Ma a Bergamo i ciclisti sono solo carne da elezioni?

biciclettaL’altro giorno, in vena di sportività, ho tirato fuori la bicicletta. L’aria era tersa, la temperatura relativamente mite, così mi sono detto: cosa c’è di meglio di una bella pedalata? Avevo alcune commissioni in giro per la città e, sinceramente, non mi andava di bardarmi con casco e guanti da moto: in fondo, Bergamo dovrebbe essere una città ideale per il traffico ciclopedonale. Stefano Zenoni, ciclista impenitente, ancorchè, talvolta, un tantino sfortunato negli atterraggi, ha sempre sostenuto la necessità di potenziare l’uso della biciletta in città, ed io sono del tutto d’accordo con lui. Perfino il nostro sindaco, quando non ha problemi di parcheggio, si fa ritrarre a cavallo di una semibicicletta, uno di quei cosi con la pedalata assistita che permettono a chiunque di arrivare a Selvino senza versare una goccia di sudore: da sudatore selvinese, mi repelle l’idea, ma apprezzo il tentativo.

Insomma, la nostra amministrazione cittadina pare molto orientata verso il bike-friendly, perciò, tranquillo e beato, ho tentato di mettere in pratica la loro accattivante teoria. La quale, come moltissime altre teorie progressiste, alla riprova dei fatti si è rivelata una bufala, di quelle da mozzarella dop. Perché girare per Bergamo in bicicletta, se escludiamo l’asse Sant’Alessandro-Santo Spirito, ovvero la passeggiata domenicale dei tamarri inurbati, è qualcosa a metà tra la Soluzione Finale e l’eutanasia: se non ti gassano, ti stirano, insomma. Non esiste una pista ciclabile, là dove ce ne sarebbe più bisogno, vale a dire lungo gli assi di attraversamento urbano e nei quartieri semicentrali: le piste ci sono in periferia, ma lì le saprebbe progettare anche Fuksas, con tutto quello spazio! In altre parole, i ciclisti, a Bergamo, sono carne da elezioni: finita la festa, gabbato lu santu!

 

Ad esempio, l’idea della BiGi è un’ottima idea: giusto potenziare il servizio di Bike Sharing (il solito inglese, che due palle!), però, domandiamoci un po’ a cosa servano le BiGi se mancano le Biste Giglabili. Non esistono soltanto i reduci del Sessantotto che prendono la bici per andare da casa loro (sempre, rigorosamente, in centro che più centro non si può) a qualche libreria di via XX settembre: ci sono anche i cittadini comuni, che usano la bici per spostarsi e non per fare propaganda. E quelli, ve lo posso garantire, uscirebbero in bicicletta tutti i giorni, per andare al lavoro, per fare due spese, anche solo per muoversi un pochino, se la cosa fosse praticabile. Invece, prendono, spesso a malincuore, l’automobile per fare un paio di chilometri: inquinano, si stressano, perdono tempo e denaro. E porca l’oca: ma fatele queste benedette ciclabili! Darete fastidio a quattro automobilisti, a qualche negoziante fermo al Pleistocene, ai soliti che blaterano di politica e poi pensano che il Daesh sia un detersivo: ma farete la gioia di quella gente normale che rappresenta la pratica della vostra grammatica ideologica.

 

Le persone vere: non la Smart City dei Fritz Lang de noantri! E’ la solita vecchia storia: si fanno i parcheggi periferici ma non si fanno i collegamenti, si noleggiano le biciclette ma non si fanno le ciclabili, si fa la casa ma non si costruisce il tetto. Diamo per buono il fatto che ogni nuova amministrazione abbia bisogno di un po’ di tempo per tirarsi insieme: per capire quali sono i bottoni da schiacciare, distinguere la lavanderia dalla toilette, imparare a lavorare. Poi, però, uno si aspetta risultati: non si può amministrare Bergamo come se fosse un laboratorio architettonico e basta. Per carità, il progetto della Montelungo sarebbe bellissimo, se non ci fosse costato la catastrofica cessione dei Riuniti alla Guardia di Finanza, operazione di un’ambiguità assoluta, nonostante le fanfaluche sui miglioramenti urbanistici propinate ai residenti. Ma non c’è soltanto quello: abbiamo bisogno di infrastrutture che migliorino la nostra esistenza e non soltanto di panorami mozzafiato o visioni alla Le Corbusier.

 

Dunque, io, come cittadino, come elettore (ebbene sì: l’ho votato!) e come uno che paga vagonate di soldi in tasse, voglio le ciclabili: le pretendo, non le chiedo per favore! Questa amministrazione ne ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia e, adesso, è tempo che metta in pratica quanto ha promesso di fare. Perché il tempo del consenso sulla fiducia sta per scadere, e la gente comincia ad essere un po’ stufa di chiacchiere. Io voglio poter andare da Longuelo a Redona, da Santa Lucia a Boccaleone, da Colognola allo Stadio, senza rischiare la pelle o i polmoni: in altre città, meno teoricamente Smart e molto più concretamente Clever l’hanno già fatto. Basta stringere qualche carreggiata, allargare qualche strettoia, costruire qualche ponticello: se si vuole fare, si può farlo in tempi brevi. Altrimenti, devo arguirne che non si voglia fare: che questa bella pochade del “tutti in bicicletta” sia soltanto l’ennesima trovata pubblicitaria. E io pago…

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