?».

«Gli operatori pubblici dovrebbero leggere
i forum per capire i bisogni dei turisti»

È una voce bergamasca ed ha la qualifica di recensore “super”. Per salvaguardare la propria autonomia non vuole che si sappia di più, ma non nega il suo contributo se si tratta di raccontare la sua esperienza con Tripadvisor. «Mi sono avvicinata nel 2006 – spiega – in occasione di un viaggio fai da te negli Stati Uniti. Ho postato i miei quesiti sui vari forum specifici delle località che intendevo visitare ed ho riscontrato una grossa disponibilità. Colpita da tanta gentilezza e avendo verificato l’utilità di ricevere informazioni da insider e da altri viaggiatori ho ritenuto corretto ricambiare offrendo, sui forum, le mie conoscenze a chi ne avesse avuto bisogno».
La possibilità di leggere e scrivere recensioni ha, quindi, segnato una svolta. «Fino a poco fa – ricorda -, gli unici a potersi far conoscere erano gli esercizi, tramite pubblicità pagate. Ora anche gli utenti possono esprimere il loro parere elogiando chi opera con serietà o mettendo in evidenza i limiti di chi non lo fa. Questi ultimi – dice riferendosi alle prese di posizione, anche dure, contro Tripadvisor di alcuni titolari di esercizi -, anziché gettare discredito su chi scrive recensioni, dovrebbero fare autocritica, come del resto fanno alcuni».
Sul rischio di manipolazioni dei giudizi, ammettendo di non avere i mezzi per poterle escludere, evidenzia però come personalmente non le sia mai capitato di vedersi cancellate o modificate recensioni negative. «Credo, comunque – fa notare -, che ormai tutti coloro che usano Internet sappiano che non bisogna prendere come verità assolute ciò i vari siti e che tutte le informazioni vanno incrociate e verificate. Con qualche accorgimento, quindi, si riesce abbastanza bene ad individuare le recensioni fasulle. Per quanto mi riguarda, Tripadvisor mi ha permesso di scoprire località, alberghi, B&B e ristoranti che non avrei mai scoperto altrimenti. E grazie ai forum sono riuscita a sapere in anticipo quale forma di biglietto acquistare per girare, al meglio, le città».
E se lei è ben felice di dare il proprio contributo per aiutare i visitatori italiani e stranieri «a conoscere i tanti tesori artistici, naturali e gastronomici della nostra bella Italia e a trascorrervi delle belle vacanze», pensa potrebbero fare di più anche gli operatori pubblici, che «dovrebbero leggere i forum per intercettare i bisogni dei turisti ormai, sempre più spesso, fai da te. Ad esempio con siti esaurienti su trasporti, collegamenti, località da visitare, cenni storici in almeno due lingue, inglese ed italiano. Il sito dei pullman che portano nelle valli è solo in italiano…». 


Gatti: «Ecco come Bergamo
può salire sul treno dell’Expo»

