Brebemi ha la memoria corta e i conti sul traffico non tornano

Brebemi - CopiaLa verità, anche se a fatica, si fa sempre strada. Specie se viaggia su un’auto(strada) semideserta come la Brebemi. Basta solo avere un poco di pazienza, conservare qualche articolo di giornale e il gioco di sbugiardare chi si ostina a raccontarci una realtà virtuale, cioè quella di un’arteria in costante crescita di traffico in netto stridore con la semplice osservazione delle corsie solcate da sparuti mezzi, è facilissimo. Perché solo i superficiali, o gli addetti stampa mascherati da cronisti, possono credere all’ultima comunicazione fatta filtrare nei giorni scorsi dai vertici della società concessionaria dell’autostrada che collega Brescia con Milano. O meglio, se vi credono, e adesso ci spieghiamo, devono anche spiegarci come i numeri di oggi si conciliano con quelli diffusi lo scorso anno.
Andiamo con ordine. Brebemi ci ha fatto sapere che nel giugno 2016 i flussi di traffico sono risultati in crescita del 40 per cento rispetto a dodici mesi prima. I veicoli teorici medi giornalieri sono passati da 11.966 a 16.211 (per un numero di transiti pari all’incirca al doppio). Bene, anzi benissimo. L’autostrada eppur si muove. Ma, appunto, vediamo se c’è coerenza con quanto raccontato in passato. Nel luglio del 2015, per esempio, in una intervista al Corriere di Brescia il presidente di Brebemi, Franco Bettoni, da sempre impegnato (anche comprensibilmente) a difendere ad oltranza la sua “creatura”, spiegava che il traffico cresceva del 2 per cento a settimana (!) e che si contava di arrivare a fine anno (2015, si badi) a 20 mila veicoli. Altre cifre, tutte dello stesso tenore ottimistico, diciamo così, sono state propalate nei mesi seguenti.
Orbene, anche un bambino che frequenta la quinta elementare è in grado di verificare che i conti non tornano. Non tornano, anzitutto, tra quanto dichiarato ieri e quanto spiegato oggi. Non per colpa della stampa cattiva, dallo stesso Bettoni pure accusata di essere manovrata da fantomatici burattinai, ma della società concessionaria che, come tutti quelli che raccontano favole, si è dimenticata di mantenere un minimo di coerenza fra tutte le sue uscite pubbliche. E non tornano soprattutto se si guarda al futuro dell’autostrada. Anche qui ci era stato spiegato che nel giro di poco tempo Brebemi avrebbe dovuto raggiungere volumi di traffico di 40 mila veicoli al giorno con punte di 65 mila. Se dopo due anni, pur in attesa del collegamento diretto con la A4 dal quale ci si attendono (chissà perché) miracoli, non si raggiungono nemmeno i 20 mila, beh, far quadrare i conti sarà sempre più duro. E lo spauracchio di una consegna dei libri contabili in tribunale sempre più concreto.
Sia chiaro, l’opera c’è e per quanto ormai appaia evidente anche ai più duri di comprendonio che è largamente sovradimensionata (con quale consumo di territorio è inutile sottolineare…) ce la dovremo tenere. Solo che, nata come opera integralmente a carico dei privati, rischia di finire sul groppone dello Stato. Già sono stati versati oltre trecento milioni di denaro pubblico a fondo perduto, in aggiunta all’allungamento della concessione. Ma ora il timore è che gli attuali concessionari siano costretti, a dispetto del loro inguaribile ottimismo, a dichiarare forfait. E allora interverrà Pantalone a ripianare tutto e a gestire il carrozzone. Un film già visto, per carità. Peccato che ci era stata proposta una pellicola da oscar.

 

 

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