Abusivismo, contraffazione e concorrenza sleale
Zambonelli: “L’illegalità è un danno per tutti”

Costa oltre 30 miliardi di euro l'illegalità nel commercio e nei pubblici esercizi. E mette a rischio 197 mila posti di lavoro regolari. Questa la stima per il 2019 elaborata da Confcommercio in occasione della giornata "Legalità ci piace"

Abusivismo, contraffazione e concorrenza sleale <br> Zambonelli: “L’illegalità è un danno per tutti”

Giovanni Zambonelli

Costa oltre 30 miliardi di euro l’illegalità nel commercio e nei pubblici esercizi. E mette a rischio 197 mila posti di lavoro regolari. Questa la stima per il 2019 elaborata da Confcommercio in occasione della giornata “Legalità ci piace”, cui ha preso parte a Roma oggi anche il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. In base ai dati raccolti dall’indagine- affidata a Format Research e presentata da Mariano Bella, direttore Ufficio Studi Confcommercio Imprese per l’Italia- emerge che le perdite in termini di fatturato ammontino a 30,2 miliardi, pari al 6,4% del fatturato complessivo. Un costo enorme dettato non solo all’incidenza di abusivismo, contraffazione taccheggio ma anche alla criminalità. Di contro, la stima del fatturato delle attività abusive e irregolari ammonta a circa 8,7 miliardi. E gran parte degli affari prospera sul web.
“L’illegalità produce un danno enorme non solo alle nostre imprese ma a tutti- commenta Giovanni Zambonelli, presidente Ascom Confcommercio Bergamo-. Si traduce in concorrenza sleale, riduzione del fatturato e, a cascata, dell’occupazione. Le imprese del terziario subiscono contraffazione, abusivismo, furti, rapine ed estorsioni. Operiamo in un territorio che, grazie all’impegno delle forze dell’ordine, tutela la legalità. Ma siamo consapevoli della presenza di infiltrazioni. Per questo continuiamo a rinnovare l’impegno delle nostre imprese a collaborare con le istituzioni per salvaguardare l’intero sistema”.

I DATI PRINCIPALI DELL’INDAGINE

Il quadro nazionale

In Italia la contraffazione è in continua crescita: nel 2019 quasi un consumatore su tre (30,5%) ha acquistato un prodotto contraffatto o usufruito di un servizio illegale (+ di 3,7 punti percentuali rispetto al 2016 e +4,9 punti in confronto al 2013). In aumento rispetto al passato l’acquisto illegale di abbigliamento (+9,4 punti sul 2016), prodotti farmaceutici (+2,8), prodotti di intrattenimento (+1,5), pelletteria (+0,4), e giocattoli (+0,3). In crescita l’utilizzo del web in prevalenza per: giocattoli (+12,1 punti), prodotti di pelletteria (+10,5) e capi di abbigliamento (+9,0). Attraverso il web passa gran parte dell’intrattenimento (89% della musica, film, abbonamenti tv, etc.) e quasi la metà (47,9%) dei servizi turistici (alloggio, ristorazione, trasporti) illegali.
Per la maggior parte dei consumatori l’acquisto di prodotti o servizi illegali è sostanzialmente legato a motivi di natura economica (70%) ed è ritenuto «normale» (73%), una tendenza diffusa in prevalenza tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni. Oltre il 90% dei consumatori è consapevole dei rischi dell’acquisto illegale e degli effetti negativi di questo fenomeno. Il 66,8% dei consumatori è informato sul rischio di incorrere in sanzioni amministrative in caso di acquisto di prodotti contraffatti.

Lo studio relativo alla macro area Nord Ovest

Il trend della contraffazione. Leggermente inferiore al dato nazionale (30,5%) la percentuale dei consumatori che acquistano prodotti contraffatti nel Nord Ovest che si attesta al 28,8%.

I prodotti contraffatti più acquistati e l’utilizzo del web. I prodotti contraffatti maggiormente acquistati dai consumatori del Nord Ovest sono: abbigliamento (55,5%), alimentari (31%) e i prodotti farmaceutici (28%). Rispetto al dato nazionale i prodotti contraffatti più acquistati sul web nel Nord Ovest sono: i biglietti piratati (+10 punti percentuali), i giocattoli (+3,5%) e i prodotti di elettronica (+2,8%).

Le ragioni dell’acquisto illegale. Per la maggior parte dei consumatori del Nord Ovest l’acquisto di prodotti o servizi illegali è sostanzialmente legato alla possibilità di «fare un buon affare» (78%, superiore al dato nazionale del 68%) e per motivazioni di natura economica (55% contro il 70% del dato nazionale). Sostanzialmente in linea con il dato nazionale la percentuale dei consumatori del Nord Ovest che ritengono rischioso acquistare prodotti contraffatti (91,2% rispetto al 91,4% dell’Italia)

Il livello di informazione. Il 60,6% dei consumatori è informato sul rischio di incorrere in sanzioni amministrative in caso di acquisto di prodotti contraffatti

Identikit del consumatore «illegale»: nel Nord Ovest è in prevalenza donna (55,4%), dai 25 anni in su, ha un livello d’istruzione medio (per il 57,2%), è soprattutto impiegato, pensionato o operaio (per l’80,9%).

La percezione sui fenomeni criminali. Tra i fenomeni criminali percepiti maggiormente in aumento dalle imprese del terziario di mercato del Nord Ovest: abusivismo (33%, sostanzialmente in linea con il dato Italia del 34%), furti (28,8%, in linea con il dato nazionale del 29%) e la contraffazione (26%, decisamente inferiore rispetto al dato nazionale del 34,8%).

Le imprese danneggiate dall’illegalità. Il 64,9% delle imprese del Nord Ovest si ritiene danneggiato dall’azione dell’illegalità, percentuale leggermente inferiore rispetto al dato nazionale (66,7%).

Gli effetti della contraffazione e dell’abusivismo. La concorrenza sleale (52,4%, decisamente inferiore al dato nazionale) e la riduzione dei ricavi (37,3%, in linea con il dato Italia) sono gli effetti ritenuti più dannosi dalle imprese del Nord Ovest.

FOCUS SULLE IMPRESE DEL COMMERCIO AL DETTAGLIO

Le imprese del commercio e il taccheggio. Il 75,5% delle imprese del commercio al dettaglio del Nord Ovest è stato vittima almeno una volta in passato di un episodio di taccheggio. La percentuale è più elevata rispetto al dato nazionale del 69,3%. Le imprese del Nord Ovest che lamentano un aumento del fenomeno del taccheggio sono il 16%, dato inferiore rispetto alla media nazionale del 24,1%. Il 67% degli esercizi commerciali del Nord Ovest si è dotato di misure anti-taccheggio (il dato è decisamente superiore rispetto alla media nazionale del 55,8%), di cui il 48% di dispositivi anti-taccheggio e il 25,5% in formazione del personale.

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