Bergamo è sulla mappa di Expo grazie all’organizzazione in Fiera del Clusters Participants Meeting, che ha visto per la prima volta riuniti tutti i Paesi interessati a far parte degli innovativi padiglioni tematici dell’Esposizione Universale. La presenza sul “Gps” dell’immaginario e delle aspettative dei 94 Paesi rappresentati nei Clusters è un importante fattore competitivo, come sottolinea Stefano Gatti, direttore generale della Divisione Participants di Expo 2015. Ma è anche un motivo in più per le imprese del territorio di non perdere la Trebisonda e andare dritte alla meta capitalizzando questo vantaggio per intercettare la domanda di servizi, gestione ed opere infrastrutturali dei Paesi partecipanti (che ammontano ad oltre 1 miliardo e 200 milioni di euro ) e cercare di ospitare almeno una parte dei 4 mila lavoratori di Expo e dei 20 milioni di turisti attesi.
Dove nasce la scelta di portare a Bergamo i Paesi clusters?
“La Lombardia è la regione che sta accogliendo l’Esposizione Universale. Como ha ospitato il primo International Participants Meeting e a Bergamo l’anno scorso si è tenuta la prima riunione tecnica con i Paesi dei padiglioni e ci siamo trovati estremamente  bene. Abbiamo subito visto che il territorio come sistema si  prestava ad accogliere molto bene questo tipo di iniziativa. In secondo luogo, il sottosegretario di Stato per Expo (da venerdì anche Ministro dell’Agricoltura, ndr) Maurizio Martina ha avanzato la candidatura di Bergamo per ospitare il Clusters Meeting e abbiamo accolto l’idea. E’ anche l’occasione per vedere questi Paesi che tutta Italia accoglie e non solo Milano. Perché Expo è un evento per  tutta Italia e non solo per Milano. E’ soprattutto qui il senso di portare iniziative anche fuori dal territorio milanese”.
Quali sono i plus di Bergamo e gli asset su cui puntare?
“Sono sempre diversi i livelli di beneficio e coinvolgimento dei territori per Expo. Basti pensare che i Paesi partecipanti all’Esposizione investono complessivamente 1 miliardo e 200 milioni di euro tra opere infrastrutturali da realizzare all’interno dei loro padiglioni e servizi e gestione. E’ ovvio che il territorio vicino a Milano si pone come bacino naturale, per l’ovvia considerazione che più si vanno a cercare servizi lontano più lievitano i costi e quindi c’è una naturale competitività del territorio. Ospitare questi eventi significa per Bergamo e per il sistema di imprese del territorio di rapportarsi con i Paesi che hanno aderito ai padiglioni tematici. La cosa importante è essere sulla mappa, sul radar: fare vedere a questi Paesi lontani che Bergamo è una realtà non solo ospitale ma che ha anche diverse competenze, risorse e capacità. A meeting ultimato abbiamo dedicato la giornata di venerdì alla visita della città e alla scoperta del suo tessuto imprenditoriale”.
Expo è l’occasione da cogliere per ogni impresa. Quali sono le qualità che l’imprenditore deve mettere in campo per vincere la sfida dell’internazionalizzazione?
“Siamo in un sistema estremamente competitivo. Più volte il commissario Giuseppe Sala ha richiamato le aziende italiane, invitandole a proporsi  e ad essere competitive. Non si può pensare che i benefici economici arrivino dal cielo. Bisogna stare sul mercato, avere un’offerta interessante e coerente con i servizi proposti e poi se si è bravi imprenditori ci si “mette sulla mappa” e si fanno offerte competitive allora i risultati non tardano ad arrivare. Gli investimenti stimati in non arriveranno tra tre anni, ma stanno già diventando una realtà. I primi Paesi costruiscono  dal prossimo mese sia il sito espositivo che i loro padiglioni. Stanno firmando adesso i contratti anche perché  le risorse saranno spalmate nei prossimi 18-20 mesi sul nostro territorio”.
Si parla di oltre 20 milioni di visitatori. Come vincere la sfida dell’accoglienza?
“La  ricettività ha un ruolo di primo piano. Questo territorio è in grado di ricevere e ospitare questi  Paesi e il loro staff con un’offerta competitiva, beneficiando anche del forte flusso turistico di visitatori che Expo porterà l’anno prossimo. Anche in questo caso bisogna entrare nel circuito, fare una proposta valida  e dare dei buoni motivi di visita a Bergamo. Il territorio è molto competitivo su più fronti: sul cibo, sulla tradizione agroalimentare e ha circuiti gastronomici di interesse. Il vantaggio naturale c’è, ma va ribadito che sta al territorio, agli operatori del territorio e alle aziende l’opportunità di sfruttarlo al meglio. Quello che possiamo fare come Expo è portare i Paesi che parteciperanno ai padiglioni tematici qui. Noi abbiamo portato Bergamo sul tavolo: sta al sistema produttivo cogliere quest’opportunità”.
Quali consigli darebbe al territorio su questo fronte?
“Ci sono due forme diverse di accoglienza. In primis calcoliamo che tutti i Paesi che verranno all’Expo avranno uno staff che dovrà essere qui per circa un anno di tempo che ammonta  a 4mila persone. Una cifra importante e un’occasione unica per il territorio di ospitare il resto del mondo per un soggiorno davvero lungo. Con prezzi competitivi 45 minuti di strada diventano più corti, ma bisogna avere un’offerta davvero competitiva. La seconda opportunità è quella di proporsi come una tappa per i milioni di turisti attesi e che sono naturalmente interessati al cibo, alla sostenibilità ad un’esperienza particolare”.
Expo 2015 è l’occasione di proporsi al mondo e di conquistare clienti anche negli anni a venire. C’è ancora chi pensa che Expo sia l’occasione per recuperare fatturato alzando i prezzi?
“Bisogna essere lungimiranti.  E’ ovvio che se qualcuno pensa di fare profitto speculativo sull’Expo e non un investimento di lunga durata e decide di quadruplicare i prezzi  degli alberghi o delle offerte sul territorio non solo non verrà nessuno, ma si perderà anche l’occasione  di costruire rapporti di lunga durata al giusto prezzo. Nessuno chiede di svendere, ma di sicuro non di speculare. Esiste la lungimiranza nel territorio?  E’ una risposta che non possiamo dare noi . Non possiamo che invitare le imprese a cogliere questa opportunità”.
Qual è l’appeal di Expo. C’è chi indica che solo il 2% degli europei sia oggi  interessato all’Esposizione di Milano…
“Registriamo da studi e opinion pool un interesse crescente che piano piano data la complessa e lunga organizzazione di Expo  inizia a colpire i diversi aspetti dell’Esposizione, a partire dai clusters, dai Paesi partecipanti. Gli ultimi dati rilevano un 70 % di opinioni positive a Milano e in Lombardia. E’ il segno che la gente è incoraggiata a venire a Milano  perché intravede nell’evento un’opportunità. Sta a noi come società dimostrare che Expo ha dei contenuti forti ed è  all’altezza delle promesse e delle aspettative., che è una grande occasione per i Paesi partecipanti e una grande esperienza  per il visitatore.  Le  previsioni sono dalla nostra e vanno  oltre i 20 milioni di visitatori”.


Versatile e sostenibile, a Bergamo parte la coltivazione di bambù

Il ritorno all’agricoltura è spesso indicato come una strategia anticrisi. A patto che sia un’agricoltura intelligente e innovativa, capace di dare risposte efficaci ai bisogni di oggi e di domani. Chi l’avrebbe detto che l’“umile” bambù potesse essere una di queste risposte? Una soluzione all’insegna dell’ecosostenibilità, che sta muovendo i suoi primi passi in Italia e anche a Bergamo.

