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Osserva con stupore la
riproduzione della pagina dove compare l’inserzione pubblicitaria della
ditta “Domenico Dolci fu Franc. / negoziante / importazione diretta lane da
materasso / cordami in canape e cotone / polveri ed articoli caccia /
Bergamo - Via Macellerie, 4 (Strecia di Asegn)”, apparsa sul primo numero de
“La Rassegna”, il 13 settembre 1906. E confessa, Domenico Dolci, nipote ed
omonimo del fondatore: “Non so esattamente quando è nata l’azienda, non sono
riuscito a trovare i documenti che attestino la data precisa. Ma
l’inserzione conferma che risale all’inizio del secolo scorso”. Una
pubblicità che senz’altro ha portato bene al primo cliente de La Rassegna,
se a distanza di più di un secolo il negozio “Dolci
Sport, Caccia e Pesca” è ancora lì, a fare bella
mostra delle sue vetrine e del vasto campionario dei prodotti in vendita.
Per catturare l’attenzione dei clienti affezionati e di quelli di passaggio,
vip compresi (“una volta è entrato anche Lucio Dalla”). “Con il passare
degli anni le cose sono cambiate - aggiunge con una vena di amarezza Dolci
-; mio nonno aveva iniziato in questo negozio l’attività di vendita di lane,
tele iuta e articoli per la caccia dopo aver fatto il commesso in un altro
esercizio. In seguito, la gestione è passata a mio papà, Franco, e poi sono
arrivato io”. La tradizione continua, ma il business non è più lo stesso. “A
parte lane e cordami, che non ci sono più, anche gli articoli per la caccia
e la pesca hanno ormai fatto il loro tempo. Li tengo ancora, anche perché
anch’io sono appassionato di questi sport. Ma le vendite che li riguardano
sono pochissime. Resistono quelli che sentono ancora la passione”.
“Per carità, non voglio criticare nessuna
legge, né tanto meno coloro che sono contro la pratica di questi sport. Mi
limito a constatare che gli appassionati sono in continua diminuzione”. I
“vecchi” appendono il fucile al chiodo e i giovani non si avvicinano: “oggi
si è guardati come delinquenti e un ragazzo che dice di andare a caccia
perde punti. Per cui si dedica ad altri hobby, coltiva altri interessi”.
Senza contare che si tratta di una disciplina che costa parecchio: “Tra
attrezzature e licenze se ne vanno parecchi soldi. Poi esistono molte
limitazioni, per cui un cacciatore deve per forza scegliere il tipo di
cacciagione e il luogo dove esercitare la sua passione. Se decide di
cacciare in Bergamasca, non può andare, ad esempio, in Piemonte di sua
volontà. Deve essere accettato”. “Limitazioni simili le vive anche il
pescatore” - prosegue Dolci.
“Ma anche se si tratta di sport che vanno
perdendosi, gli articoli di caccia e pesca li terremo sempre, perché sono il
simbolo di questo negozio. Certo, con il passare del tempo ci siamo adeguati
anche noi alle esigenze del mercato. Ci siamo rinnovati specializzandoci
nella vendita di abbigliamento particolare: per la caccia, la montagna, il
tempo libero, la campagna. Altrimenti avremmo dovuto chiudere da un pezzo.
Mentre altri hanno chiuso, noi siamo ancora qui, da cent’anni nella Strecia
di Asegn”. “A proposito, lo sa perché si chiama così? Un tempo, nella Via XX
Settembre, quando si chiamava Via del Prato, c’era una specie di locanda
dove il lunedì mattina si ritrovavano tutti quelli che scendevano dalle
valli per concludere affari. E venivano qui a posteggiare i carretti, con
gli asini. Adesso, invece, c’è pieno di motorini…” |