L’export continua a trainare 
l’economia bergamasca

L’export continua a trainare l’economia bergamasca

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Nel 2012 la percentuale delle esportazioni sul fatturato totale è stata del 41,2% toccando quota 108 miliardi di euro, di gran lunga al di sopra della media nazionale e in crescita di ben un punto rispetto al 2011, quando la percentuale era del 39,9% e l’export lombardo aveva di poco superato i 104 miliardi di euro.
Bergamo figura al terzo posto con il 12,2% delle esportazioni totali, dietro a Milano (35,6) e Brescia (12,4).
E’ quanto emerge dal settimo Rapporto sull’internazionalizzazione delle imprese lombarde promosso da Confindustria Lombardia e presentato nei giorni scorsi alla presenza di Stefano Poliani, presidente del Comitato regionale Giovani Imprenditori e vicepresidente di Confindustria Lombardia con delega all’internazionalizzazione, Renato Cerioli, presidente di Confindustria Monza e Brianza e Francesco Ferri, presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Monza e Brianza.
L’indagine ha visto la partecipazione di oltre 1.000 imprese attive sui mercati esteri, con una percentuale rilevante di micro e piccole imprese: ben il 71% del campione è infatti composto da aziende con meno di 50 dipendenti, il 24% da aziende fino a 250 dipendenti, mentre le imprese con 250 o più dipendenti pesano solo per il 5% del totale.
La ricerca ha analizzato le diverse modalità di presenza all’estero delle aziende della nostra regione, le direttrici geografiche attuali e prospettiche della loro espansione commerciale e multinazionale, e si è concentrata sugli ostacoli incontrati nell’attività di internazionalizzazione e sui servizi a sostegno dell’impresa.
“I dati – ha dichiarato Stefano Poliani – dimostrano che la capacità delle nostre imprese di affrontare i mercati internazionali e di riuscire a cogliere nuove opportunità non rappresenta più solo un surplus, ma è diventata cruciale per la loro stessa sopravvivenza. In una situazione di totale stagnazione del mercato interno, la presenza sui mercati esteri ha permesso al 15% delle imprese campione di bilanciare le ridotte performance nazionali e ad un ulteriore 10% di chiudere il 2012 con un fatturato totale in crescita”.
“La Lombardia conferma il ruolo trainante che mantiene da sempre nei confronti dell’economia italiana, in particolare per quanto riguarda i processi di internazionalizzazione – ha continuato Poliani – il che ci consente di essere una sorta di laboratorio vivente per valutare le tendenze più generali dell’intero Paese”.
L’analisi delle direttrici geografiche – in particolare quelle prospettiche (triennio 2013-2015) – ha evidenziato che, pur rimanendo forte l’attenzione sui grandi Paesi avanzati del Vecchio e del Nuovo Continente, il focus dell’espansione internazionale delle imprese lombarde si sta spostando verso i Paesi emergenti, la Turchia e i BRIC. Se le prospettive ricavate dallo studio risulteranno corrette, è stato inoltre stimato che la percentuale di imprese con presenza stabile all’estero crescerebbe in media di 7 punti percentuali – dal 23% al 30% – arrivando a registrare un incremento di quasi il 50% per le imprese con meno di 50 dipendenti.

