2023, si chiude un altro anno difficile per il commercio

Bilancio provvisorio pesante anche per il 2023, con 939 attività che lasciano il mercato, tra cui 88 insegne alimentari 

Le chiusure rilevate dall’Osservatorio Ascom Confcommercio Bergamo al 30 novembre 2023, da inizio anno,  nel terziario orobico sono 939 in Bergamasca e 148 in città. “Considerato che il mese di dicembre pesa molto nelle decisioni di impresa potremmo anche restare al di sotto delle 1.650 , che furono le chiusure registrate nel 2022, anno record negativo per chiusura di attività- commenta Oscar Fusini, direttore Ascom Confcommercio Bergamo-. Rispetto allo scorso anno hanno però già chiuso nei primi undici mesi del 2023 ben 88 attività di commercio alimentare di cui 45 negozi di alimentari, 10 fruttivendoli, 14 panifici e 11 macellerie oltre a 8 attività alimentari all’ingrosso. E’ presto per fare il punto sugli andamenti dell’anno appena chiuso ma il timore è forte che la striscia negativa registrata nel post Covid con la chiusura delle attività commerciali al dettaglio possa proseguire. Nei numeri forse riscontreremo livelli meno pesanti di chiusure rispetto allo scorso anno ma preoccupa invece l’impatto delle chiusure sui negozi di genere alimentare, vero presidio di servizio e vicinanza alle persone nei centri storici”.  Per la prima volta si assiste ad una vera e propria revisione della spesa alimentare. ” La contrazione dei consumi alimentari che stiamo registrando è senza precedenti in un comparto che era considerato il più stabile nella spesa dei consumatori- continua Fusini-. La gente mangia di più fuori casa, viaggia e compra molto meno. La spesa si sposta verso l’hard discount per molte famiglie ed il prezzo, con i recenti rincari,  è la leva più importante per arrivare a fine mese”. Un altro vero problema è quello del ricambio generazionale, che interessa anche attività storiche: ” Tra le attività che chiudono c’è anche chi ha raggiunto i limiti d’età e si ritira per godersi il meritato riposo dopo una vita di sacrifici- continua il direttore Ascom Confcommercio Bergamo-. Non c’è ricambio generazionale o subentro di nuovi imprenditori perché non ci sono prospettive di un lavoro sicuro e lungo. Servono grandi fatiche per guadagni risicati”.

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