Accesso al credito, «per le imprese 
sarà un 2013 ancora difficile»

Accesso al credito, «per le imprese sarà un 2013 ancora difficile»

Sarà ancora un anno di passione per le micro e piccole e medie imprese del commercio, del turismo e dei servizi. L’accesso al credito rappresenta per molte attività un percorso ad ostacoli e i nuovi parametri di “Basilea 3” destano più che una preoccupazione tra gli imprenditori. Oltre a lanciare l’invito all’impegno, in particolare in sede europea, per una revisione dei parametri, Ernesto Ghidinelli, responsabile del settore credito e incentivi di Confcommercio, evidenzia le problematiche del rapporto banca ed impresa, sottolineando il ruolo di “cuscinetto” e “ammortizzatore” rappresentato dai Confidi. In vista delle imminenti elezioni, Ghidinelli rinnova a chi governerà il Paese l’invito – avanzato da Rete Imprese Italia in occasione della Giornata di Mobilitazione – a supportare l’accesso al credito per ricostruire la liquidità delle imprese, a rafforzare la solidità patrimoniale dei Confidi, a sbloccare i crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione e a ridurre i costi a carico delle imprese in vista dell’obbligo di accettazione dei pagamenti con carte di credito che entrerà in vigore il prossimo gennaio.
I nuovi parametri di Basilea 3 come ridisegnano gli scenari del credito?
“Premesso che l’attività di regolamentazione del Comitato di Basilea, finalizzata al miglioramento delle condizioni bancarie di stabilità, ha rappresentato negli ultimi 25 anni un punto di riferimento costante nell’operatività dei sistemi bancari, in particolare nei Paesi occidentali, va detto che  la crisi finanziaria globale dell’estate 2007, propagatasi poi all’economia reale nel biennio successivo, ha indotto il Comitato di Basilea ad integrare ulteriormente la regolamentazione con lo scopo di aumentare i requisiti patrimoniali delle banche, definendo così i testi di nuovi accordi interbancari, che vanno sotto il nome di “Basilea3”.
Cos’è cambiato?
“Beh, siamo di fronte ad un quadro di proposte di regolamentazione, da realizzarsi con progressione annuale, che in linea di principio intendono favorire il rafforzamento della solidità patrimoniale delle banche, ma che si traducono, per quanto riguarda i loro effetti sull’economia reale, nell’attivazione di parametri più stringenti nella valutazione dei requisiti per la concessione di finanziamenti”.
Il risultato?
“La conseguenza è che cresce la convinzione da parte del mondo imprenditoriale che Basilea 3 da un lato fatichi a prevenirne le distorsioni del mercato finanziario, e dall’altro sottovaluti gli effetti delle decisioni adottate sull’economia reale ed in particolare sulle imprese di piccole e medie dimensioni. Il tutto in una fase economica di perdurante recessione in molti Paesi, quali l’Italia”.
Cosa si può fare?
“E’ necessario sviluppare, in particolare in sede europea, un’iniziativa per apportare correttivi ai parametri di Basilea 3 che non siano limitati, come finora avvenuto, ad una semplice correzione di alcuni coefficienti bancari di liquidità, ma che siano finalizzati a contrastare in modo significativo effetti restrittivi per l’accesso al credito delle micro e piccole e medie imprese”.
Quali sono le maggiori criticità nel rapporto tra banca ed impresa?
“Le micro e piccole e medie imprese hanno crescenti difficoltà di accesso al credito, che ben sappiamo rappresenta spesso l’unica fonte esterna di finanziamento. La debolezza della domanda interna e la difficoltà ad incassare i crediti generano la riduzione dei flussi di cassa, con problemi rilevanti per il finanziamento del capitale circolante e, dunque, dell’attività corrente delle imprese”.
Come dovrebbero agire le banche?
“In un contesto così critico è essenziale per le imprese poter disporre di partner bancari che siano davvero in grado di valutare l’excursus professionale di un imprenditore, le sue competenze in uno specifico settore di attività e la bontà di un progetto aziendale e che non si limitino, invece, a considerare in modo asettico poche informazioni quantitative sull’azienda. Se vi sono per certe imprese esigenze finanziarie legate al sostegno dell’innovazione, per molte altre si rilevano soprattutto esigenze legate al miglioramento delle condizioni di liquidità e solidità finanziaria aziendale”.
Quali sono gli strumenti a disposizione per ridurre i divari tra banche e imprese?
