Un errore prendersela solo con le slot. Anche la Borsa è pericolosissima

Slot machineUna stretta sull’azzardo legalizzato appare come una velleità moralizzatrice che può al massimo nascondere un fenomeno, ma difficilmente lo può eradicare. Se anche le slot machine fossero vietate in tutto il territorio nazionale, ci sarebbe sempre, come c’è sempre stato, il gioco illegale, ci sarebbero i viaggi oltre confine, con Francia, Svizzera, Austria e Slovenia sempre disponibili a poche ore di auto, e ormai ci sarebbero i siti Internet internazionali dilaganti e difficilmente frenabili per continuare a spendere anche dal divano di casa.

Eppure su questo tema si insiste, con tenacia forse meritevole di altre battaglie, con un filo rosso che lega il sindaco di Bergamo Giorgio Gori al presidente del consiglio Matteo Renzi, andando oltre la comunanza partitica. La vicinanza politica, che si dice fosse una volta più salda di ora, si manifesta nella parallela lotta alle slot machine. A Bergamo l’ex manager di una Fininvest che sguazzava nei giochi a premi ha introdotto un regolamento che li vieta in determinati orari (Lotto, Superenalotto e affini esclusi, perché c’è azzardo e azzardo). Il problema è che nelle ore di coprifuoco basta uscire dal confine comunale e i vincoli scompaiono, con Seriate o Torre Boldone che diventano il nuovo paradiso delle slot, come una volta Capodistria o Innsbruck. Risultato del divieto: effetto mediatico, plauso dei benpensanti, danneggiamento di attività commerciali e giocatori praticamente come prima.

A livello nazionale, sull’ideale scia di Gori, ma più in grande, si muove ora il presidente del consiglio. Renzi ha preannunciato che intende mettere a punto una misura per togliere le slot da tabaccherie ed esercizi pubblici, una rottamazione in piena regola, senza peraltro far sapere se ci saranno indennizzi per chi ha investito nel settore.  L’obiettivo è arginare le ludopatie che ormai sarebbero arrivate a livello nazionale a coinvolgere più di 250 mila giocatori “patologici”. Riferendosi, sembra, solo all’azzardo e non a Pokémon Go o altri videogames dall’utilizzo compulsivo, ma che non comportano vincite in denaro.

Il problema però è che, scrive Sergio Rizzo sul Corriere della Sera, metà dei quattro miliardi e mezzo del gettito fiscale da slot deriva proprio dalle macchine collocate da tabaccai e locali pubblici. In pratica dare l’impressione di accontentare le anime belle del “no slot”, senza toccare comunque le sale giochi dove i ludopati potrebbero comunque continuare a dilapidare il patrimonio che vogliono, comporterebbe un mancato gettito di 2,2 miliardi. Dato che già non si sa bene dove si troveranno i 15 miliardi necessari per disinnescare l’aumento dell’Iva dal primo gennaio, mentre si dovranno fare i salti mortali per convincere l’Europa a concedere un po’ di flessibilità sui conti, viene da pensare che piuttosto che chiudere questa fonte di reddito, sarebbe il momento di allargarla. E qualcuno ci deve avere anche pensato dato che Renzi si è premurato di sottolineare che per finanziare la ricostruzione del dopo terremoto non verrà aumentato il costo della benzina, né appunto verranno allargate le maglie sul gioco d’azzardo e sulle slot.

Ma non allargare non richiede necessariamente di stringere, anche se si decide di andare su questo fronte fiscale in direzione contraria a tutta l’Europa e pure alla storia, dato che nello Stato Pontificio, che di morale dovrebbe intendersene, non c’erano scrupoli a tassare il Lotto e il meretricio, per ricavare le risorse per finanziare le opere pubbliche. Senza contare che “la tassa sugli imbecilli”, come la definiva con razionale oggettività il matematico Bruno de Finetti, è, secondo Camillo Benso di Cavour, l’unica forma di imposizione volontaria, e quindi accettata dal contribuente-giocatore. Certo, la ludopatia è un problema (ma anche la cirrosi epatica o il tumore al polmone conseguenze di altri vizi legalizzati non sono da meno): se si vuole affrontare il discorso seriamente, però, non si può prendersela solo con le slot machine, come strumento che rovina le persone, dimenticando che, chi vuole, può comunque giocarsi tutto alla roulette, al Lotto, ai gratta e vinci. O in Borsa, che può essere vista come una “bisca legalizzata” anche più pericolosa di una “mangiasoldi”.

I commenti sono chiusi.