Un mese nel segno di Primo Levi

Un mese nel segno di Primo Levi

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Considerate se questo è un uomo. Una frase che è un’intimazione e una domanda rivolta direttamente a te, accompagnata da uno sguardo che fissa negli occhi e non dà tregua. Alla fine bisogna rispondere, e la risposta che dai dice chi sei. Una frase che è un verso di una delle più importanti poesie del Novecento italiano. Si trova all’inizio di un classico della letteratura mondiale e ne ispira il titolo: ” Se questo è un uomo”, l’esordio narrativo di Primo Levi. Pubblicato nel 1947 dalla casa editrice De Silva, per volontà del suo direttore Franco Antonicelli, verrà riproposto da Einaudi nel 1958. Da allora comincia la fortuna del libro e dell’autore.

La poesia che introduce il racconto “nato -come spiega lo stesso Levi- fin dai giorni di lager per il bisogno irrinunciabile di raccontare agli altri, di fare gli altri partecipi”, comincia così: “Voi che vivete sicuri/ Nelle vostre tiepide case,/ Voi che trovate tornando a sera/ Il cibo caldo e visi amici:/ Considerate se questo è un uomo/ Che lavora nel fango/ Che non conosce pace/ Che lotta per mezzo pane/ Che muore per un sì o per un no./ Considerate se questa è una donna,/ Senza capelli e senza nome/ Senza più forza di ricordare/ Vuoti gli occhi e freddo il grembo/ Come una rana d’inverno”.

Formidabile. Fondamentale. Da ricordare. Da scolpire nel nostro cuore, da ripetere ai nostri figli, come chiede Levi. Nel nome del ricordo e di Primo Levi, il Circolo dei Lettori, in collaborazione con il Centro Internazionale di Studi Primo Levi, organizza online sul profilo facebook e sul sito “Io so cosa vuol dire non tornare”: non un Giorno della Memoria, ma un mese intero dedicato alla memoria attraverso la voce di un testimone di Auschwitz.

Da giovedì fino a martedì 16 febbraio. Iniziativa utile dalla giusta ambizione: cercare di contribuire a non far più accadere l’orrore. Una serie di incontri e lezioni. Nove appuntamenti fra letteratura e scienza, più una mostra fotografica, tre podcast e un gruppo di lettura dedicato al rapporto di Levi con Torino. Si comincia dopodomani alle 21. Con la poesia. Titolo della serata, ” Annunciazione. Dodici poesie intorno ad Auschwitz” a cura di Domenico Scarpa, consulente editoriale del Centro studi Primo Levi. Si va alla scoperta dei versi di Levi, con Scarpa che spiega e racconta e Valter Malosti che legge dodici poesie.

La più famosa, quella di “Se questo è un uomo”, non c’è. Uno se la tiene cara e la ripete per conto suo. Qui ne scopre altre, molto meno conosciute. Fra tutte, colpisce ” Il primo Atlante”, che è un giro del mondo, un volo colorato pieno di bizzarrie e invenzioni, con un bellissimo finale.

« Sono un uomo che crede poco alla poesia e tuttavia la pratica » confessava una trentina di anni or sono Levi. E aggiungeva: « Ho l’impressione che la poesia in generale stia diventando uno strumento portentoso di contatto umano » . Sin da giovane ha scritto versi per dare forma al suo sentire. E subito dopo Auschwitz, il primo modo di esprimersi, di mettere parole sulla carta, è stato in poesia. Al filosofo Theodor Adorno, secondo il quale dopo Auschwitz non si poteva più fare poesia, ribatteva che proprio nel 1945-1946 la poesia gli sembrò più idonea della prosa a esprimere ciò che gli pesava dentro. E precisava: ” Dicendo poesia, non penso a niente di lirico”.

Con la poesia, frutto di una lettura morale della realtà, Levi gioca, riflette, racconta di animali e di piante. Le prime ventitré le stampa in trecento copie nel 1970, battute a macchina, senza titolo, con la copertina in cartoncino. Nel 1975, con l’editore milanese Vanni Scheiwiller, All’insegna del pesce d’oro, ne escono ventisette con il titolo “L’osteria di Brema”. Infine, nel 1984 Garzanti pubblica ” Ad ora incerta” (ristampato nel 2019), che recupera le precedenti. Sono sessantatré in tutto, più dieci traduzioni, la maggior parte da Heinrich Heine.

Dopo la poesia, il ciclo prosegue con la prosa. Martedì prossimo Elena Loewenthal e Alain Elkann ricordano un altro sopravvissuto alla Shoah, lo scrittore israeliano Aharon Appelfeld, autore di “L’immortale Bartfuss” in uscita da Guanda. Il 26 gennaio viene presentato “Auschwitz, città tranquilla”, dieci testi narrativi e due poesie di Levi pubblicato da Einaudi. Gli appuntamenti di gennaio si chiudono giovedì 28 con Fabrizio Gifuni che, in dialogo con Ernesto Ferrero, racconta e legge ” I sommersi e i salvati”, l’ultimo lavoro di Levi, un saggio che è un ragionamento sui luoghi e i modi dell’orrore, del genocidio, dell’olocausto. Un altro seme che fa germogliare memoria.

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