“Su questo tema risulta fondamentale un equilibrato rafforzamento del sistema dei Confidi, così come la valorizzazione del ruolo delle associazioni di categoria nel facilitare l’accesso al credito delle imprese di piccola e media dimensione. Soprattutto i Confidi, connessi strutturalmente con la rete associativa diffusa, sfruttando quindi la vicinanza con il loro territorio di riferimento, hanno avuto la capacità fin dall’avvio della crisi di fornire al sistema bancario quegli indispensabili elementi di conoscenza delle imprese che pongono il sistema bancario nella condizione di considerare il merito di credito con occhio maggiormente attento alla qualità dell’impresa, piuttosto che a soli parametri quantitativi. Ciò consente di veicolare mezzi finanziari fondamentali per il sostegno e lo sviluppo economico/sociale delle realtà territoriali di cui associazioni imprenditoriali e confidi fanno parte, svolgendo un insostituibile ruolo di ammortizzatori sociali nel rapporto tra banche ed imprese ed assumendo una quota rilevante del rischio economico connesso alle azioni di finanziamento del sistema delle imprese”.
Quali richieste avanzate a chi si candida a governare il Paese?
“La virulenza della crisi ed il perdurare delle condizioni recessive pongono il tema dell’accesso al credito delle micro, piccole e medie imprese e del loro rapporto con le banche tra i punti qualificanti rispetto alla determinazione dell’agenda politica. Oltre all’impegno, in particolare in sede europea, per una revisione dei parametri di Basilea 3, si possono individuare nell’Agenda recentemente presentata da Rete Imprese Italia altri interventi di natura prioritaria.
Quali?
“Urge sostenere l’accesso al credito per ricostituire la liquidità ed il capitale circolante delle imprese: di ciò bisogna tenere conto non solo nelle politiche finanziarie, ma anche nella definizione degli interventi pubblici di incentivazione alle micro, piccole e medie imprese sia a livello nazionale sia territoriale. L’invito è a sostenere quindi con maggiore convinzione l’intervento finalizzato a recuperare la solidità patrimoniale dei Confidi di matrice associativa, oltre che a rendere sempre più fruibile l’accesso agli interventi del Fondo centrale di garanzia per le PMI e ad assicurare la piena operatività agli accordi in materia di certificazione e smobilizzo dei crediti delle imprese nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni. Una questione particolarmente importante da affrontare è poi il supporto alla modernizzazione del sistema dei pagamenti del nostro Paese con la riduzione effettiva dei costi a carico delle imprese sul versante degli incassi tramite POS, una riduzione non più procrastinabile in vista dell’obbligo di accettazione dei pagamenti con carte di debito che scatterà dal prossimo gennaio 2014”.
Che 2013 dobbiamo aspettarci allora sul fronte del credito?
“In base alle rilevazioni sistematicamente effettuate dall’Osservatorio Credito Confcommercio, la percezione delle imprese del terziario riguardo all’andamento dell’economia italiana è ormai negativa dall’inizio del 2012 e le previsioni per il primo trimestre 2013 subiscono un ulteriore significativo peggioramento. Anche focalizzando l’attenzione sulle singole imprese, la situazione è vista in peggioramento e, in prospettiva, le valutazioni delle imprese intervistate non cambiano tenore. Si rileva che le imprese di minori dimensioni risultano essere in maggiore difficoltà e preoccupate per il futuro, a prescindere dal comparto di appartenenza”.
Si intravede qualche segnale di inversione di tendenza?
“I ricavi e l’occupazione, anche nell’ultimo trimestre 2012 risultano in diminuzione e non si rilevano segnale positivo per il prossimo trimestre. Le imprese di minori dimensioni tendono a mantenere stabili i loro organici, mentre il turismo risulta essere il settore che più degli altri registra riduzioni di personale. Per quanto concerne la situazione finanziaria delle imprese e le condizioni di accesso al credito, il numero delle imprese che sono riuscite a far fronte ai propri impegni finanziari nel quarto trimestre del 2012 si attesta sugli stessi valori del trimestre precedente, arrestando un declino che era iniziato nel 2011, ma con una prevalenza di casi di difficoltà, ancora una volta fra le imprese più piccole. Su base nazionale, invece, diminuisce rispetto al trimestre precedente il numero di imprese che si sono rivolte a un istituto di credito per chiedere un finanziamento (tra queste oltre il 79% risulta averlo fatto per soddisfare un fabbisogno di liquidità o ristrutturazione del debito e solo il 20,7% per investimenti). Anche nel quarto trimestre 2012 l’area dell’irrigidimento nell’accesso al credito ha superato quella della stabilità ed è difficile prevedere quando nel corso del 2013 questa tendenza potrà essere invertita”.