Le difficoltà delle imprese
La ricerca ha inoltre analizzato le difficoltà incontrate dalle imprese nella loro attività all’estero. I maggiori ostacoli, segnalati dal 25% delle imprese, sono quelli riconducibili alle piccole dimensioni d’impresa. Diventa quindi fondamentale fornire servizi che siano diversificati per classe dimensionale e strumenti che aiutino le imprese ad aumentare l’ impatto della loro azione sui mercati esteri. In questo contesto assume fondamentale importanza il ruolo giocato dalle reti e dalle filiere produttive: l’indagine ha segnalato infatti che l’interesse verso forme di aggregazione per l’internazionalizzazione è aumentato di circa tre punti percentuali rispetto allo scorso anno.
“Il dato sulle aggregazioni – prosegue Poliani – è particolarmente interessante poiché rivede, almeno parzialmente, un diffuso pregiudizio tutto italiano nei confronti delle reti d’impresa. Anche in questo caso la Lombardia mantiene il suo ruolo di leader: la nostra regione è infatti prima in Italia con quasi duecento contratti di rete registrati (dato RetImpresa)”.
L’analisi ha inoltre evidenziato il crescente utilizzo dei servizi a supporto dell’internazionalizzazione offerti dai diversi Enti: viene sottolineata, in particolare, l’importanza attribuita al ruolo riconosciuto alle Associazioni territoriali di Confindustria, che rappresentano in molti casi l’interlocutore privilegiato delle imprese su tali tematiche. Secondo i dati raccolti, infatti, il loro supporto è considerato positivo dal 90% del campione.
“Questo importante documento- afferma Cerioli – conferma la situazione di luci e di ombre (crescenti) che caratterizzano il nostro sistema socio-economico lombardo. Da un lato un mercato interno debole in un Paese poco competitivo, sempre meno attraente per gli investimenti esteri, soprattutto di tipo industriale, dall'altro, un contesto globale in continua crescita che vede l'Europa sempre meno centrale e i Paesi (oramai) sempre più sviluppati che rappresentano una necessità per le nostre aziende e non più una semplice opportunità. Le imprese lombarde ci sono – prosegue Cerioli – stanno investendo e crescono in questi nuovi mercati nonostante tutte le difficoltà che incontrano a causa della dimensione mediamente più piccola che hanno rispetto ai concorrenti stranieri e alla crescente distanza anche di tipo culturale che occorre superare per potersi legittimare in questi nuovi contesti. Serve un sistema-Paese forte – conclude il presidente di Confindustria Monza e Brianza – per poter vincere la sfida della globalizzazione dei mercati e su questo l'Italia ?Ñ‚Äî in colpevole ritardo e non si riescono ad intravedere segnali molto rassicuranti all'orizzonte”.
Cresce anche l’importanza attribuita al supporto richiesto alle banche, ora più che mai percepite dalle imprese come un partner cruciale per l’internazionalizzazione.
Durante la mattinata è emerso il consolidato rapporto tra il sistema Confindustria Lombardia e Intesa Sanpaolo, protagonista del dibattito sul tema dell’internazionalizzazione con il contributo di Gianluca Corrias, responsabile del Servizio Internazionalizzazione Imprese di Intesa Sanpaolo.
“Lo sbocco sui mercati esteri rappresenta una scelta quasi obbligata per le imprese che vogliono crescere e rimanere competitive, in particolare le piccole e medie imprese il cui potenziale di sviluppo inespresso è maggiore – conferma Gianluca Corrias. Per accompagnare le imprese all’estero, il nostro Gruppo ha costituito da tempo strutture specializzate come il Servizio Internazionalizzazione Imprese che affianca l’azienda, qualunque sia la sua dimensione o la fase di evoluzione, sia nell’operatività ordinaria sia nelle decisioni strategiche. Lo sviluppo del business estero e il supporto alla costituzione di reti d’impresa ai fini dell’internazionalizzazione – sottolinea Corrias – rappresentano capitoli importanti nell’accordo nazionale che il nostro Gruppo ha rinnovato lo scorso marzo con Confindustria Piccola Industria e i cui contenuti, in termini di plafond, prodotti e servizi dedicati, saranno proposti anche a livello regionale qui in Lombardia”.
L’iniziativa ha visto inoltre la partecipazione di imprenditori, esperti e rappresentanti delle istituzioni, che si sono confrontati nell’ambito di due focus group, dedicati alle difficoltà e alle strategie per l’internazionalizzazione, con uno specifico approfondimento sui mercati di Russia e Turchia.
“Le aziende guidate dai Giovani Imprenditori di Confindustria Monza e Brianza dimostrano grande propensione all’internazionalizzazione. Ne sono una testimonianza – sostiene Ferri, presidente Gruppo Giovani Imprenditori Confindustria Monza e Brianza – le tante aziende iscritte al movimento che operano nei settori della logistica, della meccanica, della chimica, del tessile e dell’automotive che riescono ad essere ancora competitive grazie alla forte crescita che hanno avuto le esportazioni e gli insediamenti permanenti all’estero, soprattutto nei BRICS. D’altra parte – prosegue Ferri – proprio perché le aziende guidate da GI sono spesso piccole, specie se di prima generazione, si confrontano ancor di più con le difficoltà all’internazionalizzazione, quali l’accesso al credito, le difficoltà nel trovare partner locali affidabili e l’assenza di strumenti ed enti di supporto italiani nei paesi di destinazione. Una soluzione concreta per vincere questi ostacoli sono le Reti d’Impresa, al fine di poter costituire degli aggregati di PMI capaci di coinvestire per sviluppare progetti di internazionalizzazione, condividendo costi e benefici”.

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