Da “Cenerentola” dei settori  a pilastro della ripartenza. I professionisti dello sport chiedono dignità e coerenza

Da “Cenerentola” dei settori a pilastro della ripartenza. I professionisti dello sport chiedono dignità e coerenza

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Quella che pongono i professionisti dello sport non è solo una questione di soldi anche se sul denaro (non preso) i diretti interessati potrebbero avere molto da recriminare perché tra dimenticanze, annunci non veritieri e spiccioli ricevuti, gli operatori di questo settore sono stati letteralmente abbandonati. Insieme alla cultura e al divertimento, lo sport è uno dei settori più colpiti dalle restrizioni imposte dalla pandemia e contestualmente dal mancato ristoro.

La questione che invece sta a cuore ai professionisti è soprattutto quella di dignità e coerenza. Il libero professionista che esercita professioni non “protette” o “non ordinistiche” è nel nostro Paese l’”ultima ruota di un carro” che viaggia piano e lascia indietro sempre i più deboli. Eppure i liberi professionisti risolvono molti problemi allo Stato senza chiedere molto in cambio. Lavorano tanto per sbarcare il lunario, bene per restare sul mercato; costituiscono il sistema connettivo del mondo delle imprese e risolvono bisogni di persone e imprese che altrimenti resterebbero insoddisfatti. Per di più, e non è poco in questi tempi, riducono le liste dei disoccupati e rinunciano al reddito di cittadinanza.

Cosa restituisce loro lo Stato? A parte qualche regime fiscale “superstrampalato” dell’ultima ora e un sistema previdenziale vecchio di trent’anni e non tutelante, poco altro. I politici continuano a pensare che la maggioranza degli autonomi lo faccia per evadere o per forza. È sbagliata la prima presunzione ed è vera la seconda ragione perché a queste condizioni sfido chiunque a continuare a svolgere l’attività da professionista in questo Paese. Non è casuale che la pandemia abbia rafforzato il trend negativo, che dura da anni, di calo dell’apertura di nuove partite IVA nel nostro territorio.

La questione della dignità emerge forte nell’anno del Covid. Non è che nemmeno le aziende abbiamo avuto ristori alla “tedesca” ma ai professionisti, in una fase in cui la loro attività è stata azzerata, è arrivato bonus (600 euro per due mesi) più bassi del reddito di cittadinanza.

Per i professionisti dello sport è inconcepibile la mancanza di coerenza nel non riconoscere il loro ruolo economico e sociale. Lo sport fa bene, non inquina, non esaurisce le risorse e aiuta le persone a stare sempre meglio. Soprattutto in Italia dove l’età media sta aumentando vertiginosamente, la spesa sanitaria sta esplodendo e le conseguenze di uno stile di vita ormai deviato rendono le persone bisognose di attività motoria e sportiva pena la catastrofe dell’aspettativa di vita americana. In periodo di pandemia lo sport andrebbe incentivato e non vietato.

A fronte di grandi bisogni, di obiettivi altisonanti la risposta dello Stato sembra ai più piccola piccola. In questa fase solo chiusure senza aiuti e distinzioni.

Il gruppo Libere Professioni di Ascom Confcommercio Bergamo nel suo convegno “Riattiviamoci – Sport benessere salute ed economia al tempo del Covid 19” sottolinea proprio questi aspetti: la categoria, pur allo stremo, non chiede (solo) ristori ma pretende dignità e coerenza, soprattutto nella prospettiva della ripartenza.

Nell’immediato, attraverso la riapertura dei luoghi di sport e delle pratiche perché accanto al danno economico la nostra società sta pagando anche quello fisico e psicologico. Si può fare sport in sicurezza e per il bene delle persone. Il gruppo dei professionisti di Confcommercio professioni di Bergamo offre spunti ed idee anche originali per riattivarci subito.

E in prospettiva, smettere di rappresentare la “cenerentola” dei settori ma deve diventare un pilastro della ripresa del nostro Paese. Con una detrazione fiscale per l’attività sportiva estesa a tutti ed a ogni età.

Lo sport fa bene al singolo, alle comunità e al nostro Paese. Anche all’economia. Sosteniamolo.    

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