Cinque “project work” 
per dare un impulso al territorio

Cinque “project work” per dare un impulso al territorio

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Un Polo in cui ospitare attività legate al mondo del gelato. Un’aggregazione nella filiera dell’industria estrattiva. Un piano per diffondere progetti aziendali che abbinino obiettivi di  responsabilità sociale a quelli del business. Una rivisitazione, in chiave 2.0, del baratto di beni e servizi, tra imprese. E uno studio degli effetti derivanti dall’applicazione di nuove tecnologie Internet ai processi di automazione di aziende manifatturiere. Sono le linee-guida dei cinque project work che i 43 partecipanti alla seconda annualità del Management Building Workshop (MBW) – il Laboratorio sperimentale di innovazione manageriale avviato da Federmanager Bergamo, Confindustria Bergamo e Fondirigenti nell’ottobre 2012 per formare neo dirigenti, quadri apicali e giovani imprenditori – hanno illustrato lo scorso 18 giugno, nella sede della Brembo al KilometroRosso, durante l’evento conclusivo del percorso di formazione, al termine del quale hanno ricevuto gli attestati di frequenza. “Cinque progetti di cui tutti noi siamo orgogliosi – ha commentato Bambina Colombo, presidente di Federmanager Bergamo – perché hanno messo in luce alcune potenzialità per rilanciare il nostro  territorio”.
“Il senso del ‘fare rete’ – ha puntualizzato Marco Bellini, componente del Comitato di presidenza di Confindustria Bergamo – è l’elemento che accomuna i cinque progetti. E noi lo abbiamo interpretato come un implicito riconoscimento, cioè, che nessuno è così intelligente come tutti messi insieme”.
La Rassegna ha deciso quindi di approfondire le tematiche oggetto delle tesine (da quelle di più facile intuizione fino a quella, l’ultima, decisamente più complessa), per coglierne le reali potenzialità, le tempistiche di effettiva applicazione fino ad immaginarne, in alcuni casi, gli effetti sulla quotidianità di ciascuno di noi.

Gruppo 1 / Polo orobico delle eccellenze
Un network per sviluppare  l'enogastronomia della Bergamasca

Dar vita ad un Polo di imprese bergamasche attive nella gelateria, valorizzandone l’intera filiera, è il primo obiettivo dichiarato; l’individuazione di una sede adeguata (Kilometrorosso e Point sono le due location prese in considerazione), il secondo; l’estensione del raggio d’azione alla pasticceria e alla ristorazione (in stretta relazione con l’agro-alimentare e l’eno-gastronomico del territorio), il terzo; il coinvolgimento di altri erogatori di attività formative, promozionali e culturali, finalizzate sia al business sia alla valorizzazione delle eccellenze bergamasche, il quarto.
Per realizzare questo ambizioso poker, i componenti del Gruppo 1 puntano alla costruzione di un nutritissimo network che, fra gli altri, comprenda: associazioni del settore food e imprese produttrici della tecnologia ad esso collegata; artigiani del gelato; realtà dell’agro-alimentare e dell’eno-gastronomico della provincia; Istituti professionali e Scuole alberghiere; Università, che si assumano il ruolo di supervisori della formazione; referenti regionali, nazionali ed internazionali legati al mondo del gelato artigianale di tradizione italiana; i media locali, nazionali ed internazionali, in un’ottica di continuo aggiornamento e confronto e casse di risonanza per informazione e comunicazione.
“L’attuale quadro socio-economico – spiega Aurora Minetti, project leader del Gruppo 1- chiede all’imprenditore di assumere atteggiamenti nuovi, adattandosi al cambiamento, ideando modelli organizzativi diversi dal passato”.