L’intuizione e la creazione di una vera e propria filiera pronta per proporsi sul mercato si deve ad OnlyMoso, azienda riminese che seleziona le piante madri di bambù da destinare alla coltivazione e che nella nostra provincia ha in Massimiliano Colombo il referente per la promozione e lo sviluppo del progetto. Tra le quasi 1.400 specie della graminacea – tipica delle zone tropicali e sub-tropicali, soprattutto orientali -, la scelta è caduta sul Moso, una varietà gigante che può crescere dal nord al sud Italia, poiché sopporta temperature fino a –25 gradi. L’altezza va da 14 a 25 metri, il diametro da 8 a 15 cm e produce un legno di qualità migliore, per durezza e resistenza, di quello di essenze pregiate come rovere e noce.
Ma il materiale non è interessante solo nel campo dell’edilizia, dell’arredamento e dell’artigianato. Si calcola che dal bambù si possano ricavare circa 1.500 applicazioni commerciali, tra cui carta, cosmetici, prodotti alimentari (germogli), pellet e altre applicazioni bioenergetiche. La resistenza e l’elasticità lo rendono prezioso soprattutto nella bioedilizia, settore che si sta affermando sempre più in tutto il mondo. Senza dimenticare il valore ambientale. La coltivazione di bambù va nella direzione opposta allo sfruttamento delle foreste. I bambuseti sono infatti in continua rigenerazione per la capacità delle piante di raggiungere la maturità in pochi mesi e di riprodursi con alta frequenza. Sono inoltre un polmone verde e un alleato del territorio. La radice del bambù è infatti una “spugna” per l’acqua e grazie alla capillarità con cui si affranca al sottosuolo rappresenta un’ottima soluzione al dissesto idrogeologico e un efficace sistema di depurazione naturale delle acque reflue.
Queste caratteristiche, unite ad un sistema di coltivazione collaudato e assistito dal Consorzio Bambù Italia, impegnato nella valorizzazione del prodotto e nel supporto agli operatori, rendono il bambù una solida opportunità di investimento. «Dopo una fase di progettazione, durata alcuni anni e partita in pratica da zero con l’individuazione della varietà più adatta e gli studi di fattibilità, lo scorso inverno è cominciata la ricerca dei terreni», racconta Massimiliano Colombo, commerciale da sempre impegnato su temi di avanguardia, dall’ecologia al riciclo, che ha seguito l’iniziativa sin dagli inizi. «Ad oggi – dice – in tutta Italia abbiamo chiuso contratti per 350 ettari, da nord a sud, con Puglia e Marche che si stanno dimostrando le aree più vivaci». Anche in Bergamasca però qualcosa si sta muovendo e a settembre si effettueranno i primi impianti di bambù Moso su circa dieci ettari complessivi, in appezzamenti dislocati in zone diverse della provincia. «Sono numeri destinati ad aggiornarsi rapidamente – precisa Colombo – anche perché ci sono già altri contatti in corso. Le potenzialità sono alte, la falsa credenza da sfatare è che per far crescere il bambù servano terreni paludosi, in realtà è una pianta molto rustica, che ben si adatta a diversi suoli. Anche il timore dell’invasività va rivisto, dal momento che può essere contenuta con semplici soluzioni».
La sfida ad una rivoluzione nei campi è rivolta agli agricoltori professionali, ma pure agli agriturismi (che possono trovare interessanti applicazioni anche in chiave di fattoria didattica), ai privati che abbiano a disposizione almeno mezzo ettaro di terreno, alle amministrazioni comunali che possono, ad esempio, recuperare porzioni di territorio marginali e renderle una risorsa ecologica, economica ed occupazionale. Più in generale, la filiera e l’organizzazione messi a punto da OnlyMoso sono tali da rendere la coltivazione di bambù una nuova opportunità di investimento per imprenditori alla ricerca di strade innovative, che permettono di coniugare il ritorno economico con valori fondamentali come la creazione di lavoro, il made in Italy e la sostenibilità ambientale. La richiesta e la versatilità del materiale fanno stimare, a bambuseto maturo e a pieno regime, un rendimento annuo attorno ai 50mila euro per ettaro. La garanzia di uno sbocco sul mercato è data dal Consorzio, che assicura a tempo illimitato il ritiro di tutte le produzioni degli associati, allocandole nelle filiere commerciali più remunerative.
I semi del rinnovamento, dunque, sono stati piantati anche a Bergamo. Chissà che il bambù diventi la materia prima a chilometro zero di settori cardine dell’economia provinciale come edilizia e artigianato o lo spunto per nuovi prodotti green.


“Vi racconto com’era la Città Alta delle botteghe”

«Dopo la guerra Città alta era più brutta, più povera di oggi ma c’era il lavoro e pian piano chi ha potuto ha cominciato a sistemare le case». Così racconta i suoi esordi Ezio Lorenzi, 85 anni compiuti a maggio, che domenica scorsa ha ricevuto, insieme ad altre 13 aziende, il “Riconoscimento del lavoro e del progresso economico” della Camera di Commercio per i 58 anni del suo negozio, avviato da elettricista con rivendita di materiale elettrico, con l’aggiunta poi di ferramenta e casalinghi, seguendo l’evoluzione del mercato. È uno dei pochi esercizi di vicinato rimasti nella città vecchia. L’ha aperto nel 1956 nell’attuale sede di via Salvecchio, affiancato dal fratello Severino, morto nell’88. Negli anni ha cambiando diverse sedi, sempre nel centro storico, fino a riapprodare nell’86 nel locale d’origine, che nel frattempo aveva ospitato anche la libreria universitaria.

«Quello che caratterizzava Città alta era la presenza degli artigiani – racconta -, c’era il falegname, il tappezziere, il lattoniere, il materassaio, il fabbro, che non erano solo artigiani, ma quasi degli artisti. Perché a quei tempi si usciva dalla miseria e c’era più inventiva, si cercavano soluzioni. Eravamo giovani, c’era più vivacità, più socialità. Quest’ultimo aspetto, per la verità, non è andato perso. Tra gli abitanti di Città alta continua ad esserci un rapporto speciale, ci si conosce, si domanda come si sta, ci si dà una mano se serve. In fondo è ancora un paesotto, non come “giù” dove non si sa nemmeno chi abita nel proprio palazzo». Il “giù” sta per Bergamo bassa. «Per noi la Città è questa, sotto ci sono i borghi».
«Poi hanno costruito quartieri come Celadina e Monterosso – prosegue – e se ne sono andati in tanti perché erano case nuove ed era più comodo vivere lì. Saremmo stati 10-15mila, oggi forse arriviamo a tremila (2.500, il minimo storico ndr.) ». La nascita dei supermercati ha fatto il resto e decretato il tramonto delle attività di vicinato. «C’erano 3 o 4 salumerie, ne è rimata una; 2 o 3 macellerie, ce n’è una; 3 o 4 fruttivendoli, ora sono 2; le latterie erano due, oggi una. Hanno resistito i panifici, che però hanno cambiato impostazione e fanno pizza e prodotti da mangiare al momento, anche il mercato del venerdì si è ridotto a poche bancarelle, mentre quando lo istituimmo con la Circoscrizione, di cui facevo parte, c’era anche il banco del pesce. Quello che servirebbe davvero è una drogheria con tutti i prodotti per fare la spesa, ma i numeri sono troppo bassi, non credo che resiterebbe. C’è invece abbondanza di negozi di vestiti e accessori, anche se non è tutto rose e fiori nemmeno in questi settori. Chi viene in Città alta la domenica e la vede piena di gente pensa che gli affari sono assicurati, in settimana però è tutta un’altra storia, dopo le 17 le persone che girano si possono contare. Tanti hanno aperto per poi chiudere dopo poco».
Nonostante tutto, Lorenzi vede positivo. «Secondo me, vivere in Città alta è meglio che in altri quartieri, perché c’è questo forte senso della comunità e tutto sommato si sta tranquilli. Del resto sappiamo di abitare in un luogo storico e turistico ed i disagi legati a questo vanno un po’ messi in conto. Io il futuro non lo vedo brutto, ci sono tante potenzialità da sviluppare». Ezio Lorenzi

