S.o.s Lavoro: Supporto, Organizzazione e Sostenibilità, Ascom lancia il nuovo servizio

Il servizio risponde alla crescente richiesta da parte degli imprenditori, alle prese con una crisi economica senza precedenti, di adottare piani e interventi sul fronte strategico e organizzativo

S.o.s Lavoro: Supporto, Organizzazione e Sostenibilità, Ascom lancia il nuovo servizio

Il progetto “S.o.s Lavoro -Supporto, Organizzazione e Sostenibilità” di Ascom Confcommercio Bergamo prevede l’intervento di un team di professionisti qualificati ed esperti dell’area Lavoro e Welfare per assistere le imprese nella definizione e attuazione delle misure necessarie nel breve periodo, oltre a mettere in atto una revisione strategica nel lungo periodo. Attraverso una consulenza personalizzata saranno valutati i punti critici e le priorità operative, definiti gli interventi di ottimizzazione, riorganizzazione, cambiamento organizzativo. Il ricorso agli ammortizzatori “emergenziali” ha sicuramente contribuito a sostenere imprese e lavoratori nella fase più critica, ma per affrontare al meglio l’immediato futuro in condizioni di sostenibilità, è prioritario che le imprese adottino dei piani e interventi anche operativi, da eventuali procedure sindacali, vertenziali e amministrative al ricorso a piattaforme dedicate per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

Il servizio risponde alla crescente richiesta da parte degli imprenditori, alle prese con una crisi economica senza precedenti, di adottare piani e interventi sul fronte strategico e organizzativo. “Le imprese vanno aiutate non solo a gestire gli ammortizzatori sociali e le pratiche conseguenti ma a riposizionarsi come business – sottolinea Oscar Fusini, direttore Ascom Confcommercio Bergamo-. Significa cercare di anticipare come ripartirà il mercato dopo le nuove restrizioni, disegnare le esigenze in termini di risorse umane, ripensare alle figure che potranno essere di aiuto non tanto in termini quantitativi ma soprattutto qualitativi”.

“E’ necessario coniugare la gestione emergenziale con quella di riposizionamento strategico sul mercato o di miglioramento della situazione organizzativa – sottolinea Enrico Betti, responsabile Area Lavoro, Welfare e Relazioni sindacali-. Bisogna prepararsi a sostenere l’auspicabile ripresa senza farsi trovare impreparati”.

I dati dell’Osservatorio congiunturale del terziario su occupazione Format Research

Il Rapporto di Ricerca, condotto da Format Research, evidenzia l’andamento occupazionale nelle imprese del terziario e il sentiment degli imprenditori da qui a fine anno. L’emergenza sanitaria ha contribuito alla forte decelerazione dell’apertura di nuove attività: a Bergamo hanno aperto nei primi sei mesi dell’anno il 59% delle imprese in meno dello scorso anno, contro una media nazionale che si attesta a – 41%. Il dato è ancora più negativo se si considera il solo turismo (bar, ristoranti, alberghi). Il decremento delle nuove imprese del turismo nate a Bergamo nel secondo trimestre 2020 è nettamente peggiore (-80%) rispetto al dato nazionale (-59%).

In peggioramento l’indicatore relativo all’occupazione relativo al terziario bergamasco. Le misure adottate dalla politica fino a oggi non sembrerebbero in grado di mitigare l’andamento occupazionale. La proiezione dell’occupazione da qui a fine anno rileva un indicatore inferiore rispetto alla media del resto del Paese: 31, contro 34. L’indicatore è migliore per le imprese del commercio, a quota 44 (contro una media nazionale a 41), e dei servizi, a quota 42 (contro 41). Per le imprese del turismo l’indicatore è al di sotto della media nazionale, a quota 30, contro 33. Il giudizio varia molto in base alla dimensione dell’impresa: l’indicatore è più alto per le imprese di dimensione più grande, da 6 a 49 addetti.

Gli occupati della nostra provincia sono circa 375.874 dei quali 197.417 del terziario (53%)

Di questi il 37% ha subito la chiusura durante il lockdown. Ad aprile il 70% delle imprese dichiarò che aveva già diminuito il personale (20%) o lo avrebbe fatto nei mesi a venire (50%).

Il 63% dichiarò che aveva già fatto uso degli ammortizzatori sociali (26%) o l’avrebbe fatto nei mesi a venire (37%).

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