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1906 - 2006

I nostri primi
cento anni

 
 

 

 

1906 - 2006 I nostri primi cento anni
 

La pubblicità

"Dolci sport",
il primo inserzionista è ancora un negozio affermato

di Andrea Iannotta
 

Osserva con stupore la riproduzione della pagina dove compare l’inserzione pubblicitaria della ditta “Domenico Dolci fu Franc. / negoziante / importazione diretta lane da materasso / cordami in canape e cotone / polveri ed articoli caccia / Bergamo - Via Macellerie, 4 (Strecia di Asegn)”, apparsa sul primo numero de “La Rassegna”, il 13 settembre 1906. E confessa, Domenico Dolci, nipote ed omonimo del fondatore: “Non so esattamente quando è nata l’azienda, non sono riuscito a trovare i documenti che attestino la data precisa. Ma l’inserzione conferma che risale all’inizio del secolo scorso”. Una pubblicità che senz’altro ha portato bene al primo cliente de La Rassegna, se a distanza di più di un secolo il negozio “Dolci Sport, Caccia e Pesca” è ancora lì, a fare bella mostra delle sue vetrine e del vasto campionario dei prodotti in vendita. Per catturare l’attenzione dei clienti affezionati e di quelli di passaggio, vip compresi (“una volta è entrato anche Lucio Dalla”). “Con il passare degli anni le cose sono cambiate - aggiunge con una vena di amarezza Dolci -; mio nonno aveva iniziato in questo negozio l’attività di vendita di lane, tele iuta e articoli per la caccia dopo aver fatto il commesso in un altro esercizio. In seguito, la gestione è passata a mio papà, Franco, e poi sono arrivato io”. La tradizione continua, ma il business non è più lo stesso. “A parte lane e cordami, che non ci sono più, anche gli articoli per la caccia e la pesca hanno ormai fatto il loro tempo. Li tengo ancora, anche perché anch’io sono appassionato di questi sport. Ma le vendite che li riguardano sono pochissime. Resistono quelli che sentono ancora la passione”.
 “Per carità, non voglio criticare nessuna legge, né tanto meno coloro che sono contro la pratica di questi sport. Mi limito a constatare che gli appassionati sono in continua diminuzione”. I “vecchi” appendono il fucile al chiodo e i giovani non si avvicinano: “oggi si è guardati come delinquenti e un ragazzo che dice di andare a caccia perde punti. Per cui si dedica ad altri hobby, coltiva altri interessi”. Senza contare che si tratta di una disciplina che costa parecchio: “Tra attrezzature e licenze se ne vanno parecchi soldi. Poi esistono molte limitazioni, per cui un cacciatore deve per forza scegliere il tipo di cacciagione e il luogo dove esercitare la sua passione. Se decide di cacciare in Bergamasca, non può andare, ad esempio, in Piemonte di sua volontà. Deve essere accettato”. “Limitazioni simili le vive anche il pescatore” - prosegue Dolci.
“Ma anche se si tratta di sport che vanno perdendosi, gli articoli di caccia e pesca li terremo sempre, perché sono il simbolo di questo negozio. Certo, con il passare del tempo ci siamo adeguati anche noi alle esigenze del mercato. Ci siamo rinnovati specializzandoci nella vendita di abbigliamento particolare: per la caccia, la montagna, il tempo libero, la campagna. Altrimenti avremmo dovuto chiudere da un pezzo. Mentre altri hanno chiuso, noi siamo ancora qui, da cent’anni nella Strecia di Asegn”. “A proposito, lo sa perché si chiama così? Un tempo, nella Via XX Settembre, quando si chiamava Via del Prato, c’era una specie di locanda dove il lunedì mattina si ritrovavano tutti quelli che scendevano dalle valli per concludere affari. E venivano qui a posteggiare i carretti, con gli asini. Adesso, invece, c’è pieno di motorini…”