Si sentono solo i propri passi sulla Corsarola e si ha l’impressione di disturbare il sonno di un gigantesco organismo finalmente quieto. E pure generoso, qualche metro più in là, nel mettere a completa disposizione il suo più bel gioiello: una piazza Vecchia sgombra da ogni traccia della frenesia del giorno, che pare messa lì solo per accogliere. Sono le sei del mattino. Per farci raccontare da Ezio Lorenzi la sua vita da residente-commerciante di Città Alta abbiamo scelto di accompagnarlo nella passeggiata che apre ogni sua giornata. A guardarlo mentre esce dalla porta di casa su via Gombito pare proprio che la corroborante sgambata mattutina sulle mura faccia bene. Sul volto e sull’incedere deciso non si notano proprio gli 85 anni scoccati il 15 maggio e nemmeno lui – ci riflette – si considera vecchio.
Sceglie la versione corta del percorso. Si scende da via San Giacomo («questa è la via dei “titolati”, con i palazzi Colleoni, Moroni, Perini, mentre l’altra, via Porta Dipinta, è quella dei “signori”») e raggiunte le mura individua tutti i punti di riferimento («il treno delle sei e cinque è già passato, sennò era bello da vedere»). «La passeggiata è un’abitudine che ho da una ventina d’anni – spiega -, mi piace perché mi dà l’opportunità di mettere in ordine i pensieri e poi è l’occasione per respirare un po’ di aria pulita, altrimenti c’è troppo smog. Così mi godo davvero la città dove sono nato e cresciuto, ma a quanto pare anche altri hanno scoperto questo piacere, perché adesso incontro sempre più gente, soprattutto chi corre e si allena».
In Colle Aperto, sulle panchine fuori dal Caffè Cittadella, lo aspettano due “nottambuli” come lui, Angelo Piazzalunga, muratore di Petosino che è nato in Città Alta ed ha dei lavori lì attorno, e Ivan Benaglia, custode del Museo archeologico, che abita a Redona e preferisce alzarsi presto per evitare il traffico. Un tempo la compagnia era più numerosa, qualcuno ha cambiato giro, ma loro resistono. Ogni mattina, escluso il lunedì ed i festivi, in ogni stagione, anche al freddo o con l’ombrello scambiano qualche chiacchiera, prima di passare dall’edicola e tornare al bar in attesa dell’apertura, alle 7. Sono i primi clienti di ogni giorno, Angelo ha anche l’“incarico” di portare fuori le sedie da esterno. In perfetta successione arrivano tutti gli altri personaggi, Matteo Roncalli che consegna le brioche, le signore che vanno a servizio nelle case, Nelson, un incrocio di bulldog al quale Ivan porta sempre un biscotto per cani, e il suo padrone. Qualche commento sulla giornata e, per i due imprenditori, sulle tasse e le scadenze, poi ognuno va per la sua strada.
Lorenzi passa ancora per le mura e raggiunge il negozio in via Salvecchio dal vicolo di Santa Grata. Porta e vetrina sono chiuse da pannelli di ferro che vanno sfilati uno alla volta, l’insegna non c’è. All’interno, lo spazio è piccolo, gli scaffali, pieni, arrivano fino al soffitto e lui usa la scala tranquillamente. «Per capire cosa manca mi basta un colpo d’occhio – racconta -. Perché ogni articolo è sempre nello stesso posto, quindi se vedo qualche spazio vuoto so già di cosa dovrò rifornirmi», con buona pace di computer e programmi gestionali. «Possiamo definirlo un bazar – prosegue -, dove si trovano le piccole cose che servono in casa, dalle lampadine alla ferramenta, dagli utensili per la cucina ai prodotti per la pulizia, alle vernici. Scelgo l’assortimento in base a ciò che va di più. Spesso rappresento la risposte per chi ha bisogno di qualcosa in Città Alta, altre volte, lo confesso, mi chiedono prodotti che non so nemmeno cosa siano». Il lunedì è il giorno che dedica alle forniture e alle pratiche amministrative. Si muove in pullman («ma “giù” arrivo a piedi») a va da Rodeschini a Gorle per le prime, all’Ascom di Zogno per la contabilità («mi è più comodo salire presto in Valle che muovermi in centro»).
Inutile nascondere che di grandi incassi non ne fa. «Fino alle 10.30 non entra nessuno. Riesco ad andare avanti perché non ho dipendenti, non devo pagare l’affitto del negozio né quello di casa e mi basta ricavare quanto serve per pagare le tasse e le mie spese personali – dice –, altrimenti sarebbe un’attività da chiudere. Per il momento è un’idea che non ho ancora preso in considerazione, non fare niente mi sembra più faticoso che lavorare e finché la salute me lo permette resterò in negozio». La crisi, è vero, ha complicato le cose, ma nemmeno in passato era tutto rose e fiori. «Gli ostacoli in un’attività ci sono sempre – nota -, la cosa importante è che piaccia il mestiere che si fa, solo così si trovano soluzioni, altrimenti i problemi diventano insormontabili».
Anche il resto della sua giornata è scandito da riti precisi come quello mattutino. Attorno alle 17.30 lo si può trovare al Circolino per una “mini merenda” in compagnia («chi non mi trova in negozio mi viene a cercare lì»), mentre dopo la chiusura delle 19.30 il ritrovo è con Angelo Mangili della storica gastronomia e qualcun altro alla Pasticceria Cavour per un bicchiere di vino e qualcosa da stuzzicare (non lo chiama aperitivo). E poi a casa. Ecco la sua Città Alta.


