Optika, dopo lo sbarco in Cina 
mette radici anche negli USA

Optika, dopo lo sbarco in Cina mette radici anche negli USA

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nella foto: Pietro Oliveri

Optika è un'azienda leader nel mondo nella produzione e distribuzione di microscopi ottici e strumentazione scientifica per laboratori di chimica, fisica e biologia nelle scuole, oltre che nell'industria, nell'ambito della ricerca e negli ospedali. La società, fondata da Gregorio Oliveri nel 1971, è oggi amministrata dal figlio Pietro insieme alla moglie Simona Grossi. Il boom è avvenuto nei primi Anni Novanta con lo sviluppo della miscroscopica. La produzione e distribuzione avviene a Ponteranica, dove sono impiegati un centinaio di dipendenti.
Sue succursali europee per distribuzione e assistenza tecnica si trovano a Mataro, in Spagna, e a Budapest, in Ungheria, ciascuna con 10 dipendenti. A Long Island, negli Stati Uniti, ha appena aperto una sede commerciale con una dozzina di addetti, centro che si aggiunge a quello già attivo a Shanghai, in Cina. Il fatturato si aggira sui 15 milioni di euro (solo la centrale italiana), a cui si aggiungono i 5 prodotti dalle quattro succursali.
Oliveri, la sua impresa è l'ennesima conferma dell'importanza dei mercati esteri…
“La globalizzazione è una grande opportunità per tutti. Permette di sopravvivere e crescere, espandendo i propri mercati. Oggi ce la fa chi si dà da fare nell'export. Il lato negativo è la conseguente invasione dei prodotti cinesi che hanno stracciato i prezzi”.
Nel caso di Optika, che peso hanno le esportazioni?
“Coprono il 90 per cento del fatturato attuale. All'inizio ci rivolgevamo al solo mercato italiano. Il microscopio allora era un prodotto di nicchia, oggi è un oggetto di consumo dal prezzo molto più basso rispetto al passato. Fino agli Anni Novanta il mercato interno era buono, c'erano ingenti investimenti del governo nei settori della ricerca, della scienza e negli ospedali. Poi, dopo l'inchiesta Mani pulite, c'è stato il blocco dei finanziamenti. Si salvano alcune regioni del Sud, come Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, che hanno ricevuto ingenti fondi comunitari. Il premier Matteo Renzi ha promesso che entro dicembre destinerà 900 milioni di euro per modernizzare le scuole in tutta Italia. Vedremo”.
Dunque, si intravede uno spiraglio.
“Me lo auguro. Da quarant'anni abbiamo a che fare con il mondo scolastico. In Germania, Francia, Svezia e Inghilterra, per citare alcuni esempi, si punta molto sulla formazione che permette di far progredire un Paese. Da noi, al contrario, c'è troppo immobilismo. A mio parere, nella scuola andrebbe limitata l'influenza dei sindacati e dei genitori, eliminati i concorsi e introdotte sponsorizzazioni private. I presidi devono avere libertà di assumere e licenziare e il loro operato deve essere valutato da commissioni ministeriali. Mia cognata, 40 anni, biologa, è precaria al Gaslini di Genova. Il suo stipendio è pagato da Telethon. Un'elemosina raccolta in tv. Questo dimostra quanto poco conti la salute dei nostri figli”.   
Qual è la situazione dei pagamenti?
“Gli enti pubblici, come gli ospedali, faticano a pagare. Altro che  60 giorni, la norma è un anno e mezzo ed è capitato anche quasi il doppio”.
Anche se la crisi economica non ha toccato il suo comparto, come vede il mercato in generale?
“Il settore scientifico e della microscopica è in crescita. Un dato positivo per le pochissime aziende produttrici in Europa. I Paesi con maggiori disponibilità e che richiedono nuove tecnologie? Sono quelli mediorientali.
E l'Italia?
"Anche se l'Istat segnala un miglioramento nel nostro Paese, per me non va bene e peggiorerà perché non esistono risorse, manca il mercato”.
E come lo si può sviluppare?
“I consumi ripartono solo se la gente ha soldi da spendere, dunque se ha un lavoro e magari ben retribuito. Il lavoro, ciò che porta benessere, lo creano le aziende che devono essere considerate un bene da preservare, come accade in Germania, Giappone e Stati Uniti. Non come un limone da spremere, come in Italia, per mantenere le forme parassitarie dello Stato e del parastato”.
Come si possono evitare gli sprechi?
“Nel modo più semplice: evitandoli come fa una normale famiglia.
Eppoi, sprechi è una parola troppo buona. Io dico evitare di rubare, è più chiaro. Nell'apparato statale quando c'è una spesa superflua, è sempre per il tornaconto di qualcuno. Non è uno spreco, è furto di denaro pubblico”.
Un buon manager, quale dote deve possedere?
“La capacità di scegliere validi collaboratori. Se non si delega non si cresce”.
L'imprenditoria resta un mestiere prettamente maschile. Come può far carriera una donna?
“Il nostro caso è in controtendenza. Io e mia moglie, Simona Grossi, siamo soci, con pari poteri e obblighi. O meglio, a me tocca la parte commerciale, a lei la gestione finanziaria. Un po' come succede nelle case”.
Imprenditore di successo si nasce o si diventa?
“Non si impara a scuola a gestire un'azienda, anche se alcune lauree possono affinare le capacità. E' indispensabile avere lungimiranza e capacità di valutare i rischi. E poi tanto buon senso".

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