La direttiva europea sulla trasparenza salariale, entrata di recente in vigore (il 7 giugno), sta ridisegnando in profondità le regole del mercato del lavoro e le politiche retributive aziendali, introducendo nuovi obblighi di trasparenza e informazione già a partire dalla fase di selezione del personale. Negli annunci di lavoro, o comunque prima di un colloquio, le aziende dovranno indicare la retribuzione iniziale o la relativa fascia, formulando le offerte in termini neutri rispetto al genere. Cade inoltre un tabù finora diffuso nelle prassi di reclutamento: non sarà più possibile chiedere ai candidati quale sia stata, o sia attualmente, la loro retribuzione. Le novità non si limitano alla fase di selezione, ma investono anche la gestione del rapporto di lavoro nel suo complesso. I dipendenti avranno il diritto di conoscere i criteri oggettivi e neutri con cui l’azienda determina stipendi e progressioni di carriera e potranno richiedere i livelli retributivi medi suddivisi per sesso a parità di mansione, con obbligo di risposta aziendale entro due mesi. Vengono inoltre dichiarate nulle le clausole contrattuali che vietano ai lavoratori di rivelare il proprio stipendio, mentre le imprese di maggiori dimensioni saranno chiamate a rendicontare periodicamente il divario retributivo di genere: qualora emerga uno scarto pari o superiore al 5%, non giustificabile con criteri oggettivi, scatterà l’obbligo di un intervento correttivo. Non meno rilevante è l’inversione dell’onere della prova nei contenziosi per discriminazione salariale, che porrà in capo alle aziende il compito di dimostrare, con dati oggettivi, l’assenza di disparità.
Un impianto normativo complesso, che se da un lato impone adempimenti stringenti, dall’altro può trasformarsi in un’occasione preziosa: quella di condurre un’analisi approfondita dell’organizzazione aziendale attraverso i numeri, costruendo modelli su misura capaci di coniugare il rispetto della normativa con una programmazione di carriera e un’analisi dei costi realmente strutturata. «La direttiva sulla trasparenza salariale non va vissuta soltanto come un adempimento normativo, ma come un cambiamento culturale che sta già ridisegnando il rapporto tra imprese e lavoratori – spiega Simone Faverani, responsabile Area Lavoro di Confcommercio Bergamo –. Le aziende che sapranno gestire questi obblighi, dotandosi per tempo di criteri retributivi oggettivi e trasparenti, avranno un vantaggio competitivo non trascurabile nella capacità di attrarre i profili migliori. Il nostro compito, come Confcommercio Bergamo, è accompagnare le imprese del territorio in questo percorso, offrendo strumenti concreti per trasformare un obbligo di legge in una leva di competitività».
Il convegno “Il lavoro che cambia. Dalla trasparenza salariale alle nuove leve per l’attrattività”
La nuova normativa offre dunque alle imprese l’occasione di interrogarsi sul proprio posizionamento nel mercato del lavoro: analizzare in modo strutturato la propria politica retributiva significa infatti anche misurare il proprio appeal agli occhi di candidati e collaboratori, individuando per tempo eventuali aree di miglioramento, in un mercato sempre più competitivo e mobile, che richiede nuovi parametri di flessibilità e priorità. È proprio da questo scenario che nasce il convegno “Il lavoro che cambia. Dalla trasparenza salariale alle nuove leve per l’attrattività”, organizzato da Confcommercio Bergamo mercoledì 30 settembre, alle ore 15, nella Sala Conferenze dell’associazione (Via Borgo Palazzo 137, Bergamo).
Dopo i saluti istituzionali del presidente di Confcommercio Bergamo, Luciano Patelli, il primo intervento è affidato a Simone Faverani, responsabile dell’Area Lavoro di Confcommercio Bergamo, che entra nel merito della trasparenza salariale illustrando le novità normative, i nuovi adempimenti a carico delle imprese e gli strumenti utili per prepararsi in modo efficace ai cambiamenti in arrivo. A seguire, Anacleto Pensotti, consulente senior della società Pergo, fa il punto su “Nuove sfide nella gestione delle persone. Ricerca, valorizzazione e fidelizzazione dei talenti in un mercato in evoluzione”, con un focus sulle strategie che le aziende possono adottare per rafforzare la propria attrattività e costruire ambienti di lavoro generatori di valore. A moderare l’incontro Oscar Fusini, direttore di Confcommercio Bergamo. Il pomeriggio si conclude con uno spazio di confronto diretto tra relatori e imprenditori, per chiarire dubbi su un tema destinato a incidere in modo significativo sulle politiche del lavoro dei prossimi anni.
Iscrizioni: 035.4120203, direzione@confcommerciobergamo.it