I commercialisti
ricevuti dal governo
Pellicioli:
«Chiesto un fisco
più umano»

nella foto: Angelo Pellicioli

Dopo la richiesta avanzata all’apposita Commissione di Garanzia, da parte del Comitato di Coordinamento delle Associazioni di categoria dei commercialisti, volta alla regolarizzazione del diritto di sciopero, i rappresentanti dello stesso sono stati ricevuti dal vice ministro dell’Economia e delle Finanze, Luigi Casero.
L’incontro, al quale ha partecipato, in qualità di membro del Comitato, il bergamasco Angelo Pellicioli, si è svolto in modo costruttivo per entrambe le parti. La delegazione del Coordinamento ha esposto al vice ministro la proposta di costruire, tramite i commercialisti, un nuovo e più appropriato rapporto fra fisco e contribuenti. Il Governo non solo ha preso atto della proposta, ma ne ha avvalorato l’importanza e l’inderogabilità; ciò anche sulla base degli avvenimenti che hanno caratterizzato lo scontro in essere fra Equitalia e contribuenti, con particolare riguardo alle imprese.
"Al Governo – spiega Pellicioli – abbiamo fornito tutta la disponibilità dei commercialisti ad essere sentiti, in via consultiva ed in modo serio e costruttivo, in ordine all’emanazione delle principali norme fiscali . Inoltre abbiamo posto la ferma protesta della categoria circa gli interventi legislativi ad horas che hanno il solo effetto di far impazzire gli addetti ai lavori, costretti a seguire le continue giravolte last minute del Fisco".
E’ pure stata posta sul tavolo la questione degli accessi fiscali da parte della Guardia di Finanza, per nulla mirati alla ricerca dei veri potenziali ed eclatanti evasori, ma sempre più rivolti, spesso per comodità di raggiungimento di target, al micro commercio (es.: controllo scontrini) ed alla piccola imprenditoria. Accessi effettuati sovente con protervia  e con arroganza, senza tenere in debita considerazione i diritti dei cittadini contribuenti.
Al vice ministro il Coordinamento ha poi partecipato i gravi problemi cui devono sottostare i commercialisti in ambito alla normativa sull’antiriciclaggio. A costoro, di fatto, sono  stati addossati  compiti ispettivi che non competono, con l’assunzione di pesanti responsabilità civili e penali. Tutti provvedimenti, questi, che, oltre a distogliere i professionisti contabili dalle loro precipue mansioni, non sono certo rivolti alla ricerca dei veri evasori operanti sull’estero. Evasori che, con i mezzi oggi a disposizione,  risultano peraltro facilmente individuabili, anche senza sovraccaricare di oneri e responsabilità  categorie professionali già sufficientemente oberate dalla burocrazia.
"Ho poi personalmente esposto, al vice ministro, – continua Pellicioli – la necessita che venga portata al più presto davanti al Parlamento la questione concernente la costituzionalità della legge conosciuta come “Statuto del contribuente” . E questo al fine di fornire un minimo di certezza del diritto in un settore ormai alla completa deriva legislativa, a causa del continuo fare e disfare da parte dello Stato. Tutti sappiamo che la trafila costituzionale richiede notevole tempo. Per questo ho ribadito al vice Ministro che, nelle more, basterebbe che il Governo adottasse l’assunto di una sentenza della Suprema Corte,  la quale ha precisato che la legge sullo Statuto del Contribuente, pur non essendo di rango costituzionale, si pone sicuramente sopra la normale legislazione. Per ultimo ho informato il vice Ministro dell’imminente istituzione, da parte del Coordinamento, dell’Osservatorio permanente della professione di commercialista, la cui nascita potrebbe costituire un interessante novità nell’ instaurazione di un nuovo rapporto fra fisco e contribuente".
Il rappresentante del Governo ha quindi ufficializzato il tavolo permanente di incontri con il Coordinamento, anche in previsione di un imminente  cambio di governo del Paese; confermando, in tal modo,  la certezza di un proseguimento degli incontri, anche in un prossimo futuro.


Treviglio,
anche
i commercianti
in campo
per la Croce rossa

nella foto: da sinistra Gianenrico Bresciani, Giuseppe Pezzoni, Silvio Rozzoni, Lino Ronchi

C’è anche l’impegno dei commercianti trevigliesi in pensione nella raccolta fondi per l’acquisto di due nuove ambulanze per la Croce rossa locale, che ne ha urgente bisogno per sostituire mezzi non più idonei al servizio. La sfida è a metà. Il comitato che promuove l’iniziativa ha infatti già raccolto quasi 40mila euro dei 70mila necessari per l’intera operazione, garantendo così l’acquisto di un primo mezzo. Non ci si può però rilassare, visto che a giugno scadrà la convenzione con la Regione per la seconda ambulanza. Il comitato, guidato Gianenrico Bresciani, vede tra i componenti Lino Ronchi, storico salumiere oggi impegnato in diverse attività sociali e nel recupero della memoria del commercio cittadino, nonché collaboratore del gruppo Ascom e consigliere di 50 & Più Fenacom, che ha coinvolto attorno al progetto altri colleghi in pensione. Per centrare l’obiettivo l’organizzazione proseguirà l’opera di sensibilizzazione di più soggetti possibili. Anche il sindaco di Treviglio Giuseppe Pezzoni, ad esempio, si è impegnato nel coinvolgere gli altri comuni della Bassa Bergamasca e del milanese coperti dal servizio della Cri (in totale sono 23, per un bacino di circa 150mila abitanti).
Tra le prossime iniziative c’è una festa dei “Cavalieri al merito della Repubblica”, in programma in primavera al parco del Roccolo, ulteriore occasione per sollecitare l’attenzione e raccogliere fondi.
Le ambulanze trevigliesi percorrono più di 300mila chilometri all’anno ed hanno visto aumentare progressivamente la quota degli spostamenti per le emergenze. Per dare il proprio contributo si può effettuare un bonifico con queste coordinate: iban IT 72 N 08899 53640 000000024444, causale “due ambulanze per la Cri di Treviglio”.


