Bruxelles, quel pollaio mediatico che rende più amara la tragedia

image_pdfEsporta in PDFimage_printStampa

Era già successo nel novembre scorso, con la raffica di attentati parigini. Si è ripetuto puntuale anche stavolta. Scoppiano due ordigni all’aeroporto di Bruxelles e, dopo un’ora, una bomba squassa una fermata della metropolitana. Prima smanetti sul cellulare, passi in rassegna quanti più siti puoi, per avere in presa diretta, fra foto e video, le notizie più fresche possibili su quanto sta avvenendo. Poi accendi la tv nella speranza di imbatterti in trasmissioni che affianchino alla cronaca approfondimenti e analisi utili a contestualizzare il tragico evento in una cornice più ampia. E invece, senza distinzioni di canali o di network, pubblici o privati, ecco sfilarti sotto gli occhi, incuranti di qualsiasi colpo di zapping, una sequela di salotti, tinelli, cortili mediatici popolati da parolai un tanto al chilo.
La prima che fa cucù dal video è Daniela Santanché. Poi premi il pulsante e spunta l’arcigno direttore di Libero Maurizio Belpietro. Subito seguito dal collega, non meno rabbioso, Alessandro Sallusti (direttore Il Giornale). Quindi ecco il piddino in servizio permanente effettivo in tv, Andrea Romano. E come può mancare il viso rubicondo del trottolino amoroso Fabrizio Rondolino? Tantomeno può marcare visita il pistolero americano Edward Luttwak, sempre pronto a dichiarare guerra non appena si leva un passero in volo.

Matteo Salvini
Matteo Salvini

Ma stavolta la vera chicca è Matteo Salvini nella doppia veste di cronista (la mattina, testimone sul posto come eurodeputato) e di leader di partito (la sera, ospite di tre talk show uno dietro l’altro). Risultato? Gli attentati, le vittime, il sangue, insomma, il fatto, diventa solo un pretesto. E’ lo spunto da cui partire né più né meno se si trattasse della riforma costituzionale o del referendum sulle trivellazioni al largo. Basta un accenno e poi ognuno inzuppa il pane nella più bieca e strumentale propaganda, chi soffiando a destra chi tirando a sinistra. Le voci si accavallano, i discorsi si perdono in subordinate che affondano nel nulla, la platea applaude ad ogni sciocchezza. Tu cerchi di sottrarti, cambi canale e speri che quello nuovo ti offrirà un prodotto migliore. Macché, l’omologazione, al ribasso, è totale. I morti sono ancora caldi, il sangue non è nemmeno stato pulito via, eppure nell’etere si perdono giudizi inappellabili, analisi impietose, previsioni granitiche. A teatro si direbbe che ciascuno recita a soggetto. Non c’è pietà per gli ascoltatori, e passi, ma nemmeno per le vittime della tragedia.

E’ la banalizzazione del male. E, per converso, il trionfo della stupidità contrabbandata per informazione e riflessione. Colpa certamente del penoso livello di chi dovrebbe avere il ruolo di rappresentare la testa pensante del Paese (politici, osservatori, analisti), ma pure di chi gestisce le osterie mediatiche all’insegna del medesimo modello, quello della rissa perpetua.
Da quest’altra parte del video ci siamo noi, miseri tapini annichiliti da tanto spreco di energie e costretti nostro malgrado a rifugiarci verso altri canali dove, in lingua inglese o francese o tedesca, ci vengono fornite notizie, reportage, inchieste, analisi che tengono rigorosamente alla larga qualsiasi tentazione demagogica o propagandistica. Ma, da questo lato della barricata, ed è l’aspetto più grave su cui sarebbe opportuno ragionare, ci sono anche loro: i terroristi. Loro sì che si divertono. Mentre noi ci dedichiamo al circo, loro fanno la guerra. Mentre noi ci scambiamo insulti, loro piazzano bombe. E allora, di grazia, c’è ancora qualcuno che si illude su chi ne uscirà vincitore?

image_pdfEsporta in PDFimage_printStampa