Ad Alzano debutta una struttura per i giovani: ricambieranno fornendo i propri servizi

Maurizio Panseri - assessore alle politiche sociali, giovani e sport del Comune di Alzano

Maurizio Panseri

Il protocollo P@sswork che legge il coworking in chiave solidale e sociale è stato una sorta di illuminazione per il Comune di Alzano. «Avevamo avviato una ricognizione degli spazi dismessi presenti in paese – racconta Maurizio Panseri, assessore alle Politiche sociali, giovani e sport – ed era in atto una riflessione su come renderli di nuovo vivi. Tra questi spazi, c’era anche la sede nel centro del paese della cooperativa sociale San Martino, rimasta libera dopo il trasferimento delle loro attività. La collaborazione già in atto tra Comune e cooperativa, che si occupa di disabilità, su alcuni progetti e la richiesta da parte di un gruppo di giovani di trovare delle opportunità ha fatto scattare l’idea di realizzare uno spazio di lavoro condiviso e il protocollo P@sswork ha fornito le modalità per farlo». Coinvolti sono sette ragazzi, tra i 21 e 30 anni, di Alzano e dei comuni vicini, che operano nei settori web, design e video. A loro viene concessa la struttura in comodato gratuito dalla cooperativa, mentre il Comune si farà carico delle utenze. In cambio i ragazzi forniranno gratuitamente i propri servizi, ad esempio brochure, video e campagne promozionali, a Comune e cooperativa. «Non è nemmeno un incubatore – evidenzia l’assessore -, ci piace considerarlo un “nido”, un luogo dove i ragazzi potranno avere le proprie postazioni e cominciare a lavorare. La scelta dei settori di attività è legata al fatto che si tratta di servizi sui quali l’ente e la cooperativa sono sguarniti, ma è soprattutto un modo per responsabilizzare i componenti del coworking, far capire che anche loro devono dare il proprio contributo al progetto».
Trattandosi di una modalità inedita, ha richiesto un certo impegno la ricerca degli strumenti più adatti per formalizzare l’accordo. E non sono mancati autentici loop burocratici, come il fatto che per dare vita all’associazione dei coworker servisse indicare una sede, che però non c’era finché la stessa associazione non firmava il contratto di comodato con la cooperativa. «Alla fine però ce l’abbiamo fatta e l’associazione dovrebbe nascere a breve – annuncia Panseri -. Era importante definire alcune precise regole d’ingaggio, come il fatto che i ragazzi devono essere presenti per almeno un anno ma non possono restare più di due, mentre sul ritorno in termini di servizi al Comune l’idea è di dare vita ad un rapporto semplice di scambio. In fondo l’impegno economico dell’Amministrazione è modesto, ma il valore dell’iniziativa è grande. È senz’altro un modo per dare un segnale positivo ai giovani, che magari realizzano i propri progetti in casa e tirano avanti con i classici lavoretti. Compito dell’Ente pubblico non è fare impresa ma dare opportunità e supporto. Toccherà ai giovani sviluppare la propria attività facendola diventare una professione a tutti gli effetti, ma se al termine della permanenza nello spazio di co-working vedremo nascere qualche attività potremo dire di aver centrato l’obiettivo e di aver stimolato quell’imprenditorialità diffusa che, con la crisi delle grandi fabbriche, è una delle principali risposte ai problemi occupazionali».

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