Maguire’s pub, Parma indebitato. L’incendio doveva essere la soluzione

Nel locale trovate tre taniche di benzina. La vittima indossava dei guanti di lattice. Si fa largo l'ipotesi dell'incendio doloso

Maguire’s pub, Parma indebitato. L’incendio doveva essere la soluzione

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Sulla tragica morte di Gigi Parma, rimasto vittima nell’esplosione avvenuta martedì mattina alle 4,30 all’interno del suo pub, il Maguire’s di via Previtali, gli inquirenti cominciano ad avere le idee un po’ più chiare. Sono state escluse le piste dell’attentato, dell’ incendio doloso ad opera del racket. Resta – ed è l’ipotesi su cui si sta indagando – il reato del semplice incendio, in attesa di ulteriori sviluppi. Gli inquirenti, nel ricostruire gli ultimi istanti di vita di Parma, si sarebbero imbattuti in diversi particolari che starebbero delineano uno scenario angosciante.

Stando alle prime ricostruzioni, infatti, all’interno del locale sarebbero state trovate tre taniche di benzina senza i tappi e dei guanti di lattice indossati dalla vittima. Considerato che la porta del pub non è stata forzata – le chiavi erano ancora inserite nella serratura – e che Parma aveva fatto ritorno nel locale un’ora dopo la chiusura, l’ipotesi al vaglio è che sia stato lo stesso titolare a scatenare l’incendio che ha poi generato l’esplosione.

Ci sono ulteriori elementi che, secondo gli inquirenti avvalorerebbero questa tesi: il fatto che Parma abbia lasciato i tre cellulari a casa (per non essere tracciato?) e la moto parcheggiata, una volta tornato al pub, in un posto insolito rispetto alle abitudini. Non solo: avrebbe fatto ritorno al pub eludendo tutte le telecamere pubbliche in città. Il che fa pensare a un piano studiato a tavolino, forse per incassare i soldi dell’assicurazione e porre un rimedio alla situazione debitoria fuori controllo. In queste ore, del resto, non sono più un mistero le difficoltà che Parma aveva nel pagare i fornitori, i 16 dipendenti, l’affitto del locale. Dar fuoco al pub era diventata quindi l’ultima spiaggia, la soluzione per ripartire, e ciò getta qualche ombra anche sulla veridicità delle minacce che Parma sosteneva di aver ricevuto. Sono state costruite a tavolino per dare più credibilità all’incendio? Questa è l’ipotesi avanzata dagli inquirenti.

Nell’esplosione – lo ricordiamo- sono rimaste intossicate una decina di persone. Tra queste anche un bimbo di 3 anni. Il piccolo, come gli altri che hanno dovuto ricorrere alle cure mediche, vive in uno degli appartamenti sopra il locale di via Previtali. A ripercorrere i drammatici momenti è il padre del bimbo. «Abbiamo sentito un botto e abbiamo cercato di capire dove era successo – racconta l’uomo, che era in casa con la moglie e il figlioletto – . Dalle finestre abbiamo notato che le fiamme e il fumo salivano sui piani, ci siamo spaventati tanto». «Abbiamo tentato di uscire, ma non potevamo – prosegue -: stavano prendendo il sopravvento le fiamme e il fumo nero, non capivamo se potevamo passare dall’altra parte, siamo tornati in casa, poi siamo stati aiutati dai pompieri. Mio figlio ha respirato il fumo, è stato portato subito al Pronto soccorso e poi dimesso dopo gli esami. L’appartamento è agibile, ma per ora non entriamo: non sono sicuro, meglio aspettare». I funerali di Gigi Parma sono stati intanto fissati per venerdì, alle 10, nella chiesa del cimitero di Bergamo.

 

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