Gruppo 2 / L'aggregazione
Industria estrattiva, più sinergie per dare impulso al settore 

Un’ipotesi aggregativa, fra 10-15 imprese bergamasche del settore estrattivo, è al centro anche del progetto elaborato dal Gruppo 2. Dopo l’esperienza maturata fra il 2011 e il 2013 – quando alcune aziende  del comparto si misero insieme per definire e divulgare un piano di comunicazione finalizzato a far conoscere le varie tipologie di cave esistenti, i loro prodotti e i relativi utilizzi, proseguito anche nell’ambito dell’ultima edizione di BergamoScienza – il team di cui Matteo Assolari è stato portavoce ha deciso di fare un ulteriore passo in avanti, analizzando tutte le sinergie che si potrebbero realizzare lavorando insieme.
“Innanzitutto – spiega Assolari – si accrescerebbe il livello di managerialità, col passaggio da una gestione (spesso familiare) ad una modalità organizzativa che fruisca maggiormente di competenze specialistiche nelle attività ormai indispensabili per stare sul mercato: controllo di gestione, marketing strategico, politiche di prezzo, comunicazione e promozione”.
Vantaggi arriverebbero anche dalla maggiore massa critica della nuova realtà, le cui dimensioni aggregate la metterebbero nella condizione di diventare un “qualificato interlocutore” delle Pubbliche amministrazioni.
“Ma ci sarebbero anche effetti sui bilanci delle aziende” suggerisce Assolari. “Si potrebbero snellire  le strutture delle aziende, ottimizzando ruoli e mansioni attualmente duplicati, e si potrebbero fare maggiori investimenti in innovazione tecnologica e ricerca e sviluppo, grazie ad un più efficiente utilizzo delle risorse finanziarie ma anche del know how collettivo”. In questo modo, immagina Assolari anche a nome dei suoi colleghi di corso, si potrebbero creare opportunità oggi irraggiungibili da soli: come analizzare mercati esteri, dare vita ad azioni di internazionalizzazione, fare progetti di recupero coordinati e ottenere finanziamenti partecipando insieme a bandi regionali ed europei, oppure ancora mettere in campo una maggiore forza sia economica che produttiva.

Gruppo 3 / Welfare ed etica d’impresa
Responsabilità sociale, un' Officina tra aziende per condividere le esperienze

Il Gruppo 3 si è concentrato sull’analisi di alcuni progetti attuati da imprese bergamasche che hanno aderito alla rete Workplace Health Promotion (WHP), nata dalla collaborazione tra Confindustria Bergamo e l’ASL provinciale (oltre 200 imprese aderenti allo scopo di promuovere salute e benessere dei loro 85 mila dipendenti). “In particolare – spiega Edoardo Locatelli, uno dei due team leader – abbiamo voluto verificare se e come le imprese del nostro territorio si siano distinte per progetti che abbiano coniugato obiettivi aziendali (dalle caratteristiche innovative oltre che sostenibili nel tempo) col concetto di responsabilità sociale”.
“Esemplare – sottolinea Locatelli – quanto fatto a Comun Nuovo dove i vertici dell’Heineken, una volta adottato il programma WHP, hanno collaborato col Comune nella realizzazione di una pista ciclabile che, oltre ad incoraggiare i dipendenti dell’azienda (il 70% dei quali vive in zona) ad un salubre utilizzo della bici per andare  al lavoro, riduce sensibilmente i pericoli lungo la limitrofa arteria stradale”.
Finiti i bilanci, lo sguardo punta deciso al futuro. “Il prossimo passo – spiega Giangi Milesi, project leader in seconda del Gruppo – riguarda la creazione di Orsa, acronimo di Officina (bergamasca permanente) responsabilità sociale d’azienda. Una realtà che realizzi una mappatura di tutte le esperienze in corso e che pubblichi un Quaderno â€ sempre aggiornato ‐ delle migliori pratiche”. Tra gli obiettivi di Orsa c’è la creazione di una ‘rete’ di cui facciano parte ASL, Università e Camera di commercio. Per i componenti del Gruppo 3, l’Officina dovrebbe diventare un luogo reale (oltre che virtuale) in cui gli imprenditori raccontino, in prima persona, ai loro colleghi le esperienze maturate in tema di responsabilità sociale, in modo che le migliori pratiche siano diffuse attraverso processi imitativi. “Abbiamo immaginato l’Orsa come una struttura che accompagni le aziende che vogliono accostarsi alla responsabilità d'impresa, mostrando i vantaggi concreti che questa offre in termini di risultati aziendali oltre che fiscali e contributivi. Suggerendo anche  soluzioni vantaggiose come collaborazioni interaziendali o con organizzazioni no profit o come l'utilizzo dei contratti di rete” conclude Milesi. 

