A Torino tremila imprese in “campo” per la Tav

Anche Ascom Bergamo tra i partecipanti per chiedere il rilancio delle infrastrutture

A Torino tremila imprese in “campo” per la Tav

Tremila imprenditori ieri sono arrivati da tutta Italia alle Ogr, le ex Grandi Officine Riparazioni di Torino, dove si riparavano i treni dalla metà dell’800, per sollecitare il rilancio delle infrastrutture a partire dalla Torino-Lione. Alla manifestazione organizzata erano presenti dodici associazioni d’impresa, che complessivamente rappresentano 13 milioni di lavoratori e oltre il 65% del Pil.
All”incontro ‘Infrastrutture per lo sviluppo. Tav, l’Italia in Europa’ hanno partecipato i presidenti nazionali di Confindustria, Casartigiani, Ance, Confapi, Confesercenti, Confagricoltura, Legacoop, Confartigianato, Confcooperative, Confcommercio (vedi l’articolo dedicato all’intervento di Carlo Sangalli, ndr), Cna e Agci.
Per la nostra città a condividere la richiesta c’era Oscar Fusini, direttore di Ascom Bergamo.
La richiesta è stata unanime.

“Senza la Tav Torino-Lione – ha spiegato Roberto Zucchetti, professore della Bocconi – presto non ci sarà più trasporto ferroviario verso la Francia, perché il traforo attuale è già oggi fuori dagli standard di sicurezza. È una scelta non tecnica ma politica e sociale: se le nuove generazioni non ci interessano – ha concluso – non facciamo la Tav”.
Per il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia “Il messaggio è sì alla Tav, sì alle infrastrutture, sì alla crescita. Un messaggio importante sulla manovra che è debolissima sulla crescita e su un governo, di cui una parte ribatte addirittura creando ansia sulla chiusura dei cantieri, perché la Tav Torino-Lione è un cantiere, non un progetto”.

“Senza infrastrutture non c’è crescita. Se ai segnali di rallentamento dell’economia che si avvertono si aggiunge il no alle infrastrutture, il rischio di avere una caduta di fiducia è grande. Tutti insieme dobbiamo far crescere il Paese” ha affermato il presidente nazionale della Cna Daniele Vaccarino. 

“Non si può rimettere ogni volta in discussione i cantieri già in corso: “negli ultimi 8 anni la programmazione è stata rivista 5 volte, causando numerosi stop agli iter realizzativi. E’ così che nascono le incompiute, è così che condanniamo il Paese all’immobilismo” ha lamentato Ance.

Per Massimiliano Giansanti presidente di Confagricoltura “è arrivato il momento di ascoltare le politiche delle imprese, serve una forte politica di infrastrutture e una forte politica di accordi internazionali”.

“Le grandi opere servono e il governo del cambiamento dovrebbe effettivamente cambiare qualcosa. Ciò che è fatto è fatto, ciò che è da fare si studi, ma quello che si sta facendo bisogna portarlo a termine e dobbiamo farlo il più velocemente possibile” ha ribadito il presidente di Confartigianato, Giorgio Merletti.

Opinioni condivise anche da Domenico Paschetta, presidente di Confcooperative Piemonte secondo cui “le infrastrutture consentono di attuare concretamente la libera circolazione delle merci e delle persone, la cui maggior mobilità fa senza dubbio parte del processo di coesione europea”. 

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