Alleanza con Sea, per Sacbo è il momento di aprire il recinto

Alleanza con Sea, per Sacbo è il momento di aprire il recinto

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aeroporto-di-Orio-al-Serio-2013-129Per Sacbo potrebbe essere arrivato il momento di decidere cosa fare da grande. Più o meno quello che capitò, agli inizi degli anni Duemila, alla Bergamo Ambiente e Servizi (Bas). Fondersi con una pari grado (allora il partner prescelto era l’Acsm di Como, salvo che il Consiglio comunale sconfessò clamorosamente il sindaco Cesare Veneziani) oppure entrare in un soggetto più grande (l’Asm di Brescia, come avvenne, oggi A2A) per competere sui mercati nazionali e internazionali sempre più consolidati? Anche l’aeroporto di Orio al Serio è arrivato ad un punto di svolta. Lo sviluppo in loco non è più possibile, si è detto, occorre spostare buona parte del traffico merci, sia per alleviare i problemi ambientali che per creare spazio a nuovi voli passeggeri. E la soluzione che sembrava più a portata di mano, anche se non necessariamente la migliore, era l’utilizzo delle potenzialità inespresse di Montichiari. Sull’asse Bergamo-Verona-Venezia (cui fa capo lo scalo bresciano) era stato imbandito un bel banchetto nuziale, ma sul più bello i promessi sposi hanno litigato e son volati i piatti. Risultato? I veneti han deciso di far tutto da sé, i bergamaschi hanno cominciato a comprendere che lo sbocco immaginato fino a quel punto non era per nulla scontato né esclusivo. Perché, come è stato scritto anche su queste colonne in tempi non sospetti mentre il solito coro superficiale dei politici pret à porter che governano Comune e Provincia esaltava l’ipotesi in campo senza peritarsi di valutare eventuali alternative, se si guarda ad ovest anziché ad est c’è un sistema, quello milanese, che ha necessità e potenzialità che possono perfettamente integrarsi con quelle di casa nostra. Di qui la decisione, presa nei giorni scorsi, di affidare al rettore dell’Università, Stefano Paleari, l’incarico di “valutare la possibilità della costituzione di un unico soggetto a cui afferiscano, anche indirettamente, le gestioni degli aeroporti di Malpensa, Linate e Orio al Serio”.

Certo, il rapporto in questo caso non sarebbe alla pari. Sea è molto più grande di Sacbo. Proprio come Asm lo era rispetto alla Bas. Ma qui si tratta di capire che cosa si vuole. Mettiamola in termini calcistici, così forse ci spieghiamo: meglio essere titolari nell’Atalanta, società nobile ma perennemente condannata ad evitare di retrocedere in serie B, oppure fare i rincalzi nella Juventus, club che lotta per conquistare scudetti e Champions League? Ogni scelta è legittima e, come ovvia, presenta sia aspetti positivi che negativi. Il lavoro che si appresta a svolgere il rettore sarà importante perché li metterà tutti sul tavolo e forse per la prima volta si potrà sviluppare un ragionamento compiuto, radicato su numeri e analisi tecniche, su quale possa essere il migliore sviluppo di Orio.

Sul tavolo, inutile che ce lo nascondiamo, c’è l’ipotesi di una fusione. Quando fu prospettata per la prima volta qualche anno fa, certo in maniera un po’ improvvida e unilaterale da parte dell’allora dirigenza di Sea, scatenò una virulenta levata di scudi da parte dei soci di Sacbo. Si sa, da queste parti, a dispetto di un mondo in cui le frontiere sono state spazzate via, continua a permanere un discreto culto della “bergamaschità”. A prescindere. Forse è arrivato davvero il momento di aprire il recinto, di giocarsi la partita in campo aperto, senza presunzione ma nemmeno riverenze. Da cittadini vogliamo solo augurarci, visto che l’aeroporto appartiene al patrimonio collettivo, che soprattutto i soci pubblici (ma non solo, evidentemente) si aprano al confronto con la massima trasparenza. La sfida è difficile e non priva di insidie. Se qualcuno pensasse di giocarla in un salotto commetterebbe un clamoroso errore.

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