Shadow Line, il “qui e adesso” 
del mondo artistico cittadino 

Shadow Line, il “qui e adesso” del mondo artistico cittadino 

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Molto più che un quadro. Un’opera di quello che può essere definito uno studio, con prospettiva sociologica, dell’ambiente artistico cittadino: è Shadow Line, che per i prossimi sei mesi resterà esposta nell’atrio del Centro Congressi XXIII e che porta la firma di Ferrario Frères, il nome del collettivo dove, dal 1995, con grande “fluidità” confluiscono varie personalità artistiche, in particolare bergamasche e milanesi. La produzione artistica del gruppo è intensa e segue un filo che ha iniziato a dipanarsi con l’ideazione di Atelier, un trittico in cui viene ripreso lo spunto di Courbet sulla rappresentazione dell’artista circondato dalle figure che ne hanno e ne influenzano tuttora la vita quotidiana e la vita estetica. Un filone che non si è esaurito, con una successione di opere legate fra loro da un nesso di casualità analogica e da spunti che emersi nel corso di un lavoro finiscono per generare quello successivo. Come nel caso di Shadow Line, appunto, dove sono raggruppati protagonisti, collezionisti, critici, curatori e artisti tutti bergamaschi, a cui si aggiunge una parte degli artisti delle precedenti generazioni che hanno lavorato a partire dagli anni 60. In questa opera nello spazio centrale si trovano gli artisti di precedente generazione, alla loro destra, appoggiata alla parete, l’opera Livesandworks, nella parte sinistra dell’opera in luce attenuata e riflessi in uno specchio ci sono collezionisti, critici e curatori. L’artista, Ferdinando Ferrario, è rappresentato all’esterno dello studio, in un parco mentre dipinge “en plein air” la sua modella preferita.
L’opera è idealmente divisa in quattro spazi che coincidono con altrettanti ambiti di frequentazione, di carriera e di sodalizio: ognuno di questi ambiti presenta una linea di confine, una linea d’ombra.
Questa è la quinta opera in forma di “Tableau” che avete creato dalla primavera del 2013. Come si colloca questa nuova opera esposta al Centro congressi di Bergamo nel panorama della vostra produzione?
“E’ l’ultima della serie iniziata a maggio del 2013, indaga i diversi aspetti dell’ambiente artistico di Bergamo in questi anni, in poche parole un “qui e adesso” dell’arte in città”.
Si tratta, infine, di ritratti di persone che fanno parte del mondo dell’arte cittadino: critici, galleristi, collezionisti, curatori , amministratori. Un modo per imbonirseli?
“In effetti l’operazione dà adito a margini di ambiguità. Essendo i personaggi ritratti elementi del sistema dell’arte del nostro territorio è chiaro che si autorappresentano nei loro ruoli e quindi la rete di relazioni sociali si ripropone e continua anche nell’opera. La loro è però stata una partecipazione attiva e gli si è chiesto di essere se stessi nel momento in cui venivano fotografati, mantenendo un certo distacco nel testimoniare la loro presenza”.
Quindi un modo anche per intessere relazioni che altrimenti non avrebbero potuto aver luogo.
“Parlavamo prima di ambiguità, è chiaro che il contatto con le persone, e a monte la scelta delle stesse, sono azioni che possono essere travisate: contattare una persona può portare la stessa a pensare che lo scopo è meno nobile di quello prospettato o scegliere chi deve apparire può essere una forma di censura verso coloro che non appaiono e lo meriterebbero. Tutto questo è parte integrante dell’operazione artistica che ha come elemento di maggiore visibilità l’opera da esporre, ma che si fonda sulle evidenziazione delle dinamiche del sistema dell’arte. Possiamo definirlo un grande happening in differita in cui ognuno dei partecipanti ha recitato se stesso e che è stato documentato da un totale di cinque opere con dimensioni medie di circa 1,3 x 3 metri”.
Allora dobbiamo pensare che una gran mole di lavoro, parte integrante dell’opera, non si vede e deve aver richiesto un buon dispendio di tempo ed energia.
“Il lavoro prevedeva una cernita iniziale degli esponenti delle diverse categorie del sistema dell’arte. La scelta dei personaggi ha subìto quindi modalità di scelta con criteri di tipo prevalentemente biografico e di opportunità. Ciò significa che alcune persone sono state scelte in quanto rappresentative di cariche istituzionali di tipo culturale, altre perché facenti parte della biografia del gruppo e altri ancora derivano dalla risposta del contesto. Dopo questa fase sono iniziati i contatti per richiedere la disponibilità, per spiegare le finalità e le modalità della partecipazione all’opera e infine l’esecuzione dei ritratti. A seconda dell’opera il ritratto è stato eseguito contemporaneamente per i singoli personaggi o in tempi diversi. Alla fine ogni partecipante è stato intervistato, proprio per sottolineare l’aspetto sociologico dell’operazione,e queste interviste saranno parte integrante di un catalogo futuro. E’ chiaro che il punto critico è stata la comunicazione delle motivazioni e degli obiettivi di queste opere. E qui le dinamiche delle relazioni fra l’artista e le altre figure del sistema dell’arte si sono evidenziate. Il risultato è stato quello di definire sinergie, affinità e, a volte, attriti che hanno modificato l’opera nel suo divenire”.
