Crisi geopolitica e incertezza globale: i timori sulla domanda non frenano il terziario orobicoNuova ricerca dell'Osservatorio Congiunturale Confcommercio Bergamo in collaborazione con Format Research

Crisi geopolitica e incertezza globale: i timori sulla domanda non frenano il terziario orobico

Nuova ricerca dell'Osservatorio Congiunturale Confcommercio Bergamo in collaborazione con Format Research

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Il quadro geopolitico internazionale e le sue ricadute sull’economia reale rappresentano oggi la principale incognita per le imprese del terziario bergamasco. Secondo i dati del nuovo Osservatorio Congiunturale di Confcommercio Bergamo, realizzato in collaborazione con Format Research, le tensioni globali portano in dote soprattutto incertezza: il 37,7% degli imprenditori guarda con forte preoccupazione all’andamento futuro della domanda e ai consumi delle famiglie, mentre il 37,3% è allarmato dal continuo aumento dei costi operativi (energia, forniture e servizi).

Sebbene un’ampia fetta di imprese (41,2%) non rilevi ancora effetti diretti significativi sul proprio business e il 33,2% sospenda il giudizio in attesa dell’evoluzione degli eventi, i contraccolpi si fanno già sentire su comparti specifici: i danni maggiori sono segnalati dal Commercio No Food (14,5%) e dal Commercio Food (11,3%), i settori più esposti alle fluttuazioni dei prezzi e alla contrazione del potere d’acquisto dei clienti.

Tuttavia, di fronte ai venti di crisi, il tessuto imprenditoriale bergamasco si conferma un ammortizzatore eccezionale. A fronte di un clima di fiducia verso l’economia nazionale in fisiologico calo (Bergamo ha indice a 29 contro il 31 nazionale e in calo di tre punti dall’autunno scorso), gli imprenditori orobici mantengono salda la fiducia verso la propria azienda: l’indice si attesta a quota 44 (superiore al 43 nazionale). Anche i ricavi segnano una sostanziale stabilità (indice 47 contro il 44 del resto d’Italia) mentre l’occupazione perde un punto a Bergamo ed è in linea con il dato nazionale. Guardando ai prossimi mesi, prevale un approccio di “prudente ottimismo”: il 62,4% degli intervistati prevede stabilità per il proprio business nonostante la crisi geopolitica, con stime in rialzo sia per i ricavi (indice atteso a 49) sia per l’occupazione (prevista in espansione fino a quota 52 per settembre 2026).

Questa spiccata resilienza si inquadra in una profonda metamorfosi del terziario, che a Bergamo conta oltre 42mila imprese (il 61,9% del tessuto extra-agricolo). Il saldo tra iscrizioni e cessazioni di nuove attività, pur rimanendo in campo negativo (-434), evidenzia un progressivo miglioramento rispetto al 2015 e all’anno terribile della pandemia (2021) segnale di un tentativo di ripresa e consolidamento.

 

All’interno di questo scenario, le dinamiche settoriali sono profondamente diverse: la vera spinta alla crescita arriva dai Servizi, l’unico comparto a registrare un saldo demografico positivo (+73 imprese). Bene anche il Turismo, che mostra un’evidente attenuazione della sua fragilità con un recupero e consolidamento grazie alle imprese della ricettività extralberghiera. A soffrire maggiormente è invece il Commercio tradizionale (-410), specchio di una trasformazione strutturale complessa, accelerata dalle nuove abitudini di consumo e dalle pressioni sui costi dettate, appunto, dal complicato scenario globale.

 

 

Nota metodologica: L’indagine “Osservatorio Congiunturale Confcommercio Bergamo | Clima di fiducia e quadro geopolitico” è stata condotta a marzo 2026 dall’istituto Format Research su un campione statisticamente rappresentativo di 700 imprese del terziario della provincia di Bergamo