|
Un secolo di vita. A
dirlo vengono quasi le vertigini, a scriverlo ancora di più. Eppure è
realtà. La Rassegna ha spento da pochi giorni le 100 candeline, festeggiando
una lunga storia nel panorama editoriale bergamasco che la proietta tra i
più antichi periodici italiani. Lo diciamo con un pizzico di orgoglio: è un
traguardo ragguardevole, a maggior ragione per un settimanale economico nato
e cresciuto in epoche in cui l’informazione finanziaria non aveva certo gli
spazi che ha oggi. Dubitiamo che Alessandro Brignoli, il primo gerente
responsabile, potesse immaginare una vita così lunga per la sua “creatura”
quando, il 13 settembre del 1906, diede alle stampe il primo numero. Bergamo
si stava aprendo all’industria (in particolar modo quella tessile e del
cemento) e Brignoli voleva “colmare un vuoto”, realizzare un giornale che
fosse espressione di quel nuovo ceto che stava trasformando il volto
economico di Bergamo. L’impresa riuscì fino al 1917, quando la testata, nel
frattempo diventata anche quotidiano e con un nuovo direttore, cessò le
pubblicazioni per riprenderle - senza più interruzioni - subito dopo la
seconda Guerra mondiale.
È una lunga cavalcata
attraverso il Novecento, quella della Rassegna. Una storia segnata dalla
grandi trasformazioni sociali ed economiche e da tanti mutamenti “interni”,
a partire dai cambi di proprietà a quelli di direzione fino ai profondi
restyling. Innumerevoli tappe, delimitate sempre e comunque da un unico
orizzonte: rimanere un giornale attento alle esigenze degli attori economici
e delle imprese. Per dirla con le parole del primo direttore, essere il
“termometro del progresso economico bergamasco”.
Questa rotta segna
ancora oggi il cammino del giornale. Quando a fine ’99 ho assunto la
direzione, ho trovato un settimanale con una linea ben definita, radicato e
solido, pur in uno scenario dei media fortemente competitivo, con i
periodici in evidente sofferenza.
All’amico e allora
direttore Mario Sigismondi, che mi cedeva il testimone, chiesi naturalmente
consigli, indicazioni. Mi rispose con due parole: ”Equilibrio e
autorevolezza”. Erano i due pilastri - mi spiegò - su cui la Rassegna aveva
costruito la propria solidità. Mi ci volle poco per rendermi conto che aveva
ragione, per scoprire come fosse forte l’identità del giornale (anche per i
protesti, naturalmente) e quanto fosse consolidato il rapporto con i
lettori. Le tante storie raccontate, i personaggi tratteggiati, le imprese
sostenute nel loro avvio, le informazioni di puro taglio economico, avevano
radicato la testata tra i lettori e, ancora oggi, contribuiscono a farne un
settimanale a metà tra un organo di informazione e un strumento di lavoro.
Comunque sia, un prodotto - seppur ricevuto in abbonamento (e quindi non
scelto) - sempre atteso. Tanto che non pochi tra coloro che cessano
l’attività si abbonano o chiedono di poterlo ricevere ancora.
È questo, tra i tanti,
l’aspetto che più ci va di sottolineare al traguardo del secolo di vita:
quel legame che il giornale in questi anni ha saputo costruire tra gli
imprenditori (i lettori) e le Associazioni di categoria (l’editore). È un
dato di fatto che la “visita” settimanale all’abbonato ha in sé un forte
valore aggiunto: rende più chiara la mission dell’Organizzazione
imprenditoriale, indica meglio la strada suggerita, ma soprattutto consolida
i rapporti.
È con loro, quindi, con
i lettori, che la Rassegna vuole idealmente festeggiare il secolo di vita.
Richiamandosi, a ragion veduta, proprio a quei valori, che - nonostante il
trascorrere del tempo - sono stati il filo conduttore di questa esperienza.
Ma se festa è, lo si
deve ai tanti preziosi collaboratori della testata e, soprattutto, alla
passione e al sostegno che hanno animato prima un editore illuminato e
lungimirante quale l’Ascom, che ha rilevato la testata nel ‘71, poi a
Confindustria Bergamo, che a fine anni Novanta è entrata nella compagine
azionaria del giornale. Con la loro solida presenza - e con il sostegno
dell’Associazione artigiani, da anni presente sulle nostre pagine - la
Rassegna è cresciuta e ha potenziato la propria azione: è così sbarcata su
Internet, ha lanciato il mensile Affari di Gola, ha pubblicato il Listino
dei prezzi degli Immobili, il Bollettino delle aste fallimentari e dei
protesti e il “Polo d’attrazione” (periodico della Fiera di Bergamo).
L’auspicio - cambiato
Millennio ed entrati nel nostro secondo secolo di vita - è di poter crescere
ancora. Continuando, naturalmente, a rispecchiare i fermenti della comunità
economica bergamasca, ma mantenendo intatte le doti di equilibrio e
autorevolezza, da sempre capisaldi della nostra avventura. |