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Expo e Bergamo 2019, occasione per ripensare il nostro futuro

La candidatura di Bergamo a Capitale Europea della Cultura ha varie caratteristiche che la diversificano dalle altre città candidate. Una di queste è la "tappa intermedia" dell'Expo 2015. Che solo Bergamo ha, ma che fa di questa candidatura qualcosa che vive anche al di là del suo successo. Per intendersi, se ad esempio Matera, altra città candidata, dovesse fallire la candidatura, per la città sarebbe finita lì. Se questo avvenisse a Bergamo, questa avrebbe comunque lavorato per il 2015, cioè per la sua parte di Expo. Se questo è vero appare tanto più superficiale la perplessità di qualche bergamasco sul doversi la città impegnare o meno nella candidatura. Bergamo per la  prima volta nella sua storia moderna ha due grosse sfide, ostacoli, opportunità, collegate  davanti a sé. E per paradosso, le iniziative necessarie per la candidatura del 2019 sono se non altrettanto urgenti addirittura più urgenti di quelle dell'Expo 2015. Perchè, come ad alcuni sfugge, ed altri forse non sanno, il Dossier sulla quale le città candidate verranno giudicate va consegnato alla giuria internazionale che li giudicherà entro il prossimo 20 settembre. Appare allora un po' anacronistico il dibattito dai tempi a maglie larghe  che si continua ad intrattenere da oltre un anno sull'opportunità o meno della candidatura, quanto anacronistico appare il meccanico ripetersi di generiche critiche o astratte ricette mai seguite da concreti progetti; il tutto condito da commenti sul fatto di non sapere nulla della candidatura quando da quasi un anno basta cliccare Bergamo 2019 su qualsiasi computer per avere su un sito pur imperfetto, oggi migliorato, quelle informazioni essenziali e i contatti necessari per connettersi progettualmente con la candidatura. Il tutto come se questo astratto  dibattito potesse andare avanti fino al 2019. Purtroppo no si fa una candidatura nè un Expo con ricette a mezzo stampa. Per usare una metafora calcistica è come se nello spogliatoio prima della partita ci si incaponisse a discutere della scelta della formazione o del modulo di gioco, o delle tattiche  al punto che ci si dimenticasse che l'arbitro sta fischiando il calcio d'inizio con una sola squadra in campo condannando la squadra che non è uscita dallo spogliatoio ad una sconfitta a tavolino. Questo rischio, non solo bergamasco, è reale ed insidioso: il parlare troppo per mettere tutti d'accordo e accontentare tutti, ma arrivare tardi. I due impegni sono domani. Ed è francamente il doppio appuntamento che potrà cambiare definitivamente alcune cose in Bergamo e provincia: rimodellare la percezione della città all'esterno, smussare una mentalità un po' troppo autoreferenziale, ma soprattutto costruire una accelerazione nella fusione virtuosa tra la città del fare e la città del creare. Tra cultura e impresa. Tra pubblico e privato, tra  territorio ed istituzioni. Inoltre data la convivenza  progettuale tra maggioranze ed opposizioni politiche nella cabina di regia della candidatura, la stessa ottiene anche l'utile risultato di ricostruire una distanza tra cultura e politica, con la precedenza della prima sulla seconda, cosa non frequente. Ma la candidatura è fatta di progetti, concreti e innovativi;  progetti che possono venire sia da un team di professionisti che dal territorio, meglio se da entrambi in dialogo. Un dialogo auspicabile, indispensabile, ma dialogo deve essere. Presupponendo gli uni siano disposti ad ascoltare gli altri. Però non possono restare progetti, devono tramutarsi in realtà. Si può mettere Palazzo Suardi a disposizione della candidatura, ma non lo si puó far vivere se la comunità non lo colonizza di solide realtà progettuali bergamasche. Fare, costruire, lavorare insieme in modo operoso, riuscire dove altri falliscono era ed è il dna di questa comunità bergamasca;  questa caratteristica non deve farsi inceppare  dalle troppe parole. Bergamo 2019 è il sostegno reale e concreto alle domande della cittadinanza che sono fatti, opere, infrastrutture, miglioramento della vita, lavoro per le nuove generazioni. La candidatura e l'Expo insieme rappresentano un test della voglia di Bergamo  di tornare di amministrare autorevolmente il futuro, invece di subirlo. Vedremo la città come reagirà agli stimoli che chi lavora sodo  alla candidatura costruisce..tra non molto.

Claudia Sartirani
Assessore alla Cultura del Comune di Bergamo