Ludopatie, 
Fusini 
(Ascom): 
«Bergamo 
dà l’esempio»

Ludopatie, Fusini (Ascom): «Bergamo dà l’esempio»

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L’assessore regionale Beccalossi ha presentato in città la nuova legge regionale che cerca di dare risposte al preoccupante fenomeno. Il vicedirettore dell’Associazione commercianti: «Apprezzabile la misura che prevede sgravi ed incentivi ai locali che diventano no-slot»

“Bergamo e il suo territorio sono un vero modello nel contrastare il fenomeno del gioco d’azzardo. Istituzioni, Curia, mondo dell’associazionismo e del volontariato stanno lavorando fianco a fianco per un obiettivo comune e sanno di poter contare su uno strumento valido come la legge regionale contro le ludopatie”.  Così l’assessore al Territorio, Urbanistica e Difesa del suolo di Regione Lombardia, Viviana Beccalossi si è espressa durante il suo intervento al Seminario sulla legge regionale sulla Ludopatia (da poco entrata in vigore) nella sede territoriale di Bergamo. “Una legge – ha proseguito la team leader della norma di contrasto al gioco d’azzardo patologico e alle ludopatie – che, va ricordato, è stata votata all’unanimità da tutte le forze politiche presenti in Consiglio regionale e che è quindi la legge di tutti”.
“Legge – ha precisato Beccalossi – che è diventata un esempio per altre regioni e soprattutto ha il merito di riconoscere il gioco d’azzardo come vera e propria emergenza sociale. Oggi è necessario tutti insieme mantenere alta l’attenzione e la tensione per la soluzione di un problema che la Regione ha voluto approcciare come tale e non, come appare in una visione distorta, come la facile scappatoia per assicurare entrate allo Stato in un momento di crisi”. “Ogni giorno – ha continuato l’assessore al Territorio – arrivano ai miei uffici richieste di aiuto da parte di sindaci e rappresentanti del mondo del volontariato, che, sul proprio territorio, cercano di contrastare l’apertura di nuove sale. Ora tutti questi soggetti dispongono finalmente di uno strumento normativo efficace, per evitare il proliferare di questa piaga sociale, con regolamenti che fissano la distanza dai luoghi sensibili per l’installazione di nuove macchinette, un pacchetto sulle attività di prevenzione e cura della malattia, incentivi fiscali per i gestori che decideranno di disinstallare le slot dai loro locali”. “Inoltre – ha proseguito l’assessore – abbiamo fortemente voluto coinvolgere i giovani, che rappresentano una categoria ad altissimo rischio, lanciando un concorso nelle scuole superiori e professionali, con cui verrà scelto il logo regionale che potranno esporre i gestori fieramente no slot”.
Da un rapporto del 2012, redatto dell’Assessorato regionale alla Famiglia, sono emersi dati  a dir poco sconcertanti, sul fenomeno crescente
delle giocate e delle somme messe a disposizione. Dal rapporto si evince che Bergamo è la terza provincia all’interno del territorio lombardo in termini di dipendenza, e che qui negli ultimi due anni, dal 2010 al 2012, si è registrato un aumento del 70%, mentre a Milano addirittura del 400%.  “Alla luce di questi dati – ha commentato l’assessore – emerge che la ludopatia ha dei costi sociali elevati proprio perché ha effetti sulle famiglie e sulla società. Spesso poi in periodi di crisi si pensa che il gioco d’azzardo possa risolvere tutti i problemi, e quindi immancabilmente si assiste ad un aumento esponenziale di questo tipo di fenomeno. Infine – ha aggiunto – l’altra questione su cui bisognerebbe riflettere è: quanto potere hanno i sindaci e i rappresentanti delle istituzioni che stanno sul territorio per gestire drammi come quello della dipendenza dal gioco d’azzardo? Nulla di fatto – ha constatato – perché le sale gioco non le autorizzano i Sindaci, loro possono solo mettere in atto regolamenti, ma non è campo d’azione del Sindaco. Probabilmente – ha concluso l’assessore – la rendita economica elevata che garantisce allo Stato questo tipo di dipendenza, giustifica una certa inattività”.
Nel frattempo l’Ascom di Bergamo ribadisce la propria adesione al tavolo di prevenzione della ludopatia dell’Asl per la rilevanza sociale ed economica del tema. “Il modello creato a Bergamo – sottolinea Oscar Fusini, vicedirettore dell’Ascom – ci auguriamo possa dare un indirizzo ad altre aree e contribuire ad affrontare in modo organico la questione delle sale gioco che vanno ad indebolire il tessuto sociale e ad impoverire i centri urbani”. La normativa porta con sé più di una criticità. “I problemi – continua Fusini – non si possono risolvere a valle, con leggi farraginose che continuano a punire gli esercenti per la mancata esposizione di cartelli dalla dubbia efficacia. E’ invece apprezzabile la misura che prevede sgravi ed incentivi, a partire dai tagli Irpef, per i locali che diventano no-slot. Non bisogna infatti dimenticare che se si spegnessero le slot machine la metà dei pubblici esercizi che le ha installate rischierebbe di chiudere per sempre”. Bisogna ricordare che gli esercenti restano l’anello debole di una catena in cui Stato e concessionari fornitori la fanno da padroni: “Gli esercenti si vedono sottoporre dei veri e propri contratti-capestro con clausole davvero onerose”.

I contenuti della nuova legge regionale

La legge 8 del 2013 e le successive delibere attuative  prevedono misure concrete per limitare il gioco d’azzardo sul territorio regionale l’obbligo di distanza, per l’autorizzazione all’installazione di nuove macchinette, ad almeno 500 mt da scuole, chiese, ospedali, strutture socio/assistenziali e altri luoghi individuati come “sensibili” e la predisposizione di un piano di contrasto che indica:
● i ruoli delle Asl nel contrastare questa nuova tipologia di dipendenza;
● i criteri per l’erogazione di voucher collegati a questa patologia;
● la collaborazione con le associazioni impegnate nella lotta alla ludopatia;
● i requisiti di una campagna informativa ad hoc che prevede anche la predisposizione di un numero verde dedicato;
● la formazione obbligatoria per gestori delle sale da gioco e titolari degli esercizi dotati di slot;
● la creazione di un marchio NO SLOT da individuarsi attraverso un concorso tra le scuole superiori di secondo grado;
● la funzione di controllo demandata alla Polizia Locale con sanzioni applicabili comprese tra un minimo di 1.000 a un massimo di 15.000 euro;
● la completa detassazione ai fini di addizionale regionale Irap degli esercizi  che disinstallano le macchinette e il raddoppio dell’addizionale per quelli che invece decidono di mantenerle;
● un regolamento attuativo da parte della Giunta che disciplini modalità tecnologiche per evitare l’accesso ai locali adibiti a sale slot ai minorenni.
Al fine di tenere monitorata l’efficacia delle azioni di contrasto alla ludopatia, è stato recentemente istituito un gruppo di lavoro che riunisce i principali attori interessati
dalla problematica  come ASL, SERT, delegazione ANCI, associazioni di categoria per proseguire con una strategia comune e condivisa.

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