Renzi, l’Italicum e le riforme: così l’aspirante statista è finito nell’angolo

renzio2.jpgPovero Renzi. Ormai è accerchiato. Nel giro di nemmeno una settimana ha dovuto incassare prima l’invito a rivedere la nuova legge elettorale, il famigerato Italicum, nientemeno che da Giorgio Napolitano, il padre “occulto” del grande (!) disegno riformista del Giovin signore fiorentino, e poi lo stop dell’attuale inquilino del Quirinale, Sergio Mattarella, che per far capire che bisogna smetterla di giocare con le istituzioni ha violentato il suo linguaggio incartapecorito evocando proprio l’ultima moda ludica, i Pokémon.
Ecco perché improvvisamente il ciarliero premier si è ammutolito, ecco perché da giorni si arrabatta, così narrano i retroscenisti più compiacenti, alla ricerca del modo migliore di uscire dalla trappola che con invidiabile spreco di presunzione s’è costruito da solo. Il referendum immaginato come suggello di una svolta epocale ogni giorno di più sembra destinato a rappresentare la tomba della carriera di un giovane di belle speranze, e di qualche innegabile virtù, che a furia di trattare la politica, con le sue poco piacevoli ma ineludibili regole, come una “narrazione” ha smarrito il senso della realtà, la misura delle cose, quell’equilibrio da cui non si può prescindere quando si è chiamati a governare un Paese (ahinoi, cosa leggermente più complessa che fare il sindaco di una pur importante città).
Il mix tra riforma costituzionale e nuova legge elettorale è considerato indigeribile per un vastissimo schieramento. Perfino tra quanti non sono pregiudizialmente ostili a Renzi, da Eugenio Scalfari a Carlo Debenedetti passando per Giovanni Bazoli, è tutto un fiorire di inviti a rivedere radicalmente la legge elettorale,   pena un No secco al referendum di ottobre-novembre. Il giovanotto toscano finora ha opposto fiera resistenza, ma da quando la stroncatura dell’Italicum è arrivata anche da Giorgio Napolitano (curiosa e tardiva resipiscenza per quello che viene definito, da una folta platea di laudatores a comando, come un genio della politica e uno statista inarrivabile…) ha cominciato ad avvertire gelidi brividi alla schiena.
Ed ora, ci raccontano i cronisti ventriloqui, il presidente del Consiglio sta cercando come arrivare ad una modifica della legge senza farlo capire agli italiani. Ammesso che ci riesca, e probabilmente l’escamotage si troverà nel paese degli arzigogoli, sarà dura che riesca a salvargli la ghirba. Perché il gioco è troppo scoperto. Che l’Italicum fosse discutibile, se non proprio pessimo, era chiaro a molti. Ma finchè era funzionale al consolidamento del potere del Giovin Signore nel Paese del conformismo utilitaristico nessuno osava aprire il becco. Adesso che si è capito che l’Italicum potrebbe consegnare la chiave della stanza dei bottoni al Movimento 5 Stelle, ecco che d’incanto urge una correzione. Ma, appunto, cambiarlo perché pare favorire un altro partito non fa altro che offrire straordinari argomenti proprio a quel partito (o Movimento che dir si voglia).
Ergo, Renzi si trova in questa simpatica situazione: se tiene ferma la posizione gli voltano le spalle anche gli amici; se cambia idea, forse mantiene qualche consenso, ma in compenso darà una ragione in più per votargli contro a chi pensa che le sue riforme altro non sono che un maldestro tentativo di autoperpetuarsi a Palazzo Chigi. Forse solo il mago Houdini potrebbe sgusciar fuori da questa tenaglia con nonchalance. Vedremo cosa saprà inventarsi il nostro premier. Di certo è arrivato al bivio: di qua c’è il proseguimento e il consolidamento di un percorso fin qui indubbiamente brillante, di là la fine (politica) bruciante e repentina di un uomo, l’ennesimo, consumatosi nell’illusione che basti dar sfogo alla propria smodata ambizione per iscriversi tra i salvatori della Patria.

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