Lockdown, economia in caduta libera. Ma Bergamo si rialzerà

Mentre l’emergenza sanitaria sta rientrando si cominciano a delineare i danni economici del lockdown. Bergamo resta suo malgrado al centro del mondo anche per le pesanti conseguenze economiche della pandemia. La ricerca commissionata da Ascom Confcommercio Bergamo a Format Reserch, Istituto di ricerca di Roma, dal titolo “L’Impatto dell’emergenza Covid– 19 sull’andamento delle imprese del terziario mette in luce l’impatto attuale e futuro sul territorio orobico, evidenziando scenari futuri incerti e foschi.  

Secondo lo studio i danni economici del Covid sono gravissimi. Inoltre sono superiori all’impatto subito dalle altre zone d’Italia, pur colpite dalle misure restrittive dei decreti nazionali. Il black out produttivo e dei consumi è stato da noi più lungo per durata ed anche più intenso per restrizioni regionali ed ha picchiato forte sul tessuto economico di PMI già provato da anni di stasi e di crisi.

I numeri evidenziano la realtà. ll calo degli indici della fiducia, dei ricavi, del fabbisogno finanziario rispetto agli stessi dati della ricerca di ottobre 2019 sono talmente impattanti da richiedere nuove scale di riferimento per la presentazione.

Nel terziario, dato per assodato il crollo dei ricavi, lenito dal settore alimentare, tiene per ora il numero di addetti grazie al blocco dei licenziamenti stabilito per decreto. Ma l’emergenza è legata al fabbisogno di liquidità il cui problema prevale oggi sullo stesso crollo della produzione. Nove imprese su dieci registrano un impatto negativo sulla liquidità aziendale e pensiamo che almeno una su tre possa risultare insolvente.        

Sono forti le preoccupazioni sul fronte occupazionale: sette imprese su dieci dichiarano la prossima riduzione del numero degli addetti, più o meno le stesse che oggi stanno utilizzando il paracadute della cassa integrazione. Anche il taglio drastico degli investimenti previsti nei prossimi due anni, che riduce i potenziali investitori a una impresa ogni quattro, rischia di compromettere le posizioni economiche conquistate dal dopoguerra ad oggi.

La ricerca evidenzia il rischio per Bergamo di perdere entro fine anno dalle 8.000 alle 13.000 imprese del terziario e oltre 49.000 addetti.            

Cosa ci salverà? Dire la proverbiale capacità di reazione dei bergamaschi sarebbe banale. Aggiungerei invece la forza morale ed economica delle famiglie che reggono le sorti delle piccole medie imprese bergamasche. Con i loro risparmi, messi via con grande parsimonia negli anni buoni, potrebbero farcela a reggere l’urto per risalire la china.

Resto ottimista e dico che ce la faremo perché il tessuto delle PMI è in generale il più vulnerabile dalle crisi, ma anche il primo a riprendersi e a rigenerarsi ove si ricreino le condizioni di esercizio. Si riparte sempre  dalle persone. Gli imprenditori dovranno continuare a credere nelle loro capacità, mettersi in gioco e a buttare il cuore oltre l’ostacolo. Bergamo ce la farà.  

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