Fusini: «A Trigona devo tutto. Un grande maestro che ha contribuito a farmi crescere»

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oscar_fusiniCome sarà l’Ascom sotto la direzione Fusini?

“Non ci sarà solo cambiamento, ma soprattutto continuità, in particolare riguardo alle azioni associative che hanno reso l’Ascom un’organizzazione stabile e forte. Ci sarà però un rinnovamento dal punto di vista generazionale e un potenziamento della parte tecnica, consulenziale e dei servizi, che dovrà rispondere alla nuove esigenze. Trigona, insieme alla sua squadra di cui ho fatto parte per oltre 15 anni, ha governato molto bene ed è stato supportato da presidenti sempre all’altezza e propositivi, assicurando crescita e stabilità all’organizzazione. Negli ultimi mesi abbiamo gestito in condivisione le fasi e le modalità del passaggio, insieme al presidente Malvestiti e al Consiglio Direttivo e delle Categorie, convocato lo scorso 16 giugno nella cornice particolare dell’Expo”.

Innovazioni e cambiamenti che rispecchiano i tempi?

“Sì, dovremo sempre più stare al passo e seguire l’evoluzione del commercio. Per questo cercheremo, con lo scadere dei diversi mandati, di rinnovare i consigli portando imprenditori giovani, donne e nuove leve. Allargheremo la rappresentanza, creando nuovi gruppi, per interpretare il cambiamento ed anche la frammentazione che si è verificata negli ultimi anni”.

Che cosa ha imparato da un direttore come Trigona?

“A Trigona personalmente devo tutto. Di avermi scelto, quindici anni fa, e di avermi fatto crescere. Un grande maestro, che non ha mai fatto sconti a nessuno, tanto meno a me e che ha sempre preteso di alzare l’asticella. Spero di essere stato un buon discepolo e di mettere in pratica quello che da lui ho imparato e di insegnarlo a mia volta. Trigona resterà comunque parte della nostra organizzazione, non solo come presidente di Turismo Bergamo, consigliere camerale e segretario generale di Promoberg, ma come utile consigliere perché ha visione e talento”.

Quale è lo scenario nel quale si insedia come nuovo direttore?

“I tempi continuano ad essere molto difficili, ma restiamo fiduciosi. L’Osservatorio camerale e il rapporto Excelsior per il secondo trimestre di quest’anno confermano che i nostri settori perdono ancora, sebbene la caduta stia rallentando, mentre le previsioni per l’occupazione sono di leggero recupero ma più basse rispetto ad altri territori. Speriamo in una ripresa repentina per il commercio e i servizi. Oggi ancora un po’ al palo, dato che la domanda continua ad essere solo interna. Qualcosa si muove negli altri settori, ma troppo poco per assicurare posti di lavoro e crescita del reddito necessari per la ripartenza dei consumi”.

Cosa sta cambiando nel terziario orobico e come reagiscono le imprese?

“Non è solo crisi. Le ultime fasi hanno accelerato i cambiamenti e modificato gli stili di consumo. Si compra certamente meno, ma in modo anche diverso. Questo impone il cambiamento nelle imprese. Serve rimettere in moto gli investimenti, aspettative permettendo, ma anche qualità attraverso innovazione, qualificazione. Per questo le nostre imprese continuano ad esprimere bisogni, forse più di prima. Ma sempre meno sono bisogni sindacali, cioè di identità e partecipazione ad un movimento. Sempre più sono bisogni di servizi, che diventeranno il fulcro della nostra Associazione. I servizi devono rispondere ad un bisogno sentito o favorire il processo di crescita e qualificazione dei nostri imprenditori. Inoltre sono le modalità di erogazione e le condizioni ad assicurare il senso associativo di quanto facciamo.  Nei prossimi anni erogheremo più servizi, anche nuovi e innovativi ma li interpreteremo secondo quanto aspetto significativamente associativo”.

Si parla sempre di fiscalità. È ancora così importante per le imprese?

“Il tema fiscalità è determinante, non solo perché il mese di giugno è stato “massacrante” da un punto di vista del prelievo tanto da incidere in maniera preoccupante sulla liquidità delle imprese. Non è comunque solo un problema di pressione ma anche di discriminazione tra imprese e imprese che spesso sono chiamate a sostenere costi di produzione più alti se ubicati in un Comune anziché in un altro. C’è una divergenza tra le diverse amministrazioni comunali che deve essere livellata e noi cercheremo di fare la nostra parte, anche grazie ai distretti del commercio. Certo la leva fiscale non può essere esercitata completamente a livello locale, essendo gli impianti normativi di competenza dello Stato, anche per i tributi locali. In questo dobbiamo essere più propostivi al centro con Confcommercio e le Federazioni di settore, anche se questo Governo non riconosce il ruolo delle associazioni che definisce “corpo intermedio”. Questo non deve essere però un alibi. Anche a livello provinciale dobbiamo intervenire maggiormente come sindacato sulle delibere comunali sui tributi locali, Tari, Tasi, addizionali Irpef tassa di soggiorno che mettono in pesante difficoltà le nostre imprese. Dobbiamo lavorare su progetti di monitoraggio e azioni specifiche che aumentino le “best practice” di alcune amministrazioni virtuose e lungimiranti, che limitino la pressione fiscale ed estendano esoneri e detrazioni, questo per attrarre investimenti produttivi e posti di lavoro sul territorio”.

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