Trump vince anche se demonizzato. Una lezione per il nostro referendum?

 

Donald Trump

Donald Trump

Adesso è tutta colpa dei sondaggi. Se la vittoria di Donald Trump ha preso tutti, quasi nessuno escluso, in contropiede la responsabilità è di quei maledetti istituti demoscopici che ci hanno venduto previsioni e statistiche attendibili quanto i visionari di paese che parlano con la Madonna effigiata nel quadro del tinello. Ma siamo proprio sicuri che sia così? Non è che schiere di presunti esperti e altrettanto improvvisati analisti ci hanno propalato per settimane il frutto malato delle loro narcisistiche elaborazioni e delle loro relazioni autoreferenziale da salotto? Sbagliare si può, intendiamoci, specie quando si deve interpretare il sentire e gli umori della gente. E tuttavia, proprio per questo, sarebbe ora che la si smettesse di affidarsi a tanti presuntuosi dilettanti allo sbaraglio.

Quelli che, materia prima nei grandi giornali, prendono il primo volo per New York, scambiano a fatica due parole con il taxista che li scarica nel pregiato hotel di lusso pagato dalla ditta, e il giorno dopo sfornano una pagina di dotte considerazione su come e qualmente gli americani – nemmeno solo gli abitanti della Grande Mela ma tutti gli americani – vivono e pensano. Quelli che per capire, o fingere di capire, la società americana prendono la prima copia del New York Times (sempre lì si va a sbattere perché fa figo), leggono due articoli, e opla’ ti rifilano un’analisi infarcita di sociologia da fast food. Quelli che, non avendo sufficienti cellule grigie per articolare un proprio pensiero, si rivolgono all’intellettuale di turno, una volta andavano di moda i filosofi ma adesso piacciono da morire gli antropologi e gli esperti di comunicazione sociale (da declinare all’inglese, of course), che in cambio di un soffietto sull’ultimo libro sfornato rilascia osservazioni che vanno nel senso esattamente desiderato dall’intervistatore, a cui spesso non interessa una libera opinione ma portare a casa un titolo che assecondi il volere della Casa.

Questo è l’andazzo nei giornali italiani (per non parlare della TV, dove da tempo conta solo l’effetto spettacolo, non c’è più nemmeno il tentativo di usare la telecamera come scandaglio della società). Inutile sorprendersi della topica Trump il giorno dopo. Ed è francamente penoso leggere le articolesse delle solite prime penne che ci raccontano di come non ci hanno capito un tubo senza provare un minimo senso di vergogna (magari insieme all’ammissione che, dato il macroscopico errore commesso, forse sarebbe il caso di dedicarsi al racconto delle ormai residuali corse di ippica o, ancora meglio, dedicarsi alla compagnia dei nipotini.
Purtroppo, succede qualcosa di ancor più incredibile. Molti di questi commentatori della domenica ora riversano la rabbia per la sconfessione subita addosso a Trump (come ieri sugli inglesi per la Brexit) e agli stessi americani. Uno dipinto come razzista, sessista, troglodita, violento e via insultando; gli altri, come ignoranti, violenti, populisti, qualunquisti, oltre che ovviamente sessisti e razzisti. Gente che ragiona con la pancia e non con la testa, che fa prevalere l’istinto sulla ragione, che guarda al proprio “particulare” e non si cura dell’interesse (supposto) generale. Ancora una volta, anziché sforzarsi di capire ci si abbandona alla demonizzazione. Gli elettori di Trump (come gli inglesi che hanno voluto la Brexit o come i grillini o i leghisti in casa nostra) sono brutti, sporchi e cattivi, a prescindere. Secondo questi fini pensatori, se voti Obama (vedi gli elettori dell’Ohio) sei un cittadino perbene, aperto, evoluto; se, viceversa, la volta dopo opti per Trump diventi un rozzo egoista. E la pratica è inappellabilmente chiusa.
Vale solo la pena di osservare, per tirare amaramente le conclusioni, che in questo modo non si fa altro che fornire più forza e più consensi a chi si vuole criticare o contestare. Sta succedendo anche da noi e potremmo vederne presto i risultati. Vedremo se a forza di dipingere come odiatori di professione, ignoranti, passatisti e quant’altro quelli che non condividono un progetto di riforma costituzionale non si finirà con il tirargli la volata.

 

 

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