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La Rassegna

Buoni pasto, un mercato da 70 milioni di euro per oltre 52mila beneficiari

Un settore in evoluzione, con lo spostamento dai bar ai supermercati. -37,6% la spesa al bar, + 77,8% quella al supermercato

La Legge di Bilancio ha esteso la deducibilità dei buoni pasto elettronici, aumentata da 8 a 10 euro per ogni buono giornaliero, a partire dal 1°gennaio 2026, mentre la soglia di esenzione rimane invariata ( a 4 euro) per i ticket cartacei. Confcommercio Bergamo fa il punto sul mercato complessivo dei buoni pasto, che sta attraversando una trasformazione profonda sia nelle modalità di utilizzo che nella rete di accettazione. Per effetto anche del maggior ricorso al welfare aziendale, il mercato dei buoni pasto nella provincia di Bergamo vale quasi 70 milioni di euro e coinvolge oltre 52.000 lavoratori dipendenti. Secondo le stime di Confcommercio Bergamo basate su dati Istat e Fipe- Federazione Italiana Pubblici Esercizi, sono circa 52.443 i lavoratori bergamaschi beneficiari di buoni pasto, con un valore medio annuo di 1.327 euro a dipendente (5,90 euro per ciascuno dei 225 giorni lavorativi), inferiore alla media nazionale di 1.507 euro. Questa differenza è imputabile alla minore concentrazione di uffici pubblici e grandi imprese rispetto alle grandi aree metropolitane.
Di contro, il numero dei beneficiari è in aumento, trainato soprattutto dal settore privato (che vale 3 miliardi a livello nazionale, con una crescita del +36,7% nell’ultimo triennio), grazie alla maggiore diffusione del welfare aziendale. Una conferma del trend complessivo nazionale che ha visto il mercato italiano crescere del 34,5% in tre anni, raggiungendo i 4,3 miliardi di euro. A crescere anche la quota della pubblica amministrazione, che vale 1,3 miliardi (+20% nell’ultimo triennio).

Il grande spostamento: dai bar ai supermercati

La vera rivoluzione riguarda le modalità di spesa di ticket e voucher. Negli ultimi cinque anni anche a Bergamo si è assistito a uno spostamento significativo dall’utilizzo dai pubblici esercizi – il classico bar a due passi da uffici e aziende- ai negozi di alimentari e grande distribuzione. La spesa nei bar e ristoranti è crollata da 52,7 a 38,3 milioni di euro (con una perdita di 14,4 milioni, pari a -37,6 %), mentre quella in alimentari e gdo è quasi raddoppiata, passando da 17,6 a 31,3 milioni di euro (+77,8%). Attualmente la ripartizione vede il 55% della spesa nei pubblici esercizi e il 45% nella distribuzione alimentare.

Crollo degli esercizi accettatori

Parallelamente, il numero di esercizi che accettano buoni pasto in provincia di Bergamo si è ridotto a 640 unità, con un calo di 190 attività (-20,5%) in cinque anni. Il settore più colpito è quello di bar e gelaterie, con 160 esercizi in meno accettatori (-34%). In controtendenza  supermercati e market: accettano buoni pasto 50 insegne in più ( per una crescita del  45,5%) grazie anche all’espansione della media distribuzione.
Le commissioni elevate, il passaggio al buono elettronico e i costi amministrativi della gestione digitale hanno accelerato l’uscita di bar e piccole insegne a favore di quelle più strutturate, portando alla chiusura di molti esercizi che da sempre puntavano sulla pausa pranzo– commenta Diego Rodeschini,  presidente del Gruppo Bar, Gelaterie e Pasticcerie Confcommercio Bergamo-. In questo quadro e con gli attuali costi, la concentrazione sembra destinata a continuare nei prossimi anni: gestione elettronica e nuove abitudini di consumo orienteranno sempre più l’accettazione verso la media e grande distribuzione e negozi alimentari specializzati”.
La svolta normativa è arrivata solo dopo anni difficili: “Il mercato dei buoni pasto era sull’orlo del collasso già prima della pandemia, come dimostra il fallimento di QuiGroup Spa nel 2018 con un passivo di 393 milioni di euro rimasto sulle spalle degli esercenti-  spiega Oscar Fusini, direttore Confcommercio Bergamo- . Nell’ultima ricerca Fipe, le commissioni medie applicate dalle società emettitrici raggiungono il 16,78% nel settore pubblico e l’11,1% in quello privato, con punte fino al 18%. La normativa introdotta dal 2022 ha rappresentato una svolta storica. Il Decreto Aiuti (DL 50/2022) ha introdotto il tetto del 5% sulle commissioni per il settore pubblico, consentendo un risparmio di circa 134 milioni di euro a carico degli esercenti, nella sola gara Consip. La Legge Concorrenza 2023 (L. 193/2024) ha esteso lo stesso tetto massimo al settore privato, con piena applicazione dal 1° settembre 2025”. Grazie all’importante battaglia sindacale di Fipe- Federazione italiana pubblici esercizi Confcommercio, il sistema sembra tornato su binari di sostenibilità economica: “La concorrenza deve avvenire sulla qualità dei servizi, non sugli sconti ai committenti che si traducono in commissioni insostenibili dagli esercenti– conclude Fusini-. Restano però ancora  criticità sui costi di installazione e gestione dei POS multi-emettitori che, secondo studi FIPE, possono gravare sui costi per un ulteriore 3% annuo, tra configurazione e commissioni, sommati  alle commissioni richieste dalle società emettitrici (fissate da settembre 2025 al 5%)”. La nuova legge di Bilancio con le agevolazioni per i buoni elettronici, segnerà un ulteriore crollo dei blocchetti cartacei: “L’aumento del costo della vita e la deducibilità molto ridotta dei buoni cartacei dovrebbe portare presto ad un ulteriore e drastica riduzione dei buoni fisici. Auspichiamo, con la maggiore diffusione di Pos per la smaterializzazione dei ticket, minori costi di gestione tra installazione e software per gli esercenti” sottolinea il direttore Confcommercio Bergamo.