La Regione
vara
la legge
per le imprese

Il Consiglio regionale, con voto unanime, ha approvato nei giorni scorsi il Progetto di legge sulla “Libertà di impresa e competitività”, una risposta al mondo delle imprese in difficoltà. Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, ha annunciato che nei prossimi giorni convocherà le parti sociali, per dare rapida attuazione alle misure, che garantiranno un sostegno adeguato e rapido per le imprese lombarde”. La legge ha una dotazione finanziaria di 20 milioni e si articola in più punti. Eccoli:

â–  Accordo per la competitività – Permette l’abbattimento di tutti gli oneri burocratici conseguenti l’avvio o l’ampliamento di una attività di impresa, la riduzione del carico fiscale, la contestuale valutazione (in via preventiva) degli interessi pubblici e privati, la concentrazione di agevolazioni e contributi.

â–  Riduzione del carico fiscale – Progressiva riduzione del carico fiscale, regionale e locale, per le mpmi.

â–  Accesso al credito e finanziamenti – I punti principali sono: potenziamento degli interventi di garanzia per le micro piccole imprese tramite l’ottimizzazione della filiera delle garanzie e la riorganizzazione del sistema regionale dei Confidi; differenziazione degli interventi per micro piccole e medie grandi imprese (esempi: minibond, fondi di investimento in capitale di rischio), promuovendo modelli sperimentali alternativi di finanziamento per le medie e grandi imprese; sperimentazione della moneta complementare (sistema elettronico di compensazione multilaterale).

â–  Razionalizzazione dei Suap – Definizione dei criteri per la gestione associata delle relative funzioni e progressiva delega delle stesse alle Camere di commercio.

â–  Fascicolo elettronico d’impresa – Viene istituito presso le Camere di commercio il “Fascicolo elettronico” con lo scopo di raccogliere in un unico punto tutte le informazioni, i documenti e gli atti concernenti la vita dell’impresa. Ogni Amministrazione, comprese quelle preposte ai controlli, non potrà richiedere all’impresa documenti, autorizzazioni, atti e certificazioni che sono depositati presso il fascicolo elettronico e sono telematicamente consultabili.

â–  Conferenza di servizi telematica – La valutazione degli interessi pubblici complessi connessi al rilascio di autorizzazioni e permessi avviene in sede di Conferenza di servizi, da espletarsi in una sola seduta e in via telematica. Ciascuna Amministrazione rilascia il proprio parere contestualmente ed esclusivamente in via telematica.

â–  Comunicazione unica – Con un’unica dichiarazione in via telematica al Registro delle imprese si avvia l’attività; la documentazione viene conservata presso la sede dell’impresa e successivamente acquisita al Fascicolo elettronico d’impresa.

â–  Sistema dei controlli – Il ricorso a controlli e verifiche presso le aziende non può avvenire se non dopo aver esperito l’esame dei documenti archiviati nel Fascicolo elettronico. L’attività di verifica e controllo non può sospendere l’attività di impresa, anche qualora siano riscontrate difformità deve essere concesso all’impresa un termine per sanare i vizi rilevati. Di norma le attività di controllo, specie quelle dipendenti da autorità amministrative regionali (Arpa e Asl), avvengono sulla base di “cheklist” previamente definite, condivise e pubblicate dalla Giunta regionale. La definizione di ruoli e compiti per evitare inutili e costose sovrapposizioni, vale il principio secondo cui ciò che è stato già oggetto di controllo da parte di una autorità amministrativa, salvo modifiche intervenute, si considera positivamente verificato. Si riconosce pieno valore legale alle certificazioni rilasciate dagli enti di certificazione, sollevando l’impresa e l’imprenditore dalla conseguente responsabilità: si sposta l’asse del controllo dall’impresa all’ente certificatore (società o professionista).


Distretti, un carnet
di sconti aiuta le famiglie

Nell’era dei coupon, anche alcuni distretti del commercio bergamaschi hanno scelto di puntare su sconti e condizioni speciali, destinati però alle famiglie del proprio territorio. Ne sono nati blocchetti di buoni, che, proprio come gli assegni, basta staccare e presentare all’esercente per vedersi riconosciuta l’agevolazione. Si tratta di sconti o formule convenienza da spendere in molteplici attività, così da soddisfare sia le esigenze quotidiane – come la spesa per alimentari e prodotti di largo consumo – sia i bisogni sul versante del tempo libero, della cura della persona e della casa. Si può spaziare dal fornaio al fruttivendolo, dalla gastronomia al market, dal bar al ristorante passando per pizzerie, negozi di abbigliamento, farmacie, librerie, cartolerie, articoli regalo, tabaccai, fioristi, acconciature, estetica, lavasecco, fotografi, arredamenti, soluzioni informatiche. C’è, insomma, la possibilità di trovare gran parte di ciò che si cerca a condizioni di favore.
L’operazione si inserisce nella volontà di promuovere il commercio locale portata avanti dai distretti nella convinzione che negozi e servizi siano fondamentali per tenere vivi e attrattivi i centri storici ed i paesi. I carnet rappresentano anche un modo «per affrontare tutti insieme il momento di crisi», che colpisce consumatori e imprese. Sono infatti un supporto alle famiglie, ma danno anche una mano all’economia locale facendo rimanere i consumi sul territorio.

