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La
Rassegna l’ha diretta per oltre 20 anni, fino al novembre del ‘99, quando al
traguardo della pensione ha lasciato l’ufficio di via Paglia e si è buttato
a tempo pieno nell’attività amministrativa (ai tempi era sindaco di Trescore)
e nella sua passione più trascinante: i libri. Una carriera, quella di Mario
Sigismondi, segnata quindi in larga parte dal giornalismo.
In 20 anni di direzione (ai quali ne vanno aggiunti altri 10 di intensa
collaborazione), ha plasmato la Rassegna, l’ha trasformata radicalmente, l’
ha fatta uscire dall’angusto confine del bollettino e proiettata in quello
più ampio del giornale. Significativo, a questo proposito, ricordare quel
che accadde a metà degli anni 70, quando l’allora presidente di
Confcommercio, Giuseppe Orlando, lanciò a livello nazionale il settimanale
Commercio e Turismo. «Le Associazioni territoriali - ricorda Sigismondi -
furono invitate a cessare le pubblicazioni dei propri bollettini che
sarebbero stati sostituiti dal nuovo periodico. Ebbene, all’Ascom non fu
chiesto nulla. La Rassegna si era così affermata che non poteva certo essere
chiusa».
Il giornale, in effetti, aveva cambiato volto grazie ad una crescita
graduale ma costante. «Negli anni successivi - spiega l’ex direttore –
l’abbiamo reso ancora più corposo, aprendo nuove rubriche e sezioni, così da
farlo diventare più aderente alle esigenze degli esercenti».
Tra i meriti che Sigismondi attribuisce alla Rassegna, emerge, in
particolare, quello «di aver aiutato gli imprenditori a comprendere meglio
la propria realtà operativa». Non solo. «Il giornale ha allargato la loro
visione - spiega l’ex direttore - “obbligandoli” a spaziare tra argomenti
diversi e a interessarsi a temi legati ad altre categorie economiche.
Questo, in particolare, è avvenuto quando l’Associazione ha deciso di
utilizzare il giornale anche per diffondere le proprie circolari. Il maggior
tempo dedicato alla ricerca e alla lettura delle notizie ha contribuito a
“costruire” un lettore più attento, con un orizzonte sicuramente più ampio».
«Un risultato - aggiunge Sigismondi - al quale hanno dato un decisivo
apporto anche l’ingresso nell’azionariato della Rassegna di Confindustria
Bergamo e il sostegno dell’Associazione Artigiani». «Due contributi che
hanno dato un respiro ancora più ampio al giornale, da sempre - va detto -
attento alle due categorie». Sullo sfondo, presenza antica, i protesti. «Un
servizio apprezzatissimo - puntualizza Sigismondi - considerato quasi alla
stregua di un strumento di lavoro. Così importante che a un certo punto,
quando le pagine sono cresciute, i protesti sono diventati un inserto color
rosa inserito nel giornale. Il tutto è stato sempre realizzato con estremo
rigore. Non a caso, negli anni della mia direzione abbiamo registrato solo
una decina di errori, e di questi uno soltanto imputabile al giornale. È un
risultato di cui vado orgoglioso». Orgoglioso Sigismondi lo è stato anche
della rubrica “25 anni fa su La Rassegna”. «Poche battute - annota - in cui
di settimana in settimana si richiamavano gli episodi salienti pubblicati
sul giornale. Era un modo per legare il presente al passato. Molti
chiamavano per ringraziare, perché magari avevo ricordato la nomina di un
parente, la promozione di un collega o altro ancora». Un piccolo spazio dal
grande risultato: «Già, perché è anche così - conclude Sigismondi - che si
è rafforzato il legame tra il giornale e i lettori». |