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Professione a rischio per oltre 2mila amministratori condominiali

La formazione non più solo come valore aggiunto ma come obbligo di legge: per gli amministratori di condominio si è aperta una nuova era che di fatto mette al bando chi non segue un percorso di formazione annuale come previsto dal. D.M. 140/2014. Professione a rischio, quindi, per gli oltre 2 mila amministratori condominiali operativi in provincia bergamasca, compresi quelli iscritti ad ordini professionali (geometri, architetti, ingegneri, periti industriali, avvocati), chiamati a seguire ogni anno un corso formativo obbligatorio ai fini dell’esercizio della professione. È in quest’ottica che ogni anno ANACI Bergamo organizza oltre al corso di avviamento alla professione quelli di aggiornamento professionale aperti a tutti gli amministratori condominiali anche se non iscritti ad associazioni: un’ottantina gli amministratori promossi al primo corso di ANACI che ora apre le porte della nuova sede in via Bellini 43 a Bergamo per il secondo ciclo di lezioni in programma il 10, 17 e 24 giugno (il terzo e ultimo corso si terrà l’16, 23 e 30 settembre): ogni corso è articolato in cinque moduli con il medesimo programma, per un totale 18 ore comprensive delle lezioni, dei test intermedi e dell’esame finale. Tanti i temi trattati: dalle problematiche inerenti la convocazione dell’assemblea e la redazione del verbale al distacco della fornitura di acqua e gas per morosità e la ripartizione delle spese, dai casi pratici su indicazioni della giurisprudenza a una lezione di psicologia dal titolo «La relazione e la comunicazione con i condomini in assemblea». «Con la riforma del condominio promossa con la legge n. 220 del 2012 – sottolinea Agostino Manzoni, presidente ANACI Bergamo – la professione di amministratore si fregia di un nuovo ruolo manageriale che richiede grande competenza e preparazione tecnica legate alla manutenzione e amministrazione di un edificio, figura chiave nell’affiancare i condomini verso le scelte legate al proprio bene immobiliare. Dovranno poi essere i condomini a verificare sul campo la reale preparazione dei propri amministratori chiedendo di presentare l’idonea documentazione che attesti la frequentazione dei corsi di aggiornamento obbligatori e il superamento delle prove finali con esito positivo: quegli amministratori che non daranno seguito a quanto previsto dal legislatore, di fatto, non potranno continuare a svolgere la professione. Diventa pertanto fondamentale che si sviluppi rapidamente la consapevolezza nella clientela che un amministratore di condominio non vale l’altro e che non tutti, anche se conosciuti e presenti sul mercato da tempo, saranno in possesso di quanto previsto per svolgere la professione».