Sangalli: «Per sostenere la ripresa è necessario accelerare sulle riforme»

Sangalli: «Per sostenere la ripresa è necessario accelerare sulle riforme»

image_pdfEsporta in PDFimage_printStampa
sangalli 2017
Il presidente della Confcommercio Carlo Sangalli

«Gli apprezzabili indizi di vitalità degli ultimi tempi vanno sostenuti con l’unica strada percorribile: accelerare sulle riforme». È chiaro il pensiero del presidente della Confcommercio Carlo Sangalli davanti all’assemblea generale, riunita oggi a Roma, all’auditorium Conciliazione. «È presto per parlare di svolta», ha specificato Sangalli, ma comunque «va riconosciuto pienamente il ruolo dei servizi di mercato, cioè dei nostri settori, nell’accelerazione del Pil nella prima parte del 2017». Restano «i gravi difetti strutturali che frenano il nostro sistema produttivo» senza i quali «potremmo sperare in un traguardo al 2% del Pil per il 2017». Si chiamano «eccesso di burocrazia, deficit di legalità, fragilità del sistema infrastrutturale e dell’accessibilità, ingiusto fardello tributario e insostenibile costo del lavoro che gravano su famiglie e imprese», ovvero «le principali questioni che frenano da oltre venti anni la crescita economica e lo sviluppo sociale del Paese».

RIFORME “DAL BASSO”

Per il presidente di Confcommercio è essenziale «partire dal basso, assicurare l’effettiva partecipazione delle forze sociali alle scelte politiche», come è stato il caso nel cammino di riforma delle Camere di commercio e come può accadere per il Cnel, per il quale «insieme agli amici di Rete Imprese Italia abbiamo in mente un’idea di riforma che lo renda ristretto, snello, autorevole ed utile». «Come Confcommercio – ha indicato Sangalli – siamo sin da subito disponibili a contarci, fattore qualificante di una vera democrazia economica e lo abbiamo ribadito anche nella “pratica riformista” dell’accordo sul modello contrattuale che abbiamo sottoscritto con Cgil, Cisl e Uil lo scorso novembre».

LAVORO

Questo perché «investire, sulle “politiche attive” diventa una scelta strategica». Non a caso, Confcommercio ha apprezzato «le nuove misure a sostegno dell’alternanza scuola lavoro e delle assunzioni al Sud», mentre al contrario «assiste con preoccupazione al taglio delle agevolazioni per le piccole imprese dell’apprendistato professionalizzante» perché «modificare continuamente il quadro delle regole non agevola gli investimenti produttivi. Le norme, anche quelle sul lavoro, non sono come gli abiti, non possono cambiare ad ogni stagione». Come è stato nel caso della «paradossale vicenda dei voucher, dove invece che intervenire sugli abusi, sono stati cancellati con un colpo di spugna». Serve «semplificazione, a partire dal buon funzionamento di quel sistema burocratico, che troppo spesso rappresenta solo un costo», e basterebbe investire «in una credibile digitalizzazione che semplifichi la vita a cittadini e imprese, accrescendo al tempo stesso la competitività».

assemblea confcommercio 3

IL RUOLO DEL TERZIARIO

Insomma, serve innovazione, soprattutto nel terziario. Anzi, «investire in innovazione nel terziario significa aiutare anche l’export dell’intero Paese». Tanto più che così come «la dimensione delle imprese deve essere al plurale», allo stesso tempo «al plurale deve essere l’attenzione ai settori economici». D’altronde, ha aggiunto Sangalli, «noi siamo convinti che come Associazione d’impresa più grande d’Europa non possiamo farci carico solo dei nostri interessi. Sarebbe legittimo ma miope. E a noi non basta perché non serve al Paese. Le nostre sono battaglie generali, per tutti».

FISCO

Come nel caso dell’Iva: «Abbiamo apprezzato – ha detto Sangalli – la recente lettera del ministro Padoan che, chiedendo maggiore flessibilità sui conti pubblici, va certo nella direzione giusta. Ma non ci rassicura. L’aumento dell’Iva non è barattabile. Perché aumentare l’Iva significherebbe far crescere il già insostenibile peso fiscale su famiglie e imprese, penalizzare i redditi più bassi e, quindi, rinunciare ad ogni credibile prospettiva di sviluppo». Certo, «l’Iva è solo la punta dell’iceberg: sotto c’è tutta la questione fiscale che va affrontata e risolta». Per il presidente di Confcommercio «il rapporto tra fisco ed imprese va ricostruito su basi diverse, a partire da una ragionevole e generalizzata riduzione delle aliquote Irpef». Bisogna collaborare piuttosto che reprimere: non a caso Confcommercio «apprezza la riforma degli studi di settore, che semplifica la vita delle imprese».

CREDITO

«Dal 2011 ad oggi lo stock dei finanziamenti per le aziende si è ridotto di circa 120 miliardi di euro – ha ricordato Sangalli -. In questa situazione s’inserisce il ruolo delle associazioni e dei Confidi. Siamo convinti che nella fase di ripensamento del Fondo di Garanzia nazionale si possa tornare alle origini: dare garanzia a chi dà garanzia»

TURISMO

Lo sviluppo della filiera turistica «potrebbe dare un’iniezione di fiducia all’intero Paese». Occorre dunque «rafforzare i nostri consolidati asset turistici, ma anche quelle mete troppo spesso nascoste, dell’Italia dei borghi e dei territori» e nel contempo «ampliare la platea e le risorse per il credito d’imposta per chi investe, ammoderna e sviluppa le attività». Così come è più rimandabile «l’intera deducibilità dell’Imu sugli immobili strumentali e del costo degli stagionali dall’Irap». Nel turismo, secondo il presidente di Confcommercio «ci sono temi vecchi da sciogliere, ma anche rivoluzioni nuove da affrontare», bisogna però farlo seguendo il motto «stesso mestiere, stesse regole». «Non è possibile – ha detto Sangalli – che non venga riconosciuto quel lavoro continuo, appassionato e innovativo che ha costruito mete turistiche valorizzando quel demanio, altrimenti male utilizzato, per non dire abbandonato». E ancora, «è troppo facile sostenere – ad esempio – che i prezzi della nostra economia turistica sono alti, se poi un albergo italiano paga il 60% in più di energia rispetto ad uno francese».

image_pdfEsporta in PDFimage_printStampa