«Investire su edilizia e giovani. Così l’Italia può ripartire»

«Investire su edilizia e giovani. Così l’Italia può ripartire»

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nella foto: Mario Deaglio

Investire più risorse nei giovani e dare una spinta all’edilizia. La ricetta per far ripartire l’economia inizia da qui. Due ingredienti fondamentali per incentivare un’Italia che, da anni, ha l’aspetto di un’auto incagliata nella sabbia con le ruote che girano a vuoto. A dipingere questo quadro è l’economista Mario Deaglio che la scorsa settimana ha presentato alla Borsa Merci di Bergamo il 19esimo Rapporto sull’economia globale e italiana. “Il disperato bisogno di crescere” gridato a gran voce nelle pagine di questo studio realizzato dal Centro Einaudi in collaborazione con Ubi Banca, focalizza l’attenzione su un Paese debilitato dove mai, come nel 2014, le certezze consolidate hanno vacillato. In un sistema produttivo malato che annaspa, anche la Lombardia tra il 2000 e il 2011 ha subito qualche batosta passando dall’ottavo al 15esimo posto nella classifica delle regioni europee in termini di reddito per abitante: “Tuttavia, grandi città come Milano tengono ancora testa – spiega Deaglio – perché qui il terziario è meno colpito di altre zone d’Italia e riesce ancora ad ammortizzare e riassorbire le perdite di lavoro dell’industria”.
Per quanto riguarda Bergamo, i recenti dati della Camera di commercio confermano che il ciclo della produzione industriale ristagna: la variazione di questo terzo trimestre è negativa (-0,5%) e il recupero sui livelli di un anno fa si ridimensiona al +1,2% dopo gli incrementi più sostenuti nelle ultime tre rilevazioni. La risalita dai punti di minima della seconda recessione è in corso in Lombardia da sei trimestri consecutivi. Eppure sta procedendo con lentezza, condizionata da un contesto nazionale ed europeo problematico, come conferma il presidente dell’ente camerale Paolo Malvestiti: “I sistemi economici locali e nazionali stanno da tempo mettendo in atto notevoli sforzi per uscire da una delle crisi più lunghe e complesse che si siano mai dovute affrontare. La lettura interdisciplinare delle evoluzioni e trasformazioni in corso nell’economia e nella società globale potrà offrire anche alle nostre imprese e a tutti i protagonisti dell’economia bergamasca utili spunti per migliorare e innovare i prodotti e i processi. Il rapporto Einaudi può essere visto anche in relazione ai dati congiunturali lombardi. I segnali di ripresa emersi anche a livello provinciale nell’industria nei primi mesi di quest’anno, soprattutto per quanto riguarda le medie e grandi imprese esportatrici, non si sono ancora consolidati né estesi ai settori più dipendenti dal mercato e dai consumi interni. La crescente propensione all’internazionalizzazione di una parte significativa delle imprese del sistema produttivo lombardo è un fattore cruciale di competitività, ma non è di per sé in grado di dare slancio sufficiente a quel bisogno di crescere al quale noi tutti vorremmo rispondere in modo appropriato”.
A livello mondiale, secondo il Rapporto Einaudi, gli Stati Uniti hanno recuperato la caduta del 2008, ma mostrano ancora dei segni di fragilità strutturale: il numero complessivo dei lavori dipendenti è tornato a livelli pre-crisi, ma l’ammontare dei contributi sociali è inferiore del 20%. Il lavoro viene creato soprattutto nel terziario non specializzato e quindi offre stipendi inferiori a quelli di prima della crisi. La Cina deve fare i conti con una popolazione più colta rispetto alle generazioni precedenti, ma più vecchia. Il difetto dell’Europa, a detta di Deaglio, è invece quello di non aver ancora risolto il nodo dell’energia e di non aver prodotto una serie di libri di storia europea accettabili e condivisi in tutta l’Unione: “Saremo buoni cittadini – rilancia l’economista – quando i giovani potranno trovare la loro identità nella storia d’Europa. Auguriamoci che quel giorno arrivi presto. Intanto in Italia serpeggia ancora un forte pessimismo: siamo infatti l’unico grande Paese che è ancora in recessione e dove la crisi del 2008 si è innestata su un corpo reso fragile da una mancata crescita che parte da almeno 15 anni prima. In un simile contesto l’Europa ci può aiutare con un cambio più debole rispetto al dollaro, con una politica monetaria veramente espansiva, e con un serio programma di investimenti”.
Intanto, per dare slancio all’economia di casa nostra si potrebbe iniziare dai giovani, magari utilizzando uno strumento già esistente come il servizio civile nazionale: “La macchina italiana è ferma ma non sarà mai in grado di competere se non la si rimette in carreggiata – afferma il direttore del Centro di ricerca e documentazione Einaudi Giuseppe Russo che, insieme a Deaglio, ha curato il Rapporto -. Se, per esempio, anziché assegnare un bonus di 80 euro in busta paga, raddoppiassimo i compensi mensili, oggi pari a 433 euro, di chi presta servizio alla comunità, si potrebbe dare un reddito dignitoso alla metà dei disoccupati tra i 18 e 24 anni presenti in Italia”. Altra opzione è quella di puntare sul modello tedesco dei mini-jobs per far assorbire dal settore privato i giovani che non studiano e non lavorano.
E poi c’è la questione edilizia. Il giro d’affari del settore è ancora negativo a Bergamo (-3,6%) così come in Lombardia (-1,4%). Per rilanciare il mercato del mattone l’aliquota agevolata Iva, per esempio, “dovrebbe essere concessa in opzione a tutti i contribuenti e non solo ai privati. Analoga sorte potrebbe essere riservata alle altre imposte che gravano sull’accesso agli immobili”. Infine, dice il Rapporto Einaudi, “lo Stato potrebbe impegnare il proprio fondo di garanzia per emettere una linea di garanzie a favore dell’acquisto della prima casa da parte di famiglie che non dispongono di risorse finanziarie iniziali sufficienti”. A tutto questo vanno aggiunte politiche interne per stimolare la domanda e riforme strutturali come quella del lavoro e quella del riordino delle istituzioni.

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