Quarto, il “gioco” pericoloso dei moralisti anti-grillini

Mamma mia quanto fa paura il Movimento 5 Stelle. Da una settimana non si parla d’altro che di Quarto, del sindaco grillino Rosa Capuozzo e delle pressioni subite (ma non denunciate) dalla camorra, della purezza di un soggetto politico che è nato in contrapposizione al sistema partitico vigente sulla base di un supposto dna inattaccabile da virus. Su un caso oggettivamente minore, relativo ad un paese importante ma non certo una metropoli, si sono esercitati plotoni di politici e fior di commentatori, compresa la star vindice di tutte le mafie Roberto Saviano con una delle sue sentenze preprocessuali. A quasi tutti non è parso vero prendere in castagna Grillo e i suoi adepti, per dimostrare che non sono esenti da nequizie come tutti gli altri, che la loro democrazia dal basso non esenta dall’imbattersi in poco di buono, che il loro concetto di democrazia subordina un sindaco al buon nome del movimento.

Rosa Capuozzo
Rosa Capuozzo

Quante belle parole, che delizia di ragionamenti, quanta accigliata riprovazione. Uno spettacolo davvero gustoso. Se non fosse che, anche o soprattutto a chi al Movimento 5 Stelle non concederebbe mai il voto nemmeno sotto tortura, fa ribrezzo vedere nella parte degli accusatori partiti ed esponenti politici che di tutto possono essere modello tranne che di moralità.
E’ stato facile osservare, per esempio, che il Partito democratico vanta la bellezza di 84 amministratori indagati per le più svariate tipologie di reato, compresi uomini vicini al premier Matteo Renzi (il quale, a differenza della descamisada Pina Picierno, una virago della politica da baraccone attuale, non ha affatto invocato le dimissioni del sindaco di Quarto). Ed è altrettanto semplice rammentare che pure dalle parti di Lega (le scope sono già state rimesse dell’armadio) e Forza Italia gli indagati non si contino proprio sulle dita di una mano. Ma Lorsignori, dopo aver ricevuto dal guitto barbuto a cinque stelle contumelie di ogni tipo, non possono certo lasciarsi sfuggire l’occasione per cercare di dimostrare che “anche loro”, gli odiati grillini, sono come tutti gli altri.

Ecco, questa soddisfazione, del sistema dei partiti con il concerto dei grandi giornali, nell’infrangere il presunto mito della purezza, a cui solo i beoti potevano e possono credere, è quel che più deve preoccupare. Una volta dimostrato che “così fan tutti” si pensa forse di aver ripulito le proprie vergogne? O si pensa che aumentare la velocità del ventilatore che spara fango ovunque porti ad una omologazione che tutto confonde e tutto cancella? Cercare di cavalcare il caso Quarto, con tutte le sue ambiguità ancora non chiarite, per sgambettare il Movimento 5 Stelle significa imboccare una scorciatoia per l’inferno. Perché la strumentalità è tanto forte da potersi rivelare, agli occhi di molti italiani, un vero e proprio boomerang.

Qui non è il caso di ricordare la faccenda della prima pietra o della pagliuzza e della trave. Riferimenti troppo aulici. Basta solo osservare che Grillo e amici possono essere combattuti e battuti “semplicemente” ingaggiando la battaglia sul piano politico, lasciando perdere quella morale e affidando le eventuali compromissioni penali alla magistratura. Il Movimento 5 Stelle non ha un’idea di Europa, combatte la moneta unica, è attraversato da contraddizioni enormi e soprattutto ha un personale politico naif che si è raccolto attorno ad un leader più per essere contro qualcosa che per un modello di società diversa. A molti, moltissimi italiani piace il luccichio delle 5 stelle. Al netto delle riserve, alcune battaglie (come quella agli stipendi dei parlamentari) sono sacrosante e meritorie. Uno scossone salutare al sistema italiano Grillo e il guru Casaleggio lo hanno dato. Ma se gli avversari pensano di poter ridurre la contesa ad una sorta di “Quarto  grado” moralistico-giudiziario non si rendono conto che rischiano di scavarsi la fossa da soli.

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