Ascom su nuova stretta Regione: “Agiamo sul rispetto delle regole, non sulle chiusure”

Il direttore Oscar Fusini: "La pandemia non si risolve chiudendo solo il commercio. A rischio centinaia di imprese e migliaia di lavoratori"

Ascom su nuova stretta Regione: “Agiamo sul rispetto delle regole, non sulle chiusure”

Oscar Fusini

Ascom Confcommercio Bergamo esprime il suo disappunto e non nasconde la propria preoccupazione di fronte a quella che ormai sembra una decisione già presa da parte della Regione di un coprifuoco a partire dalle 23 alle 5, oltre alla chiusura di centri commerciali e medie superfici di vendita nei week-end, che dovrebbero entrare in vigore già a partire da giovedì 22 ottobre. “Bisogna valutare le situazioni territorio per territorio, non può pagare tutta la Regione per Milano- commenta Oscar Fusini, direttore Ascom Confcommercio Bergamo-. La pandemia non si risolve chiudendo solo il commercio. Il pregiudizio è che il commercio e il turismo siano settori di serie B, anche se coinvolgono migliaia di imprese e di lavoratori nelle nostra provincia. Non siamo solo critici, formuliamo anche una proposta: nei territori che mantengono un numero basso di contagi – come, al momento la nostra città e provincia – chiediamo che si possa continuare a lavorare. Chiediamo di agire sul rispetto delle regole e non sulla paura di non essere capaci di farle rispettare”. L’anticipata chiusura alle 23 penalizza ulteriormente un settore, come quello dei pubblici esercizi, già in grossa difficoltà: “Dopo aver colpito duramente i locali serali e il settore dell’intrattenimento, ora arriva una nuova mazzata per la ristorazione: le 23 è un orario che limita fortemente le cene fuori casa. I locali non avrebbero i tempi necessari per offrire un servizio adeguato e le prenotazioni si concentrerebbero così in primissima serata” continua Fusini. La chiusura di centri commerciali e medie superfici preoccupa tutto il commercio: “Tra le medie superfici rientrano anche attività che contano su grandi spazi espositivi, penso a concessionarie e mobilifici, che non portano certo ad assembramenti- continua il direttore Ascom-. Inoltre la chiusura dei centri commerciali mette a rischio centinaia di punti vendita e migliaia di lavoratori”.

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