Commercio, il recupero 
delle botteghe sotto casa 

Commercio, il recupero delle botteghe sotto casa 

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La crisi riscrive anche la geografia della distribuzione in Bergamasca. Dopo anni in cui la tendenza sembrava una sola, ovvero la progressiva erosione degli spazi da parte della grande distribuzione sulle piccole attività, qualcosa si è inceppato. Il dato generale è che il calo dei consumi (e probabilmente anche fenomeni più sottili come la crescita di canali alternativi, a cominciare dall’online, e il mutamento nelle priorità di spesa) non ha risparmiato nessuno e tutte le dimensioni della vendita (grandi superfici, medie ed esercizi di vicinato) hanno subito nel giro di un anno una diminuzione sia nel numero sia nelle superfici. Se questa è la cornice da non perdere di vista, leggendo tra le righe e volendo individuare qualche timida indicazione su come si sta riassestando il comparto, il piccolo dato che emerge è il calo meno marcato delle medie superfici e del commercio di vicinato e addirittura un segno “più” per le botteghe alimentari, per anni vittime predestinate dell’avanzata di iper e supermarket.
I dati sono quelli della rilevazione sul commercio al dettaglio in sede fissa effettuata dalla Regione con i Comuni, relativa alle strutture autorizzate al 30 giugno di ciascun anno, che per il 2013 sono stati pubblicati a metà ottobre. Nel giro di un anno sono “spariti” dalla provincia di Bergamo circa 44mila quadrati di superficie commerciale autorizzata, passata da un totale di 1.886.297 mq a 1.841.814 (-2,3%), mentre la tendenza dal 2011 al 2012 parlava ancora di un leggero incremento complessivo (+11.627 mq pari allo 0,6%).
A far segnare il calo maggiore sono le grandi strutture di vendita (ovvero quelle con una superficie superiore a 1.500 mq nei comuni con popolazione inferiore ai 10mila abitanti e superiore a 2.500 in quelli dai 10mila residenti in su). In realtà non si tratta di chiusure, ma di complessi commerciali che nel 2012 erano presenti nell’elenco come autorizzati e che non si trovano più nella nuova rilevazione. Si tratta del centro commerciale di Castelli Calepio, la cui autorizzazione è stata annullata dal Consiglio di Stato in seguito ad un ricorso, e del centro commerciale previsto nel Comune di Nembro nell’ambito del recupero dell’ex cotonificio Honegger di Albino, sul quale i promotori hanno rinunciato. L’aggiornamento fa così scendere da 46 a 44 le strutture autorizzate (si tratta sia di centri commerciali, compreso quello non ancora realizzato a San Pellegrino, sia di grandi superfici specializzate, ad esempio nella vendita di mobili, articoli sportivi, bricolage, abbigliamento) con una diminuzione della superficie di circa 23.500 metri quadrati (da 469.861 a 446.372, -4,9%). La retromarcia si era già innescata nel 2012, le attività autorizzate avevano infatti toccato l’anno prima il massimo storico di 47 (nel 2003 erano 42, nel 2006 erano 37).
Più contenuto il calo delle medie strutture (esercizi con superficie da 150 a 1.500 mq nei comuni con popolazione inferiore a 10.000 abitanti e superficie da 250 a 2.500 mq nei comuni con popolazione superiore). Il numero dei punti vendita è calato di 24 unità, passando da 1.090 (nel 2011 erano 1.100) a 1.066. La superficie regge nel comparto alimentare con una variazione minima da -127 mq da un totale di oltre 163mila mq, mentre nel non alimentare si perdono in un anno 8.286 mq. Il saldo complessivo è negativo di 8.413 mq (da 624.288 a 615.875, -1,3%). Nel confronto 2011/2012 il trend, invece, era ancora di crescita.
Anche gli esercizi di vicinato sono meno (144 unità), passati da un totale di 12.220 a 12.076. Contrariamente però a quanto rilevato in passato, ossia l’incremento dei punti vendita non alimentari e la diminuzione di quelli del settore food, nel confronto 2012/13 la dinamica si inverte e sono gli alimentari a crescere (+38, da 2.196 a 2.234) e i negozi non alimentari e misti a calare. I primi sono scesi di 166 unità (da 8.833 a 8.667), i secondi di 16 (da 1.191 a 1.175). Resta comunque piccolo l’incremento della superficie delle botteghe alimentari (+814 mq da 110.047, pari allo 0,7%), mentre la superficie totale degli esercizi di vicinato passa da 792.148 mq a 779.567 (-12.581 mq pari all’1,6%). Cambiano anche le quote appannaggio di ciascuna forma distributiva. Nel 2012 le grandi strutture occupavano il 24,9% della superficie commerciale totale autorizzata, la medie il 33% ed in negozi di vicinato il 42%. Nel giro di un anno i grandi complessi hanno ceduto 0,7 punti percentuali (attestandosi al 24,2%), che medie superfici (salite al 33,4% del totale) ed esercizi di vicinato (42,3%) si sono quasi equamente divisi.
