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Lavoro, in causa sempre più manager e dirigenti 

“Le controversie non risparmiano alcun settore e in questo ultimo periodo sono in crescita le cause che riguardano dirigenti e manager, con retribuzioni di un certo peso” rileva Ermanno Baldassarre, giuslavorista e presidente dell’Ordine degli avvocati di Bergamo.
Il ricorso alla cassa moltiplica però i problemi: “La cassa integrazione è ormai uno strumento essenziale per garantire la sopravvivenza delle pmi ed ormai anche gli studi professionali – legali inclusi – ricorrono alla cassa in deroga. Crescono però oltre alle cause per licenziamento e qualifica anche quelle per differenze retributive e applicazione non corretta degli ammortizzatori sociali”. Ma a generare caos negli uffici giudiziari è il rito Fornero.
Una riforma che ha avuto un “impatto devastante” sul sistema giudiziario italiano, come sottolineato da Fabio Rusconi, presidente dell’Agi, Associazione degli avvocati giuslavoristi italiani?
“Diciamo che è una pessima legge perché decuplica i problemi, anziché semplificarli. Inoltre non fa che replicare procedure già esistenti, come la procedura d’urgenza già presente nel Codice, per quanto concerne la prima fase del rito che riguarda il merito. E’ bene che sia posta una maggior attenzione alle cause di licenziamento, è giusto pensare che una causa non possa durare dieci anni, ma non si può istituire, paradossalmente, un quarto grado di giudizio”.
Una legge di cui nessuno sentiva il bisogno?
“Il rito del lavoro è una splendida quarantenne (“nata” nel 1973, ndr) sfregiata da pessimi interventi di chirurgia estetica, tra cui quello ad opera della Fornero. Il problema non riguarda tanto i tempi di giudizio, ma le complicazioni create dall’interpretazione delle norme”.
Quali soluzioni intravede per ridurre il contenzioso?
“La prima strada, impercorribile, sarebbe quella di rendere il rito del lavoro effettivo, con tutte le necessarie risorse come dovrebbe essere. I termini per i giudici – è una provocazione-  dovrebbero essere perentori. L’arbitrato, con una funzione sussidiaria dell’avvocatura da ripensare per il futuro, potrebbe giocare un ruolo importante per snellire il contenzioso”.
La mediazione si è rivelata inefficace?
“Il tentativo obbligatorio di conciliazione si è rivelato un flop perché raramente si sono trovate soluzioni davanti alla  allora Direzione Provinciale del Lavoro (ora denominata Territoriale). Quanto alla mediazione non è uno strumento utile per risolvere i problemi legati al lavoro”.
E’ cambiato il ruolo delle organizzazioni sindacali nel contenzioso?
“Il sindacato continua a svolgere la sua funzione, in mezzo al guado tra lavoratore e impresa. Prima di entrare in causa il lavoratore si consulta con il sindacato o l’associazione di categoria, che possono svolgere un ruolo importante per definire a livello extragiudiziale le controversie”.
In tribunale i lavoratori hanno sempre la meglio, come vuole il senso comune?
“L’applicazione del  principio del favor lavoratoris è insito in un rapporto dispari, in modo che non prevalga la condizione del contraente più forte a scapito della parte più debole. Ma ciò non vuol dire che venga denegata la giustizia. Come nel campionato di calcio, sulla distanza, vince la squadra migliore anche le cause di lavoro, analizzando le risultanze nel tempo, vanno nella direzione in cui ci si aspettava che andassero”.
Non capitano mai cause pretestuose?
“Raramente vengono radicate cause palesemente pretestuose, pur essendovi un certo contenzioso che non ha particolare rilevanza economica, come per le piccole differenze retributive”.
Quale impatto ha una causa di lavoro su un’impresa?
“C’è chi sostiene che ormai i costi delle aziende siano implementati da quelli degli avvocati. La realtà è che i servizi legali vanno correttamente pagati perché tutelano interessi e diritti di vitale importanza, soprattutto in fase preventiva”.