L’assalto a Curnis e il resto del mondo “dimenticato”

CurnisScusate la domanda diretta: una spaccata alla gioielleria del centro di Bergamo vale di più di quella messa a segno in un quartiere di periferia o in un paese della provincia? Merita più attenzione, richiede analisi preoccupate, necessita di risposte energiche che in tutti gli altri casi nemmeno vengono scomodate? Certo che no, dovrebbe essere la scontata risposta. Eppure, a giudicare da quel che si è visto, letto e sentito nei giorni scorsi anche le vittime di un furto non sono tutte uguali. Perché se un fatto succede nel cuore di Bergamo ha un altro valore, un altro significato. Manco il Sentierone fosse un pezzo di Paradiso in terra, in quelle poche decine di metri quadrati della città non è possibile che succeda nulla di men che commendevole. Un esempio? Chiudono negozi e esercizi pubblici ovunque nell’indifferenza generale, ma se putacaso succede negli spazi del Quadriportico, apriti cielo. Subito si alza un polverone di polemiche, riflessioni, richieste di intervento. Le regole che valgono per tutti, quelle banalissime e stringenti del mercato, non dovrebbero essere applicate al centro. Qui, i titolari degli immobili sono titolati a chiedere locazioni stellari a prescindere dalla crisi e i gestori dei locali, poiché operano nel cuore della città, dovrebbero per ciò stesso fare guadagni a gogò. Tertium non datur. Questo status di extraterritorialità deve naturalmente valere anche per le scorribande della criminalità. Che può agire dovunque , ma non sia mai che arrivi fin dentro il salotto… Allora i benpensanti, i superficiali, i professionisti della dichiarazione pret à porter si scatenano, con il supporto di articoli giornalistici di imbarazzante demagogia. Il furto alla gioielleria del Quadriportico, non si sa bene perché, ha un peso maggiore dei tanti altri che ogni giorno ingrossano le statistiche della criminalità in Bergamasca. I tanti che si son fatti prendere la mano dall’emotività – e che sono insorti contro l’oltraggio al centro – hanno implicitamente sentenziato che lavorare in periferia o in provincia comporta meno diritti, meno protezione, meno assistenza. Il furto alla tabaccheria di Vigolo o alla farmacia di Valtesse è una quisquilia, cose che capitano. Ma vuoi mettere la spaccata in centro? E no, lì non può succedere. Lì vige la regola (non scritta) dell’intoccabilità. Questione di griffe, di censo o che altro? Non è dato sapere. Forse, più semplicemente, ma non è scusabile comunque, è un solare esempio di superficialità. Di incapacità di sottrarsi ai luoghi comuni per andare al cuore vero del problema sicurezza. Prima di preoccuparci del salotto, dovremmo garantirci il diritto di poter dormire tranquilli nel proprio letto.

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