Troppi elogi al bilancio preventivo di Gori

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45453frizz.jpgE’ il sogno di ogni amministratore pubblico (e allo stesso tempo di ogni amministrato) poter presentare ai propri cittadini una riduzione delle tasse e un aumento dei servizi. In un periodo di spending review e di tagli ai trasferimenti agli enti pubblici sembrava un sogno particolarmente impossibile anche solo da accarezzare. Ma Giorgio Gori alla sua prima prova sul campo, dato che l’anno scorso aveva ereditato quanto impostato dalla precedente amministrazione, ci prova. Nel suo bilancio preventivo non alza le aliquote delle imposte esistenti, ma anzi riduce del 5% la Tari, la tassa sui rifiuti, uno sconto da 900 mila euro che permette, in chiave politica, di tenere alta la bandiera. Curiosamente, almeno nella presentazione pubblica, non si è fatto cenno ai minori introiti, almeno iniziali, nella prospettiva di un successivo rientro negli anni successivi, previsti per gli sgravi all’insediamento di nuove attività in città, una politica oggetto di molta buona stampa, anche nazionale, ma che a questo punto, nel concreto, non sembra avrà almeno per questo bilancio grande impatto.

Già la riduzione della Tari, seppure simbolica (900mila euro per quasi 120 mila residenti, fa circa 8 euro a testa), però fa meditare. Se è stato possibile diminuire le tasse in presenza di un ulteriore taglio dei trasferimenti di 4,6 milioni vuol dire che forse si poteva fare anche l’anno scorso quando il bilancio era più ricco. E se si possono tagliare le tasse nonostante tutti i tagli alle entrate fatti finora e i nuovi che si aggiungono, riuscendo comunque a tenere botta, viene il dubbio che le lamentele degli enti pubblici sulla riduzione dei trasferimenti non siano poi così motivate.

Ma questo è il primo bilancio di Gori e forse questo preventivo generoso serve soprattutto politicamente proprio per marcare la differenza con il passato. E quindi non guardiamo indietro, ma in avanti e dentro le cifre. La prima impressione è che questo bilancio risenta del male tipico dei conti pubblici italiani. Da una parte ci sono riduzioni certe, come i mancati trasferimenti, dall’altra parte ci sono entrate compensative piuttosto aleatorie. Esponenti della stessa giunta hanno parlato di un miracolo per il risultato. Ma dato che la contabilità è una scienza laica, c’è da diffidare di un bilancio che si richiama al trascendente. Alla fine i conti vengono fatti tornare grazie ai lumini (formalmente una tassa, dall’introito previsto di 640 mila euro) e alle multe. Come principio può anche essere condivisibile quello di puntare, con misura, su meno imposte (che interessano l’intera collettività) e più tasse (pagate da chi ottiene un servizio, in questo caso cimiteriale) e più sanzioni (che colpiscono chi compie violazioni, in questo caso stradali), ma basare un bilancio in buona parte sull’aspettativa di consumi (in particolare di ceri funebri) e di una crescita dei comportamenti irregolari è ad altro rischio di scostamento dalla realtà.

E se i contribuenti decidessero che in fondo, a babbo morto, sulla luce pseudoeterna, così come di tanti orpelli funebri, si può anche fare a meno? E se gli automobilisti bergamaschi iniziassero a guidare come gli svizzeri sulle strade elvetiche? Sarà anche una questione tecnica, come ha spiegato l’assessore competente, ma vedere la voce delle multe salire in un anno da 5 a 9 milioni sembra l’auspicio di un boom della trasgressione stradale. Si giustifica che i nove milioni sono dovuti a un meccanismo contabile che impone ai Comuni di indicare le sanzioni accertate, anche se non è certa la riscossione. Appunto, non è certa, al di là del fatto che accanto alla previsione di un maggiore potenziale di sanzioni, viene inserito un fondo di svalutazione pari a 2,6 milioni euro, a garanzie delle somme non riscosse. Questo vuol dire, a stare larghi, che già ora una multa su quattro non viene incassata. Ci saranno errori corretti che gonfiano il numero, ma sarebbe interessante capire il perché degli altri mancati incassi.

Così come sarebbe interessante capire nel dettaglio cosa si intende quando si dice che quasi metà delle minori risorse versate dall’amministrazione centrale saranno recuperate (2,1 milioni) con “un utilizzo efficace delle regole contabili”. C’è il paradosso dell’architetto Gori che dà bacchettate al commercialista Tentorio che quest’utilizzo efficace non ha evidentemente fatto o è solo un altro modo di definire la tremontiana finanza creativa?

In ogni caso non va dimenticato che quello appena presentato dal Comune di Bergamo è solo un preventivo, per sua natura destinato ad avere aggiustamenti. Viene presentato come un bilancio chiaro, ma lascia qualche dubbio sulla carenza di un altro principio fondamentale nella redazione, quello della prudenza. Non è solo una soddisfazione da contabile quella di riuscire ad evitare ripensamenti: è anche la dimostrazione di un saldo controllo della situazione, per quanto possibile. I conti, anche quelli politici, si fanno a consuntivo. Se la squadra di Gori riuscirà a presentare il bilancio finale in equilibrio senza tagliare investimenti o servizi oltre a quanto previsto, senza dover cercare risorse in tasse o cessioni dell’ultimo momento e senza rimandare all’anno prossimo, magari con gli interessi, quanto sarebbe servito fare in questo, gliene sarà dato merito. Buona l’intenzione, ma un po’ di sana prudenza non guasta: troppi elogi preventivi sanno di propaganda.

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