Il terziario in grave crisi, un’attività su otto chiuderà. Il risultato dell’indagine promossa da Ascom, Confesercenti e BergamoTV

Il terziario in grave crisi, un’attività su otto chiuderà. Il risultato dell’indagine promossa da Ascom, Confesercenti e BergamoTV

image_pdfEsporta in PDFimage_printStampa

È drammatica la fotografia del terziario che emerge dal questionario promosso da Ascom, Confesercenti e Bergamo Tv.  L’indagine, realizzata la scorsa settimana, coinvolge 550 imprenditori di città e provincia e mette in evidenza come l’emergenza causata dal Covid-19 rischi realmente di mettere in ginocchio il commercio orobico. 

“Abbiamo aderito ad un invito fatto da Bergamo Tv e in collaborazione con loro e con Confesercenti abbiamo voluto sondare la situazione dei nostri imprenditori – afferma Giovanni Zambonelli, presidente di Ascom Confcommercio Bergamo-. La prima cosa che ci ha sorpreso è stata l’adesione immediata degli imprenditori, nel giro di poche ore avevamo già ricevuto un buon numero di risposte. Abbiamo raccolto circa 600 questionari che ci permettono di tracciare il sentiment delle imprese bergamasche. I risultati ci parlano di una situazione difficile e di un tessuto imprenditoriale che cambierà nei prossimi mesi”.

La maggioranza degli intervistati appartiene al settore pubblici esercizi, ristorazione e ricettività (375), che risultano essere i più colpiti; a cui seguono le attività di servizi, i negozi non alimentari, dove spiccano quelli di abbigliamento. “Hanno aderito anche una piccola fetta di negozi alimentari, che in questo momento stanno lavorando, riconfermando la loro vocazione di presidio del territorio. 

Sei gli argomenti trattati: affitto, liquidità, rapporto con i dipendenti, mancato guadagno, ipotesi di chiusura, richiesta al governo” continua Zambonelli.

Il dato più allarmante riguarda la riapertura dell’attività: uno su otto ha espresso la volontà di chiudere, l 12,1% degli intervistati ci sta pensando, il 31% non è in grado di rispondere e il 57% è pronto a ripartire.

Il tema più preoccupanti riguarda il pagamento dell’affitto: solo il 42,8% è proprietario dei muri del proprio negozi, il restante 57,2% è in affitto. “Su questo tema abbiamo cercato di capire un po’ di più l’intenzione dei nostri associati – spiega Zambonelli -. Tra chi è in affitto il 57% pensa di potere pagare le rate senza difficoltà, mentre il 43% non crede di riuscire e una parte di essi chiede di poter rinegoziare il contratto con il proprietario. Su questo tema stiamo cercando di trovare un accordo con l’associazione dei proprietari edilizi che presenteremo a breve e che possa dare un po’ di respiro ai nostri imprenditori”.

Più della metà degli intervistati (il 51%) dichiara di non avere liquidità sufficiente e il 26% stima una perdita che va dal 60 al 100% (il 38% dal 31 al 60 percento e il 36,1 fino al 30 per cento). “A questi imprenditori consiglio di confrontarsi con la nostra Cooperativa di Garanzia Fogalco per individuare le misure che Governo, Regione e Camera di Commercio stanno mettendo a disposizione per l’accesso al credito. Abbiamo creato in Ascom un gruppo di lavoro che sta rispondendo a tutte le domande e sta accompagnando gli associati nel predisporre la documentazione utile all’ottenimento dei diversi finanziamenti” 

Ed è proprio il contributo a fondo perduto quello che i commercianti chiedono al Governo, oltre che a detassazione e sgravi fiscali

Dal punto di vista del personale solo il 43% non rinuncerà a qualche dipendente, mentre il 21,7 teme di doverlo fare e il 35,7% sta valutando. 

“Il quadro che è emerge è veramente preoccupante – conclude Zambonelli -. Il nostro compito ora sarà quello di farci portavoce dei nostri imprenditori verso le istituzioni, mentre aspettiamo che venga definito settore per settore un piano di ripartenza con date certe e indicazioni ben precise e strutturate”.

Scarica l’indagine

image_pdfEsporta in PDFimage_printStampa