L’ira delle Camere di Commercio: “La riforma é un danno per le imprese, per i professionisti e per i lavoratori”

Domani il governo approverà lo schema di decreto legislativo di riordino del sistema camerale giudicato altamente penalizzante. Bergamo: “Le CdC non devono essere ridotte e depotenziate, ma vanno mantenute attribuendo loro nuovi servizi per sostenere la ripresa economica del Paese"

La Camera di Commercio di Bergamo

La Camera di Commercio di Bergamo

“Dopo mesi di silenzio, in cui è stata ignorata ogni istanza del mondo imprenditoriale e delle rappresentanze dei lavoratori sul futuro delle Camere di Commercio, il Governo, domani, 29 luglio, si accinge ad approvare uno schema di decreto legislativo di riordino altamente penalizzante per il sistema camerale e per i lavoratori del suo sistema. La bozza circolata nel mese di gennaio, di cui politici ed esponenti di Unioncamere ci avevano invitato a “non tener conto” perchè “superata da bozze migliorative”, riemerge adesso quale documento-base della discussione politica con tanto di protocollo della Presidenza del Consiglio dei Ministri”. E’ quanto scrive la RSU dell’ente camerale di Bergamo che, in accordo con le RSU di altre Camere di commercio (al momento hanno aderito in 49 ma la lista si sta allungando), ha elaborato un documento che verrà inviato al Governo, Ministri vari, Parlamentari, Associazioni di categoria, organi di stampa e a tutti i canali che ci verranno in mente, affinchè ognuno di loro, in questi giorni decisivi, si faccia parte attiva per scongiurare l’approvazione di una riforma distruttiva.

Ecco il testo della lettera:

“La riforma delle Camere di Commercio che il Governo vuole chiudere in questi giorni estivi, è un danno per le imprese italiane, per i professionisti e per i lavoratori del sistema camerale, che dispongono di professionalità uniche nel sistema della pubblica amministrazione italiana. Questo è quanto sottolineiamo con forza.In un periodo storico-economico in cui è necessario potenziare gli strumenti a supporto del mondo del lavoro, e quindi potenziare le Camere di Commercio, il Governo vuole ridurle a enti burocratici che non saranno più in grado di offrire servizi moderni alle aziende italiane. Ma la strada di riforma della pubblica amministrazione deve essere lastricata di innovazione, non di riduzione delle Camere di Commercio, dei servizi alle imprese, dei dipendenti. Per far ripartire il sistema imprenditoriale italiano, le Camere di Commercio vanno rafforzate, con servizi nuovi e innovativi, che vadano a sommarsi ai servizi attualmente esistenti. Le imprese non ci chiedono altro che celerità e innovazione. Per questi motivi chiediamo al Governo e a tutti i parlamentari e alle forze politiche che hanno a cuore il futuro delle imprese italiane, di modificare subito il decreto di riforma che passerà in Consiglio dei Ministri il 29 luglio, che non crea altro che disservizi al sistema imprenditoriale, e chiediamo di riscriverlo, focalizzando su innovazione, ampliamento di servizi, mantenimento del personale e delle sedi territoriali. L’attuale bozza di decreto, invece, è sostanzialmente identica alla bozza che circolava a gennaio scorso: uno schema di riforma penalizzante per ogni soggetto del sistema economico. Le aziende vogliono una pubblica amministrazione come loro, non enti burocratici. E per questo è necessario che tutto miri all’offerta di servizi di qualità. Per fare questo occorre mantenere e rafforzare il personale esistente, occorre mantenere le Unioni Regionali, occorre mantenere le aziende speciali e le sedi secondarie, perché sono tutti aspetti e componenti di un’unica realtà: il sistema delle Camere di Commercio, che per funzionare a livelli ottimali necessita di ogni parte del suo corpo. Gli imprenditori, come evidenziano ripetute indagini e testimonianze , hanno trovato nel sistema camerale (presente in ciascuna provincia e quindi vicino al proprio territorio) e nella professionalità dei suoi lavoratori, competenza, onestà e imparzialità, e apprezzati servizi a titolo gratuito o con un costo molto inferiore a quello di mercato. Con questa riforma in atto, i servizi che le Camere non fornirebbero più alle imprese, da subito, sarebbero questi:

– certificati d’origine

– carnet ATA

– contributi e finanziamenti alle imprese, per fiere o eventi per il sistema turistico locale o la promozione dei prodotti tipici

– sostegno all’internazionalizzazione

– supporto alle pmi per l’accesso al credito, tramite servizi di microcredito o – sostegno ai consorzi garanzia fidi (confidi)

– corsi di formazione alla nuova imprenditoria e imprenditoria femminile

– organizzazione di convegni e seminari gratuiti su tematiche di interesse per le imprese o i professionisti (novità normative, gestione di impresa, argomenti specifici per ciascun settore economico)

– supporto alle imprese per l’innovazione e la digitalizzazione consulenza per la fatturazione elettronica

– consulenza per deposito marchi e brevetti

– pubblicazione di dati e studi sull’economia locale, sui trend economici e approfondimenti sui vari settori economici

– risoluzione delle controversie tra imprese e tra imprese e consumatori in via conciliativa e arbitrale

Le Camere di Commercio, quindi, non vanno ridotte, nel numero, nelle sedi, nel personale, nelle funzioni, ma vanno invece potenziate, mantenendo sedi e personale e attribuendo loro servizi nuovi e aggiuntivi rispetto a quelli già esistenti, per farne il fulcro della ripresa economica del Paese. Questo è quanto deve passare nel Consiglio dei Ministri del 29 luglio, questo è quanto chiediamo”.

 

 

 

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