Un ottimo modo per promuoversi….
“L’equivoco fondamentale nel mondo dell’ arte è pensare che l’arte sia totalmente svincolata dalle dinamiche sociali ed economiche, per cui dire che devo contattare il tal gallerista o il tal curatore per farmi conoscere diventa qualcosa di scorretto. Oppure promuovere la vendita di un’opera diventa la mercificazione di un oggetto che dovrebbe rimanere ideale e puro. Questo lavoro composto da diverse opere invece ha voluto mettere in chiaro che queste dinamiche esistono, sono rappresentazione del sistema dell’arte e che il nostro tempo sta raffinando sempre più questi strumenti del sistema dell’arte. Dall’opera d’arte come merce si sta passando all’artista come merce”.
Il vostro parallelo è quindi mondo finanziario e sistema artistico. Mi può parlare delle analogie?
“Come per la finanza si vedono nel sistema dell’arte dei cambiamenti che si sono introdotti a partire dagli anni Novanta. E questi cambiamenti hanno accentuato la proletarizzazione di coloro che operano ai livelli bassi e le disponibilità di quelli che operano ai più alti livelli. Come nell’economia reale si dice che la forbice si è allargata. Nell’arte il mercato di primo livello diventerà sempre meno attivo a vantaggio di quello di secondo livello fatto di aste e di fiere. In questo modo gli artisti si vedranno costretti ad abbandonare i galleristi e ad affidarsi ai network che , secondo meccanismi propri, li lanceranno in aste on line per collezionisti che ristrutturano o ampliano la loro collezione. Con altre modalità verranno anche immessi nel circuito delle aste tradizionali oppure apriranno loro la possibilità di divenire oggetto di scambio fra gallerie e collezionisti in occasione delle fiere più importanti”.
Questa è una constatazione oggettiva. Cosa pensate di questi cambiamenti come artisti?
“Nella storia delle civiltà il sistema dell’arte ha subito continui cambiamenti. Dai committenti si è passati ai collezionisti e alle aste e l’artista è passato da artigiano passando per domestico a genio assoluto. E’ innegabile che i processi della società attuale siano molto veloci, non si ha più tempo di crescere col proprio lavoro: si arriva, in pochissimi casi, al traguardo immediatamente e poi si deve mantenere la posizione, pena il rapido oblìo. Invece, questo, per la maggior parte degli artisti diventa meta irraggiungibile. Come nel cinema abbiamo la star e nella musica la rockstar , così nell’arte è arrivato l’artista superstar. Mete desiderate da molti. Questo perché, in ognuno di questi ambiti, lo status di merce si è trasferito dall’oggetto al produttore. Malgrado ciò la nota positiva è che qualunque sia la posizione sociale raggiunta dall’artista esso deve mantenere sempre alta la qualità del proprio lavoro”.
Allora l’artista è diventato un prodotto finanziario?
“La cosa sicura è che il mercato si muove per una buona parte sulla creazione di attese verso le opere degli artisti e che prescindendo dalla qualità la loro desiderabilità si fonda su un mix di informazione, di passaggi di proprietà e di collocazioni ad hoc ben orchestrato. Per il sistema bisogna che il collezionista si muova, e lo può fare per affezione all’artista e alla sua opera, per investimento finanziario e, infine, per acquisire uno status sociale”.
E il vostro rapporto con i collezionisti ne ha guadagnato alla luce di questo lavoro?
“Indubbiamente con loro ci siamo misurati. Da parte degli artisti si tende a confondere collezionista e committente, mentre i collezionisti ti guardano secondo gli strumenti di stima dell’attuale mercato dell’arte. Vali per quanto il sistema ti riconosce. Certo un rapporto diretto basato sul riconoscimento del lavoro è quello che un artista auspica sempre”.
Tornando a questa ultima opera, ricorda “Scènes de la vie de province”, un centinaio di personaggi dislocati tra un interno e un esterno.
“Nella scena sono presenti artisti che hanno lavorato in prevalenza in questo inizio secolo, artisti che hanno lavorato sul finire del secolo appena passato e che continuano tutt’oggi, poi sono presenti curatori, critici amministratori, collezionisti e qualcun altro”.
Si notano anche due mise en abyme: una dei personaggi nel quadro di sinistra e l’ altra a destra nello specchio.
“Si in un caso è una citazione della quarta opera di questa ricerca e nell’altro abbiamo un riferimento alle prime tre opere trasposto in uno specchio. Nel primo caso abbiamo un gruppo di giovani artisti con i curatori e i collaboratori del Baco mentre nel secondo abbiamo collezionisti e curatori”.
E il fatto che questi siano riflessi nello specchio ha una qualche connotazione…insomma lo specchio e la vanitas…
“Nel mondo dell’arte , come negli altri mondi, ognuno propone se stesso: il curatore attraverso il suo museo, il collezionista attraverso la sua collezione , il critici attraverso le proprie visioni…”
E l’artista si propone en plein air …
“Fa parte del gioco. Questo lavoro si fonda sull’evidenza dei meccanismi del sistema, evidenti a tal punto da coincidere con gli elementi della rappresentazione”.

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