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Bonus di 80 euro, ecco perché non ha rilanciato i consumi

I commercianti se ne erano accorti presto e ora i consumatori lo confermano: il bonus di 80 euro in busta paga, introdotto nel maggio di quest’anno per i lavoratori dipendenti con redditi inferiori ad una certa soglia, non ha mutato in modo sostanziale la capacità di consumo. Lo ha evidenziato l’indagine Confcommercio-Censis – realizzata tra il 26 settembre e l’8 ottobre – sul clima di fiducia e le aspettative delle famiglie italiane nel secondo semestre 2014. Appena il 24% dei percettori intervistati ha risposto che il bonus, tra maggio e settembre, ha accresciuto la capacità di spesa della famiglia, mentre il restante 76% ha ritenuto che l’effetto sia stato per ora neutrale.
Il 60,5% ha indicato che questi soldi hanno contribuito alla spesa per prodotti alimentari e il 55,8% per le utenze domestiche, il 9,5% li ha impiegati per far fronte a spese impreviste e il 4,1% li ha messi da parte. Chi invece ha colto l’occasione per concedersi uno svago o un divertimento rappresenta il 5,4%, mentre l’1,4% ha risposto che l’entrata aggiuntiva ha contribuito a pagare un viaggio. Il giudizio più positivo sull’incentivo è stato espresso dai single, i meno entusiasti i genitori singoli. Anche guardando al 2015, solo una parte minoritaria dei percettori del bonus (29%) ritiene che i soldi in più potranno essere utilizzati per spese diverse da quelle incomprimibili.
Più in generale, il sondaggio evidenzia come i leggeri segnali di allentamento della crisi emersi sia nella prima che nella seconda parte dell’anno vengano sistematicamente annullati da un clima diffusamente depresso tra le famiglie. Resta molto diffuso il modello del “vivere al limite”, ovvero la propensione a spendere grosso modo per intero le entrate correnti. Quasi 18 milioni di famiglie dichiarano di essere andate in pari tra entrate e spese correnti negli ultimi 6 mesi (71,8% del campione), mentre si abbassa, rispetto alle precedenti rilevazioni, la percentuale di famiglie (dal 14% al 9,8%) in grado di effettuare risparmi. Si mantiene stabile, intorno al 18%, la quota di famiglie che non riesce a coprire tutte le uscite con il proprio reddito, dovendo ricorrere a prestiti o ai risparmi. In particolare aumenta la quota di chi intacca i depositi bancari e di chi posticipa i pagamenti di bollette ed altre scadenze: per poco meno di 1 milione di famiglie ritardare il pagamento di bollette è diventata ormai un’abitudine.
Cosa assorbe risorse economiche che potrebbero forse essere utilizzate diversamente? Le principali voci sono rappresentate dalle utenze domestiche per il 54,2% degli intervistati e dalle tasse sui redditi e sulla casa per il 49,8%, vere e proprie zavorre e preoccupazioni che drenano una parte cospicua del budget familiare. «Sfiducia, malumore diffuso, una miriade di tasse da pagare e la prospettiva di un mercato del lavoro sempre più incerto rendono probabilmente vana qualunque politica finalizzata a incentivare i consumi – è il giudizio dello studio -. Più di 19 milioni di famiglie (oltre il 77% del totale) dichiara, infatti, che se disponesse attualmente di più soldi tenderebbe a risparmiare tali risorse aggiuntive proprio a causa del futuro assai incerto. Appare, dunque, veramente difficile uscire dal tunnel in cui il Paese si trova e l’incremento di liquidità inutilizzata da parte delle famiglie negli ultimi anni, oltre al processo di deflazione in atto, appaiono indicatori sufficienti a descrivere la situazione. Per fare “ripartire” i consumi occorrono misure diverse dai blandi interventi messi in atto fino ad oggi».
Ma in atto c’è anche un mutamento radicale dei modelli di consumo. «Si spende meno non solo per minore disponibilità di denaro e per il senso di incertezza del futuro – è la notazione -, ma anche perché è ormai possibile acquistare molti prodotti di qualità medio-alta a prezzi sempre più contenuti anche grazie ad un uso piuttosto esteso di internet e dell’e-commerce. Quasi il 30% degli intervistati ha indicato di avere effettuato acquisti via Internet, a prezzi ritenuti particolarmente convenienti. Maggiori possibilità di acquisto con minori risorse ed un diffuso clima di incertezza e di depressione che spingono a modelli di consumo improntati al “radicale contenimento delle spese” rischiano di essere una miscela esplosiva, in grado di deprimere ancora di più la situazione attuale».