Brebemi Shopping
Il progetto si chiama “Sconta lo shopping” ed ha visto l’adesione di oltre 90 attività presenti nei comuni di Romano di Lombardia, Antegnate, Barbata e Fontanella. I buoni possono essere spesi dal primo marzo al 15 aprile e offrono complessivamente ad ogni famiglia la possibilità di risparmiare oltre 1.500 euro. La distribuzione è curata dalle Amministrazioni comunali, con l’aiuto delle imprese della moderna distribuzione. In questo distretto è attivo anche il nuovo sito www.brebemishopping.com, dove oltre 70 operatori stanno già pubblicando promozioni, consigli, servizi, informazioni sulla propria offerta e che nelle prossime settimane si arricchirà della possibilità per i clienti di prenotare il prodotto e di ritirarlo in negozio o di acquistarlo online. Si tratta perciò di uno strumento che fa crescere la presenza sul web delle attività, passando dalla semplice pubblicazione di contenuti alla vendita vera e propria.

Honio
Nei comuni di Comuni di Vertova, Cene, Colzate, Fiorano al Serio e Gazzaniga sono 75 gli esercenti che prendono parte a “Tutto un altro sconto”, il carnet di buoni distribuito dai Comuni del valore complessivo di 700 euro, che sarà spendibile dal primo al 31 marzo. L’iniziativa si inserisce nel più ampio progetto “Tutta un'altra musica”, che partendo da una passione e una tradizione radicata nell’area, ha portato alla creazione di un concorso aperto a tutti i musicisti del Distretto e oltre e di un’estrazione a premi tra chi voterà l’artista preferito facendo la spesa nei negozi.

Distretto del Commercio Asta del Serio
Anche i cittadini dell’alta Valle Seriana possono risparmiare sulla spesa con “Shopping sul Serio”, che riunisce le promozioni di 47 negozi, pubblici esercizi e imprese di servizi dei Comuni di Valbondione, Ardesio, Gandellino, Gromo, Oltressenda Alta, Oneta, Premolo, Valgoglio e Villa d’Ogna. I buoni sconto sono validi dal primo marzo al 31 maggio ed hanno in valore totale di circa 400 euro. I carnet arrivano a ciascuna famiglia grazie alla distribuzione curata dalle Amministrazioni.


Autoriparatori, «sempre
al passo con l’innovazione» 

nella foto: Ernesto Belotti, capo Area Servizi

Le automobili sono ormai diventate “ipertecnologiche”, grazie soprattutto all’evoluzione dell’elettronica che negli anni si è ritagliata un ruolo da protagonista (e con l’avvento dei veicoli euro 6 la sua “invadenza” sarà ancora maggiore). Così, anche il comparto dell’autoriparazione, che nella Bergamasca sfiora le 1.200 aziende considerando i soli meccanici ed elettrauto, si è notevolmente evoluto rispetto al passato, puntando su una specializzazione sempre maggiore, in grado di abbracciare una pluralità di competenze. Una qualificazione che circa un anno fa anche il legislatore si è trovato a dover normare con l’istituzione della categoria della meccatronica, superando così la vecchia suddivisione fra meccanica-motoristica ed elettrauto.
Intanto, Confartigianato Bergamo si prepara a lanciare la quattordicesima edizione del corso professionalizzante di “Autronica”, principale percorso formativo di aggiornamento teorico-pratico per gli operatori del comparto, in partenza a maggio. «Si tratta di un fiore all’occhiello per la nostra Organizzazione – sottolinea Ernesto Belotti, capo Area Servizi di via Torretta e autoriparatore di professione – e ogni anno registra sempre più iscritti, con molti imprenditori che lo frequentano anche annualmente. Possiamo dire che è stato pionieristico rispetto ai tempi, consentendo agli autoriparatori di approfondire le novità di un settore in piena evoluzione tecnologica, soprattutto per quanto riguarda i motori e la sicurezza, che impone una specializzazione sempre più elevata».
«In un certo senso – continua Belotti – anche grazie a questa preparazione, gli autoriparatori bergamaschi che già svolgono l’attività hanno potuto affrontare senza problemi l’avvento legislativo della meccatronica, che in molti casi si è limitato alla presa d’atto burocratica di una realtà già presente nelle officine. Per chi invece inizia una nuova attività, il percorso previsto dal legislatore per l’ottenimento della certificazione permette di avere una buona preparazione».
Il capo Area Servizi di Confartigianato Bergamo spiega come l’autoriparatore moderno sia una figura lontanissima dal “meccanico” degli anni passati e che per questo motivo la formazione e l’aggiornamento costante sono diventati imprescindibili per rimanere sul mercato, «altrimenti – chiosa Belotti – nel giro di pochi anni si rischia di chiudere perché non si è competitivi».
Nonostante la ricerca di maggiore qualità e professionalità, però, anche il settore dell’autoriparazione sta risentendo della crisi economica dei privati e delle aziende, che spesso e volentieri trascurano una manutenzione periodica dei veicoli. «Se da un lato – evidenzia Belotti – il parco veicoli è invecchiato perché la gente acquista meno il nuovo, e quindi c’è maggiore bisogno di manutenzione, dall’altro le persone stanno più attente ai costi e cercano di ritardare per quanto possibile tagliandi e revisioni. Anche le imprese, rispetto al passato, hanno ridotto le spese di rappresentanza e i chilometraggi delle auto aziendali. Trascurare questo aspetto è un grande errore perché, per non spendere cifre comunque limitate, ci si ritrova dopo quattro o cinque anni a dover sborsare migliaia di euro per i danni causati dalla prolungata incuria. Le difficoltà esistono, sono comprensibili, ma una cura periodica delle proprie vetture può davvero evitare spiacevoli sorprese».
Le imprese interessate a partecipare al nuovo corso di “Autronica” possono contattare l’ufficio Formazione al numero: 035 274325; e-mail: formazione@artigianibg.com.


