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Il 13 settembre 1906 nasceva la Rassegna. Per 6 anni è stato anche un
quotidiano. Tornò settimanale allo scoppiare della Prima Guerra Mondiale. Le
pubblicazioni furono interrotte dal ’17 al ’45. Il rilancio con Umberto
Ronchi, che ha diretto la testata per quasi vent’anni. Dal ’71 la proprietà
è passata all’Associazione commercianti.
«Un organismo giornalistico che sia come il termometro del progresso
economico crescente della nostra regione». Così i fondatori presentavano La
Rassegna il 13 settembre di cent’anni fa. Una nascita che va messa in
relazione con l’esigenza - che aveva cominciato a manifestarsi dall’ultimo
decennio dell’Ottocento – degli imprenditori di realizzare forme di
aggregazione e tutela dei propri interessi. Accanto alle prime associazioni
imprenditoriali vedeva così la luce l’iniziativa editoriale «appoggiata e
sostenuta da privati e da sodalizi», «estranea alle competizioni dei partiti
politici e amministrativi», «in appoggio e in aiuto degl’interessi economici
di Bergamo». Formato “tabloid”, quattro pagine di una piacevole carta
lucida, il settimanale recava come sottotitolo la dicitura “Commerciale,
agricola, industriale e finanziaria”, aveva come gerente Alessandro Brignoli
ed era stampato sul Sentierone dalla tipografia Raffaele Gatti.
Accanto alle
informazioni economiche nazionali e internazionali, il giornale pubblicava
spesso le relazioni dei consigli di amministrazione, i bilanci e i resoconti
delle assemblee sociali delle principali ditte bergamasche, interveniva
sulle questioni viarie e infrastrutturali, proponeva notizie di servizio
come il bollettino dei protesti cambiari, la rubrica “fallimenti e
dissesti”, la “Rassegna della Borsa”, senza dimenticare gli appuntamenti
culturali della città. Una formula che ebbe subito successo, se è vero che
già l’ultimo numero del 1906 annunciava per l’anno successivo un «formato
ingrandito e tale da contenere una quantità di testo doppia», mentre il 23
dicembre 1907 La Rassegna diventava addirittura quotidiano (stampato da
Edoardo Isnenghi in via Verdi) dichiarando di continuare «a battere la via
seguita da due anni» ovvero «non la semplice cronaca delle attività
commerciali o industriali, ma cause ed effetti d’ogni fenomeno economico». Negli anni La Rassegna dedicò spazio alla
Gregorini di Lovere, all'Istituto italiano di arti grafiche, alla Società
anonima cemento Portland dell'Adriatico, all'Azienda tranviaria,
all'industria automobilistica "Esperia" ex SAL e all'andamento degli affari
bacologici. Particolare attenzione fu posta anche all'attività bancaria. Il
quotidiano professava «idee schiettamente liberali» pur non sentendosi
rappresentato da nessuno dei gruppi locali.
Nei confronti delle
agitazioni sindacali prese una netta posizione a favore della parte
padronale, tanto da ricevere, nel 1909, un ringraziamento ufficiale dalla
Federazione Bergamasca
dell’industria tessile per aver fornito «un valido appoggio alla buona causa
della ditta Zopfi». Nel dibattito sulla politica internazionale si schierò
sin dai primi giorni tra i giornali interventisti, portando motivazioni
fondamentalmente economiche («gli eserciti tedeschi si sono mossi non per
assalire la Francia, ma la banca di Francia»). A causa dello scoppio della
guerra, dal 15 agosto 1914 il giornale tornò ad essere pubblicato
settimanalmente. La gerenza, affidata a lungo a Carlo Caroli, esponente
dell’industria serica della città, passò il 16 aprile 1917 a Pietro Moretti, che firmò
l’ultimo numero della prima fase della testata, che interrompeva le
pubblicazioni il 24 dicembre del 1917.
Ci ha pensato il giornalista Umberto Ronchi
a raccoglierne l’eredità al termine di un’altra guerra. «Autentici e genuini
figli di questa terra ferace – scriveva nell’editoriale “Essere bergamaschi”
del 23 dicembre 1945 -, tuttavia insoddisfatti, per renderla produttrice
intelligente e benefica ..., a questa nostra piccola Patria intendiamo
dedicar le nostre filiali premure chiamando a raccolta quanti hanno idee non
vaghe ma concrete ..., per dare maggiore incremento ad ogni ramo delle
attività bergamasche», assicurando «il più fattivo apporto a tutti i
problemi della ricostruzione economica della nostra patria e della nostra
terra natale». La nuova serie della Rassegna esce la domenica e dedica spazi
fissi al mondo dell’industria, dell’artigianato e del commercio locale,
attraverso le comunicazioni delle associazioni di categoria e della Camera
di Commercio. Dal 7 luglio 1946 viene pubblicato regolarmente il Bollettino
Ufficiale della Camera di Commercio con le notizie di fallimenti, protesti,
iscrizioni e cancellazioni delle ditte e i listini dei prezzi all’ingrosso.
A seguito della unificazione
dell’associazione dei commercianti con quella degli esercenti (la prima
assemblea unitaria si tenne il 30 gennaio 1950 quando presidente dei
commercianti era Francesco Moretti e Domenico Ruggieri era alla guida dell’Epab)
lo spazio dedicato al mondo del commercio e dei pubblici esercizi si fa più
ampio e dal primo gennaio 1951 la Rassegna riserva la terza pagina a “Il
Commercio Bergamasco”, organo dell’Associazione esercenti e commercianti
della provincia di Bergamo, e viene inviata gratuitamente a tutti gli
iscritti. È il preludio di ulteriore passaggio, quello che porterà l’Ascom a
rilevare la testata nel maggio del 1971. Nel frattempo il giornale, sotto la
direzione di Ronchi fino al febbraio del 1963 e poi sotto quella di Giuseppe
Brizio fino al ’71, porta avanti anche le proprie “battaglie” per la
promozione del tessuto economico bergamasco. Si parla del «Problema della
“Direttissima Bergamo-Milano”» (giugno 1947), dell’«auspicata funzione di
scalo internazionale» per l’aeroporto di Orio al Serio (agosto dello stesso
anno) e si stimola il ripristino della fiera di Bergamo (settembre ’48),
evento che si concretizzerà nel ’50. Dal ’71 la direzione è assunta dal
direttore dell’Ascom Eraldo Mazzoleni e dal 1979 da Mario Sigismondi, già in
forza alla testata. Il settimanale si specializza ulteriormente sulle
tematiche commerciali oltre ad offrire ampi spaccati della vita associativa.
L’aprile ‘99 segna un’ulteriore svolta con l’ingresso nell’azionariato del
giornale di Confindustria Bergamo, un contributo che si aggiunge al sostegno
già garantito dall’Associazione artigiani. Il resto è storia recente. Dal
primo novembre 1999 la direzione viene assunta da Giuseppe Ruggieri e la
Rassegna amplia il suo raggio d’azione con altre pubblicazioni: il
“Bollettino dei protesti e delle Aste immobiliari”, il mensile di
enogastronomia “Affari di Gola”, il “Listino dei prezzi degli immobili” e la
rivista della Fiera “Polo d’attrazione”. |