Gruppo 4 / A model for barter: how does it work?
Il baratto tra imprese per scambiarsi beni e servizi

Sulla rivisitazione, in versione 2.0, della datata pratica del  baratto è imperniato invece il progetto su cui si sono concentrati i componenti del Gruppo 4. “Abbiamo provato ad immaginare – spiega il project leader Giancarlo Berno – se, in un contesto di crisi prolungata come quello che stiamo vivendo, si possa immaginare che anche in Italia – così come succede negli Usa, dove le 480mila imprese associate genererebbero circa 12 miliardi di investimenti – il Corporate Barter possa prendere piede, dando vantaggi a chi ne fa uso”.
Ma cos’è il Corporate Barter? “E’uno strumento finanziario a disposizione delle imprese, che prevede uno scambio reciproco di beni o servizi senza la movimentazione di denaro; chi vende assume crediti, chi acquista assume debiti che saranno periodicamente regolati da un circuito (Barter Company) che gestisce la compensazione e da precise norme del codice civile”.
Prodotti, servizi e conoscenze potrebbero rappresentare tre ambiti di applicazione del Corporate Barter. Qualche esempio? “Un’azienda produttrice di bottiglie in vetro – racconta Berno – ha pagato la propria sede corrispondendo un parte del dovuto e saldando il resto con proprie bottiglie. Un piccolo studio di formazione aziendale ha scambiato, con un rivenditore di apparecchi elettronici la realizzazione di un impianto di gestione domotica del proprio ufficio al posto di corsi di formazione ad hoc per alcuni nuovi venditori”.

Gruppo 5 / Internet delle cose
Dal Web applicazioni su macchinari per l'automazione industriale

“Premesso che con l’espressione Internet of Things (IoT), usata per la prima volta nel 1999 al MIT di Boston, si intende il concetto di applicazione, a cose e ad ambienti, di più forme di tecnologie che consentono ad ogni oggetto e luogo concreto di essere connesso alla rete tramite sensori – esordisce Roberto Fustinoni, project leader del Gruppo 5 – studiosi e osservatori ritengono che lo IoT sarà in grado di rivoluzionare la progettazione e l’erogazione di servizi sia ai cittadini sia alle aziende, con le nuove tecnologie internet applicabili anche ai processi di automazione industriale”. Come? “In uno scenario in cui oggetti e persone potranno comunicare tra loro, scambiandosi informazioni in modo diretto e immediato, gli oggetti acquisiranno una sorta di ‘intelligenza’, adattando il loro comportamento, a seconda delle informazioni e delle situazioni che si verificano nel mondo reale” aggiunge Fustinoni.
Insomma, un settore strategico per l’economia (entro l’anno prossimo saranno investiti 800 milioni di dollari) e dalle enormi potenzialità, “tale da farci immaginare di essere all’alba di una rivoluzione dai contorni ad oggi imprevedibili, ma certamente affascinanti” prosegue Fustinoni. Che conclude: “Il risvolto della medaglia è rappresentato dalle potenziali minacce che strumenti così potenti potrebbero generare, soprattutto per ciò che concerne vulnerabilità informatiche e tecnologiche. Ma è indubbio che chi saprà meglio assecondare questi sviluppi avrà vento a favore nel business del futuro”.

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