In città resta stabile la presenza della grande distribuzione, con quattro strutture per un totale di oltre 23.500 mq (8.499 nell’alimentare e 15.203 nel non alimentare) e cala leggermente la superficie occupata dalla medie strutture (-1.198 mq da un totale di 74.869, pari all’1,6%) nonostante l’incremento di un’unità (il totale è infatti passato da 105 a 106). Crescono invece tutte le voci del commercio di vicinato. I negozi alimentari sono 13 in più (saliti da 455 a 468), quelli del non alimentare sono cresciuti di sette unità (da 2.346 a 2.353) e quelli misti di cinque (da 142 a 149). La superficie totale della piccola distribuzione passa da 202.600 mq a 203.950 (+1.350 mq pari allo 0,6%). Anche a Bergamo si conferma quindi la maggiore vitalità del commercio alimentare di vicinato, in un quadro positivo anche per i settori non food e misto, a differenza del dato provinciale che parla in ogni caso di una perdita di superfici e punti vendita anche tra le piccole strutture. La superficie commerciale complessiva è rimasta sostanzialmente invariata, con un “più” di 152 mq (passando da 301.171 nel 2012 a 301.323 a giugno 2013, +0,05%), con il commercio di vicinato che ha rafforzato la propria quota – già nettamente maggioritaria – passando dal 67,2% del totale al 67,6%, a scapito della media distribuzione scesa dal 24,8% al 24,4% (invariata la “fetta” della grande distribuzione, pari al 7,8%).
Dinamiche simili a quelle del capoluogo si registrano in alcuni dei maggiori centri della provincia. A Treviglio rimane stabile il numero delle grandi strutture (una per un totale di poco più di 7.500 mq) e quello delle medie superfici (31, per 17.219 mq), mentre crescono i negozi di vicinato. In un anno sono salite a 74 (+7) le attività alimentari, di ben 21 unità (per un totale di 388) quelle non alimentati e di un’unità (da 30 a 31) quelle a merceologia mista. La superficie complessiva delle botteghe è però leggermente scesa, passata da 34.465 mq a 33.920 (-1,5%). A Seriate, ferme le grandi superfici (due, per un totale di 28.222 mq), crescono di due unità le medie strutture (da 13 a 15, per un incremento di 1.700 mq) e gli esercizi di vicinato: sei in più (per un totale di 57) nel commercio alimentare, nove in più in quello non alimentare (per un saldo che sale a 213) e uno in più nelle superfici miste (19). La superficie sale a 19.226 mq (+676 mq, +3,6%). Ad Albino, dove non sono presenti grandi strutture, si è persa una media superficie (da 22 a 21, -1.299 mq), sono cresciuti i negozi alimentari (+1, per un totale di 21), quelli non alimentari (saliti di 3  unità, a 161) ed è rimasto stabile il numero degli esercizi misti (23).
In crescita le botteghe anche a Clusone: sono salite a 28 quelle alimentari (+2), a 246 quelle non alimentari (+2) e a 10 le superfici miste (+1). Il saldo dei piccoli esercizi è invece negativo a San Pellegrino, dove a fronte di un incremento nel settore food (+1, per un totale di 18 insegne), si sono perse 7 attività non alimentari (il totale è sceso a 121), invariate le superfici miste (6). Flessione anche a Sarnico, che perde un negozio alimentare (il totale è di 31), 7 non alimentari (il saldo scende a 121) e 2 esercizi misti (da 9 a 7). A Romano di Lombardia, si sono persi quattro alimentari (ne sono rimasti 52) mentre resta stabile la quota dei non alimentari (150); a Lovere gli alimentari sono 24 (-2), 78 i non alimentari (come nel 2012) e 2 gli esercizi misti (-2). Come visto dai dati complessivi, è il commercio di vicinato non alimentare a cedere il passo. Tra chi perde di più si segnalano Nembro (-21 esercizi non alimentari, passati da 106 a 85), Trescore Balneario (-11, da 97 a 86, con calo anche di un’unità nel settore alimentare e di una nelle superfici miste), Pedrengo (-9, per un totale di 39), Caravaggio (-8, per un totale che scende a 134), Selvino (-7, da 55 a 48), Dalmine (-5, da 100 a 95, ma calano di 3 unità anche gli alimentari), Osio Sotto (-5, da 80 a 75), Calusco d’Adda (-5, da 71 a 66), Castelli Calepio (-5, per un totale che scende a 55), Brembate di Sopra (-7, da 50 a 43), Gorle (-8, da 32 a 24), Cene (-6, da 19 a 13), Verdello (-5), Verdellino (–4).
I comuni con la maggiore presenza di grandi superfici sono Curno (5 strutture per un totale di oltre 45mila mq), Orio al Serio (una struttura da oltre 49mila mq), Stezzano (due strutture per un totale di 30mila mq) e Seriate (due, per un totale di 28mila mq). A Curno – dove è alto il numero anche delle medie superfici (53, -3 rispetto al 2012, per un totale di quasi 41mila mq, quasi esclusivamente non alimentari) – si contano anche tre esercizi di vicinato non alimentare in più (il totale è salito a 47). A Orio al Serio e Stezzano è stabile il saldo sia delle medie strutture (8 a Orio, 10 a Stezzano), sia dei negozi di vicinato (21 a Orio, 74 a Stezzano).

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