Bergamo piace a russi e spagnoli
Ecco come accoglierli al meglio

Quando un turista russo, amante dello sport all’aria aperta e della buona cucina, arriva nella stanza di un hotel per trascorrere le sue vacanze in assoluto relax, sente subito il bisogno di togliersi le scarpe, di infilare un accappatoio e accendere un bollitore d’acqua calda per coccolarsi con un buon tè. Meglio ancora se la camera è ben riscaldata, il frigo bar è stipato di bottigliette di vodka e la tv è sintonizzata su canali russi. Già, perché i sovietici, quando si recano all’estero, non perdono le loro abitudini e sono pronti a spendere cifre alte pur di soddisfare le proprie esigenze. Lo spagnolo, invece, è diverso. Il suo carattere più vivace e caliente lo porta a preferire la vita sociale, con ricchi aperitivi tra amici e lunghe serate nei locali che si concludono all’alba con churros e cioccolata calda. La colazione invece dev’essere rigorosamente salata mentre il dolce viene relegato al break di metà mattina. Insomma, se in passato erano soprattutto gli inglesi a programmare una vacanza a Bergamo, oggi grazie anche ai voli low cost in transito dall’aeroporto di Orio al Serio, le provenienze sono molto diversificate, con una forte presenza di russi e spagnoli. «Ogni visitatore porta con sé un bagaglio culturale e di tradizioni che varia non solo da nazione a nazione, ma anche da regione a regione – ha spiegato la delegata al Turismo di Palafrizzoni Roberta Garibaldi –, diventa quindi fondamentale offrire servizi mirati. Questo è l’input che di recente ha spinto alcuni docenti dell’Università di Bergamo a svolgere uno studio per far conoscere agli operatori delle strutture ricettive le abitudini degli iberici e dei sovietici. Ciò che ne è scaturito è una piccola guida scaricabile sul sito del Comune di Bergamo che contiene piccoli accorgimenti rivolti a tutti i gestori che intendono rendere indimenticabile il soggiorno nel loro hotel».
Oggi la Russia è il quinto paese straniero per rilevanza nella Grande Bergamo e il settimo a livello provinciale. L’aumento sostanziale delle presenze è stato registrato a partire dal biennio 2010-11, quando i turisti sovietici sono raddoppiati passando da 12mila a oltre 24mila. L’ondata di viaggiatori dall’Est Europa arriva soprattutto in primavera (aprile e maggio) e in autunno (settembre, ottobre, novembre); minore è l’affluenza in estate, fatta eccezione per il mese di luglio.
Se fino a qualche anno fa i cittadini benestanti della Federazione russa preferivano recarsi nei luoghi di interesse storico-artistico del Vecchio Continente, oggi il pubblico è cambiato: a viaggiare per l’Europa, e in particolare in Bergamasca, sono soprattutto gli studenti e la nascente classe media di impiegati e professionisti. «In certi casi, specie nel passato, ci sono stati piccoli dissapori e motivi di incomprensione tra gli albergatori italiani e la clientela russa – spiega la docente di Slavistica Maria Chiara Pesenti che, insieme alla laureanda Marzia Germiniasi, ha collaborato a questa indagine –. Alcuni atteggiamenti che noi consideriamo inconsueti o bruschi in realtà rappresentano semplicemente il modo naturale di porsi, tipico di una cultura diversa dalla nostra. Conoscere le caratteristiche culturali degli ospiti di una certa nazionalità, soprattutto dei russi, consente di gestire nel modo migliore anche il proprio stile di comportamento nei loro confronti. Per far sentire questi visitatori a loro agio e meno spaesati, per esempio, tutti gli albergatori dovrebbero avere mappe, riviste o guide allo shopping in cirillico». In generale, i russi richiedono piena affidabilità degli hotel e dei pacchetti “all inclusive” e il 72% paga la vacanza in contanti. Nonostante un’estrazione culturale medio-alta, l’inglese non è ancora sufficientemente conosciuto, quindi anche le strutture ricettive orobiche si dovranno attrezzare in tal senso. Stessa cosa dicasi per gli iberici per i quali lo studio della seconda lingua straniera a scuola non è comune come da noi.
Oggi la Spagna rappresenta, insieme alla Germania, il primo Paese estero per rilevanza di arrivi nella Grande Bergamo e il quarto a livello provinciale, dietro a Germania, Francia e Regno Unito. Sarà perché la nostra città, tranquilla, a misura d’uomo, facilmente raggiungibile dalle maggiori città spagnole anche con voli low cost, ha il vantaggio di rispondere ai principali interessi dei turisti iberici: da un lato possiede un grande patrimonio artistico, religioso e culturale, dall’altro offre gli scenari naturali in cui il suo complesso monumentale è immerso. A questo si aggiungono la ricchezza della provincia, con la varietà delle sue proposte turistiche, le sue valli, i paesaggi montani e lacustri, oltre alla tradizione enogastronomica. Infine, l’ottima posizione, dalla quale è facile raggiungere i maggiori laghi e le città lombarde, anche solo per un’escursione di una giornata, influisce positivamente sulla scelta di pernottare nel territorio orobico. «Negli ultimi anni il turismo spagnolo è stato influenzato dalla crisi economica – afferma la docente di Lingua spagnola Marina Bianchi, co-autrice dello studio insieme al professor Fabio Antonietti –, questo non significa che siano diminuite le persone che decidono di visitare Bergamo. Nonostante il calo dal 2010 al 2012, il trend riferito al periodo 2003-2012 di presenza degli spagnoli sul territorio bergamasco è comunque positivo: l’aumento è stato di 32.709 presenze, pari a una crescita del 239%. Rispetto a qualche anno fa, però, il visitatore iberico tende a organizzare soggiorni più brevi, privilegiando la vacanza low cost. Per accogliere al meglio gli spagnoli, un albergatore deve ricordare che loro fanno tutto più tardi, pranzano verso le 14.30 e non cenano mai prima delle 21. Bevono inoltre molta birra e amano i piatti tipici del nostro territorio. Sono inoltre abituati ad avere connessioni wi-fi ovunque vadano. Consiglio infine a tutti i gestori di tradurre i loro siti in un buon spagnolo perché una pagina web mal tradotta diventa incomprensibile per un madrelingua e rappresenta un cattivo biglietto da visita».